martedì 16 aprile 2019

PAROLE INVISIBILI DI STEFANO CARNICELLI. RECENSIONE A CURA DI MONICA PASERO



Ho avuto modo di leggere in anteprima Parole Invisibili, l’ultima opera di Stefano Carnicelli.  

Stefano ci regala uno scritto emozionante e, con tutta la classe e la professionalità che lo contraddistingue, ci fa entrare a piccoli passi nel mondo di Achille un bambino autistico, portandoci a vedere, ipoteticamente, il mondo con i suoi occhi; perché si sa che l’autismo è una patologia di cui conosciamo sintomi, comportamenti, possibili cause, ma nessuno può davvero comprendere cosa passa nel cuore e nei pensieri di un bambino autistico; la sua sfera emotiva è sigillata, quasi inaccessibile. Ma un bravo scrittore, con tutto il suo carico emozionale e soprattutto personale, può davvero arrivare a raccontarcelo e Stefano ci riesce bene! Accompagnandoci nel vasto e caotico mondo di Achille, in cui la razionalità cede il passo all'imprevisto, alla fantasia, alla diversità.
La narrazione si può dividere in due parti che camminano in simbiosi, perfettamente allineate. Le figure primarie sono Achille e Lorenza, sua madre, una donna che l’autore descrive con grande delicatezza; una vita travagliata, la sua, un bambino che non voleva arrivare. Anni di visite, cure mediche, tentativi, travagli burocratici per una possibile adozione; poi  inaspettatamente il suo grembo germoglia. Un figlio voluto a tutti costi!  Nato forse dal senso di onnipotenza che spesso pervade la nostra cultura che pretende di avere, anche quando Dio non dà!

I sensi di colpa di Lorenza per la sua scelta; la diagnosi devastante la porteranno a lottare per Achille, senza risparmiarsi, tralasciando tutto, tranne che l’amore per il suo bambino. Lorenza ci farà scoprire la quotidianità di tante madri come lei, ci porterà a conoscere gli iter medici, i viaggi, le speranze, i sacrifici, la continua ricerca di soluzioni, i tentativi, le cure sperimentali e poi ancora la parte scolastica, riabilitativa e le lotte contro enti, istituzioni, contro una società non pronta! Testimonierà le mancanze, il poco supporto sia medico che assistenziale da parte delle nostre istituzioni. Tutto questo grazie all'abile lavoro di ricerca dello scrittore.
La seconda colonna portante di questo libro è Achille che ci descrive la sua quotidianità fatta di gesti, perennemente uguali, i suoi traguardi, le sue mille sfide per sentirsi parte del mondo.  E come se stesse giocando una  partita di calcio e, insieme alle persone che lo stanno aiutando: mamma Lorenza, papà Piero, il nonno, i terapisti, le maestre, i compagni di scuola e tutte le persone che fanno il tifo per lui; stia  gareggiando il suo primo e secondo tempo, non risparmiandosi i supplementari;  tutto questo per vincere la partita più importante della sua vita: un posto in questa società.
Io esisto, mi chiamo Achille e merito di vivere dignitosamente e essere accettato per come sono, senza se e senza ma!
E che queste Parole invisibili, dopo questa lettura, possano fare un immenso rumore! E da oggi echeggiare in enti, istituzioni, governi, affinché la vita dei tanti Achille possa davvero cambiare in meglio e il mondo apra le porte alla diversità.

Buona lettura.
Monica Pasero


martedì 2 aprile 2019

Viaggiatori.

HANNO INVASO LA SVIZZERA, IL NUOVO LIBRO DI MASSIMO BERNARDI


 
 OLTRE SCRITTURA SEGNALA
HANNO INVASO LA SVIZZERA
 DI MASSIMO BERNARDI


Introdotta da tre pagine scritte da nientedimeno che Dino Buzzati, questa singolare raccolta di racconti si divide in due parti: "The bright side of the moon" e "The dark side of the moon", rispettivamente il lato luminoso e quello oscuro della luna. L'autore si lascia andare, avvolto dalla luce della luna, a racconti onirici in cui regnano il nonsense e l'assenza di nessi logici. Riflette poi sui modi assurdi con cui le persone possono sparire senza lasciare tracce e sulla presunta casualità con cui la vita ci pone davanti a strani simboli, segnali o coincidenze. Il lato buio della luna, invece, porta l'autore ad abbandonarsi all'introspezione, lasciandosi sfuggire impressioni fugaci o abbagli, allucinazioni e urla silenziose, in un dialogo interiore intenso e confuso.

PRESENTAZIONE DI"HANNO INVASO LA SVIZZERA"
 Leggendo il titolo di questo libro si potrebbe essere indotti a pensare -erroneamente- alla storia di un'inedita guerra nel cuore pacifico e neutrale dell'Europa. In realtà "Hanno invaso la Svizzera" è solo uno dei circa settanta racconti brevi, un frammento di tante storie diverse, un messaggio volutamente ironico per suggerire una leggerezza d'insieme, un'evasione verso l'assurdo e il bizzarro. Ma è anche l'immagine fugace di un sogno, uno dei tanti sogni che caratterizzano tutta la prima sezione della raccolta.  
Il libro è suddiviso in due parti, a loro volta divise in sezioni. Nella prima parte, il cosiddetto "lato luminoso della luna" -parafrasando un noto album dei Pink Floyd- abbiamo una lunga serie di "sogni d'oro", storie oniriche senza capo né coda che potrebbero essere altrettanti sogni che si fanno di notte. A seguire storie di gente che scompare all'improvviso, volutamente o no, senza lasciare traccia di sé. Infine storie su come il caso a volte possa giocarci strani scherzi, coincidenze che fanno riflettere sul mistero della vita. Tutte narrazioni dove la fantasia è protagonista assoluta, declinata in mille maniere diverse. Nei racconti ho volutamente ripetuto oggetti, personaggi e situazioni, come a richiamare indietro il lettore a cose già lette prima e a suggerirgli una specie di continuità tra le diverse storie. Ed ecco allora che i palloncini colorati, le bambine con le trecce, le spiagge normanne dello sbarco, le ciminiere fumanti delle fabbriche -solo per citarne alcune- ritornano a più riprese. In particolare sono proprio le fabbriche del passato (e quindi tutto l'armamentario di archeologia industriale: villaggi operai e antiche filande, allevamenti di bachi da seta, macchine per la cardatura e la follatura della lana, scuole e giardini per i figli degli operai voluti dalla lungimiranza paternalistica dei padroni, e via dicendo) ad affiorare quasi in ogni pagina, come un leit-motiv volutamente  ossessivo. Aleggia comunque in tutta questa prima parte -insieme ai momenti introspettivi e malinconici- uno spirito di leggerezza, di pacata ironia che sfocia a volte nel divertimento.
Nel "lato oscuro della luna", ovvero la seconda parte, le atmosfere virano decise verso l'arcano, il mistero e l'inquietudine. È un ulteriore passo verso i territori profondi dell'inconscio sempre più inesplorati. Non più la scrittura lineare, colloquiale, comprensibile della prima parte ma una scrittura ardita, sempre più rarefatta e ripiegata in sé stessa come una spirale, come serpente che si mangia la coda in cerchi sempre più stretti. E allora ecco non più racconti compiuti ma visioni crepuscolari appena abbozzate, apparizioni nella nebbia, abbagli nel buio della notte dove è facile smarrirsi. Fino a quell'esplosione finale di piccoli fuochi d'artificio lanciati in orbita, "parole nello spazio" che paiono brevissimi messaggi cosmici, ardite stele di Rosetta da far decifrare a ipotetiche creature siderali.

BIOGRAFIA  AUTORE

Massimo Bernardi è nato a Modena, dove tuttora vive, nel 1970. È laureato in Biologia ma le sue passioni sono sempre state la scrittura e la fotografia.
Ha pubblicato cinque libri di narrativa: Hanno invaso la Svizzera (Ensemble 2018), Mandala (Sensoinverso, 2016), Appuntamento alla fortezza (Zerounoundici, 2013), Letturista per caso (Zerounoundici, 2012) e Onjrica (Oppure, 2001). Alcuni suoi racconti sono usciti su riviste e antologie. Ha collaborato per alcuni anni con il Laboratorio di Poesia di Modena in qualità di redattore e autore di testi per la rivista di poesia Steve. È autore di alcune sceneggiature per cortometraggi e lungometraggi (tra le quali Il regalo più bello, menzione speciale al Busto Arsizio Film Festival 2004). Utilizza tecniche miste per elaborare immagini fotografiche, e compone sequenze di immagini insieme a testi poetici. Ha esposto le sue foto in numerose mostre personali e collettive, tra cui il Museo a Cielo Aperto a Camo (CN) (2013), la rassegna Phot'out a Torino (2014) e tre edizioni di Fotografia Europea a Reggio Emilia (2011, 2013 e 2015). Si interessa  anche di arte.
e mail: massimoberna@libero.it

pagina Instagram: massimo.bernardi