giovedì 30 marzo 2017

Oltre scrittura segnala “Il commissario Vega – Indagine di sola andata” di Antonio Infuso


 Vega non era un uomo propenso al rancore, ma quando odiava lo faceva per bene, con il cuore. Attendeva un'occasione. E l'attendeva da tre anni, sette mesi, sedici giorni e qualche ora.

SINTESI

I molti volti della vendetta, il labile confine tra bene e male, la verità come valore negoziabile, la precaria bilancia della giustizia, essenza e apparenza, l'omicidio gratuito o necessario, la regola del contrappasso, il compromesso con il nemico. In una Torino pulsante, sensuale, densa di colori, tra albe e tramonti, tra sole e pioggia, tra oscurità e luce, il commissario Stefano Vega indaga insieme alla sua squadra. E più scaverà nell'inchiesta e rovisterà nei misteri dell'omicidio di una donna dalle molte sfaccettature in cui sono coinvolti anche i servizi segreti più scandaglierà la sua anima di uomo cinico ma altruista e di poliziotto caparbio ma disilluso. La menzogna è sempre una sconfitta per l'umanità. Vega rischierà la vita, in una tumultuosa indagine di sola andata, per scoprire la verità. Ma tenterà di cogliere anche un'opportunità.

 “Vega è un poliziotto cinico e determinato, canaglia ma alla ricerca della verità, ironico ma anche umano. Un noir ricco di colpi di scena, materico, avvincente, scandito dalla musica , politicamente scorretto, ironico e sensuale, come la città in cui è ambientato... Torino”

SUNTO

Porta Palazzo, all'alba: il cadavere di una donna, polpastrelli bruciati e corpo ripulito con la candeggina. Caso complicato per il giovane commissario Montesi, da poco alla omicidi di Torino. In suo aiuto viene chiamato l'esperto commissario Stefano Vega, “trasferito” ai casi irrisolti. Vega non è uomo propenso al rancore, ma quando odia lo fa per bene, con il cuore. Attende un'occasione. E l'attende da tre anni, sette mesi, sedici giorni e qualche ora. Con la sua squadra –  Irene Loi (donna gay di cui è invaghito), Carmelo Lorusso (suo ex capopattuglia) e il giovane e belloccio Sergio Lama – sfida la coltre di mistero che avvolge la morte di Lucia Grandi (ora il cadavere ha un nome): una vita piena di segreti e amanti, con l'hobby per la pittura.
La pista del delitto passionale non lo convince. Sulle panchine di piazzetta Maria Teresa, al pianoforte di notte e tra kung fu e taekwondo, Vega cerca risposte.
Grazie all'aiuto di un ispettore di Caserta, trova un legame con l'omicidio di un'altra donna; poi nelle case dei genitori nota una fotografia dei rispettivi nonni materni, Sandokan e Granata, ex partigiani, autori anche di un libro sulle loro avventure.
Lorusso e Loi vengono feriti in un attentato rivendicato da terroristi di sinistra; il collega di Caserta invece non esiste.


Anche il commissario rischia di essere ucciso ma viene salvato da un camorrista che vive nel suo stesso palazzo; Vega elimina uno dei tre attentatori – agenti dell'Aise, il servizio segreto militare – mentre gli latri due finiscono in un centro veterinario.
Daniela Bertoneri dell'Aisi (servizio segreto del Ministero dell'Interno), sua ex amante, lo informa che qualcuno, all'Aise, trama per realizzare un nuovo ordine; in ballo ci sarebbe anche una questione personale legata all'omicidio delle due donne.
Mentre Montesi “torchia” gli ex-amanti della Grandi, lui – nell'ombra – segue altre piste: i quadri della donna e il libro, introvabile, dei partigiani.
Nello studio della Grandi, Vega  rinviene, in un vano nascosto, due quadri firmati da Leonardo Da Vinci, entrambi raffiguranti la “Battaglia di Anghiari”, e un involucro con il libro.
I quadri sembrano autentici.
Il libro narra di uno scontro tra partigiani e repubblichini autori di una strage; i partigiani recuperarono un bottino, tra cui un quadro molto antico; poi Sandokan e Granata fecero ingerire conegrina ad Agostini, capo dei fascisti, e lo finirono con due colpi di fucile in testa.
Insieme a un ex-amante della Grandi, Randone, un hacker sospettato del delitto, escogita un sistema di comunicazione mail non tracciabile e cerca notizie su Agostini; ma l'Aisi ha posto il segreto di Stato, invitando Vega a non insistere nelle ricerche.
Lama, invece, viene minacciato dall'Aisi e costretto a collaborare.
Vega ha poche vie d'uscita: se cercherà la verità troverà la morte.
Una chimica (con cui Vega farà anche sesso) analizza i frammenti dei due quadri: uno è recente e l'altro è di epoca rinascimentale!
Nello studio della Grandi sequestra otto tele, tra cui le due “Battaglie”. Quadro e vendetta sono all'origine degli omicidi.
Da un informatore si fa prestare un jammer per disturbare frequenze di cellulari e microspie.
Da un anziano boss del crimine ottiene documenti falsi e consigli per “piazzare” il quadro.
Acquista una tela di dimensioni simili alla Battaglia: progetta uno scambio e affida a Lama un promemoria con i compiti per i giorni successivi.
Si appresta a un viaggio di sola andata.
Randone, nel frattempo è scomparso, Loi non lo trova. Anche Montesi, convinto della pista passionale, cerca Randone.
Vega viene contattato telefonicamente da Randone: l'uomo è nascosto in un cascinale.
Vega avvisa Loi e decide di raggiungere Randone. Montesi lo chiama: ha individuato l'utenza telefonica di Randone. Vanno insieme al cascinale.
E' una trappola: Randone è prigioniero e Montesi è il capo dell'operazione. E' il nipote di Agostini: la famiglia desidera da anni vendetta e vuole tornare in possesso del quadro.
L'uomo intende sopprimere Loi, Lama e Vega incolpando Randone, delitto Grandi compreso.
Mentre Montesi e il suo uomo cercano Loi e Lama, Vega riesce a liberarsi; arriva Loi, ma il cascinale è impenetrabile e nessuno può uscire.
Loi “invia” dal camino del cascinale una pistola a Vega che decide di aspettare Montesi.
Vega uccide Montesi ma un colpo, partito dall'arma di quest'ultimo, ferisce Randone.
Il commissario lascia agonizzare Montesi. Quindi costringe Loi a sparire.
Vega viene “sequestrato” dai servizi segreti, per quattro giorni.
Gli propongono un accordo: Randone è l'assassino della Grandi e di Montesi. Niente indagini sui tre agenti scomparsi, sul “giro dei quadri”, sul perché Montesi sia stato ucciso con l'arma di Loi; pensione per Lorusso, trasferimento per Loi (o dimissioni) e fine carriera per Vega,
Lama lo ha tradito, consegnando il quadro all'Aisi, in cambio di denaro e di un incarico nei servizi. Randone invece è morto, non si è ripreso dall'anestesia.
Vega chiede e ottiene una copia del video con la sua versione; poi firma dimissioni e dichiarazione.
Quando torna a casa il quadro non c'è più.
Con il sistema ideato da Randone, contatta Lama. Il ragazzo è a Gibilterra, ha usato i documenti falsi che gli aveva fornito Vega e ha seguito alla lettera i compiti indicati nel promemoria. Ha venduto il quadro originale per 60 milioni di Euro; all'Aisi aveva consegnato la “copia” dipinta dalla Grandi.
Vega invita Loi a Cuba, dove presto andrà Lama con il denaro.
Loi accetta ma ricorda a Vega che le piacciono solo le donne.
  


Cartaceo: Euro 14 – ebook: euro 2,99 – pubblicato il 31 marzo 2015
Uscito il 31 marzo 2015,  3.000 copie vendute.
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BIOGRAFIA


Antonio Infuso. Giornalista, laurea al Dams/Cinema. Attualmente lavora per l’ufficio stampa di un ente locale. Appassionato di musica (dal rock, al blues fino al jazz) e amante dello sport (da praticante e da spettatore). Nelle sue numerose e movimentate vite è stato barista, scaricatore, speaker radiofonico, dj in discoteca, assistente in una comunità psico-socio terapeutica, impiegato in un’azienda automobilistica, animatore sportivo e critico cinematografico. “Il commissario Vega – Indagine di sola andata” è il suo primo romanzo pubblicato.


giovedì 23 marzo 2017

OLTRE SCRITTURA SEGNALA IL SEGNO DELLA TEMPESTA DI FRANCESCA NOTO




Lea Schneider ha un dono, o forse una maledizione. Riesce a percepire con impressionante chiarezza le emozioni altrui. È sempre stato un fardello complicato da gestire, in grado di trasformare la sua adolescenza in un inferno. Anni dopo, le sue capacità tornano a manifestarsi con forza. In preda a strani sogni premonitori, Lea decide di fuggire verso la regione più selvaggia della Florida, dove è stata concepita vent’anni prima.
Ciò che non sa è che quel viaggio ‒ come il suo dono ‒ fa parte di un disegno più grande. Chi è Sven, il ragazzo senza un passato e dotato di capacità ben più potenti delle sue? Nuove forze scoprono le carte di una partita antica, di cui i due giovani sono il fulcro.
Lea e Sven si troveranno nel mezzo del conflitto tra i Waerne, antichi guardiani della nostra realtà, e i Fjandar, asserviti a esseri che di questo universo non fanno parte, ma che diverse volte hanno interferito con le sue sorti. Mentre un portale tra i mondi rischia di essere profanato, Lea dovrà trovare il coraggio di guardarsi dentro e affrontare le proprie paure.
Intanto, Ragnarök, il crepuscolo del mondo, si avvicina...

PROLOGO
Il cielo aveva la tonalità opaca e polverosa di una tavola d’ardesia. Non c’era luce che potesse filtrare attraverso quel nero lavagna, sporco come l’anima di un peccatore, denso di nuvole di tempesta. Tranne che per i lampi. O erano soltanto i riflessi sconvolti delle luci della città? Gli sembrò strano riuscire a vedere quei particolari, attraverso la consapevolezza dolente di quelli che potevano essere i suoi ultimi istanti nel mondo dei vivi.


Non riusciva più a muoversi. Aveva tentato, aveva lottato. Ma erano in troppi. Non c’era stata fuga possibile, fin dal primo istante. Fin da quando lui l’aveva fissato dritto in volto, con quei suoi occhi freddi, gli occhi di un cobra conscio del proprio veleno mortale, e gli aveva intimato di scegliere.
«O lei, o te. Decidi». Le parole che nessuno vorrebbe mai sentir pronunciare nella propria vita.
Sarebbe potuto fuggire, a quel punto. Ne aveva avuto la possibilità. Aveva capito, con la certezza nitida e chiara di un’immagine su uno schermo ad alta risoluzione, che sarebbe stato in grado di dileguarsi, di far perdere ancora una volta le sue tracce. In fondo, era conscio che non era lei la ragazza che stava cercando. Forse era così che sarebbe dovuta andare. Ma lo sapevano entrambi che era già finita, a quel punto. Non era fuggito. «Lasciala stare, non è lei che vuoi». Così, aveva decretato la propria fine.
Il dolore era qualcosa di profondo, denso, concreto. Piombo fuso nelle sue vene, pesante, lacerante. Ogni respiro era come una fiammata di ritorno nei suoi polmoni. Intorno a lui quelle sagome immobili, svettanti, intabarrate di nero. Le sbarre della sua ultima prigione, fantasmi oscuri, uniti da un’energia vibrante che contribuiva al suo tormento. Il suo sangue sulla neve, in quella notte illuminata soltanto dal rosso cupo delle torce piantate nella radura, sembrava macchiarla di vernice densa, come fosse una finzione, la scena costruita di un film.
Ma non era un film. Era la realtà, una realtà distorta dalla sofferenza che stava provando. Dalla consapevolezza di aver fallito. Lo vide incombere su di lui, schiacciarlo con il proprio peso, insaccandogli le ossa rotte. Schiuse le labbra in un gemito, rauco come il sibilo di un mantice rotto, troppo stremato, credeva, per urlare ancora.
«È finita. Avresti dovuto pensarci prima. Avresti dovuto scegliere con più astuzia da che parte stare, e non puoi dire che non ti abbia avvertito. Ma sei solo... e morirai da solo, Valoisa, con la runa di Thurs incisa sul cuore. Questo è il tuo wyrd». La sua voce era come mercurio, liquida, cromata, veleno concentrato in ogni sillaba che pronunciava.
«Vai all’inferno...», ebbe la forza di pronunciare, inghiottendo una boccata di sangue. Parole appena udibili, che si persero in un debole rantolo. «Questo è il tuo wyrd, figlio di puttana!».
«Certo, tu comincia pure a mostrarmi la strada, intanto», ribatté l’altro, con una bassa risata malevola. «Perché Valoisa muore stanotte».
L’uomo sollevò la mano. Stringeva qualcosa nel pugno, qualcosa di allungato e scintillante. Era il bagliore dei lampi, o la sua mano a brillare di una sinistra aura opalina? Non ebbe il tempo di chiederselo. Vide il braccio di lui fermarsi all’apice, e poi calare in un affondo violento. Sentì la punta metallica piantarglisi nel petto, penetrare sopra la clavicola sinistra, inchiodandolo al suolo. Sgranò gli occhi, inarcando la schiena in un movimento convulso, mentre quello che aveva creduto il limite massimo del dolore raggiungeva un livello nuovo, proiettandolo in un baratro ancora più profondo. Fu allora, fissando con i propri occhi sconvolti quelli del suo avversario, che comprese che, per quanto potesse sembrare impossibile, la sua sofferenza era soltanto all’inizio.
Scoprì in quel momento che era ancora in grado di urlare.

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Note biografiche autrice


Francesca Noto, classe 1977, nata e cresciuta a Roma, città dove tutt’ora vive con il marito e le due figlie, si è laureata a 22 anni in lettere antiche con indirizzo archeologico, ma subito dopo ha abbandonato le sue velleità da Lara Croft per diventare giornalista e traduttrice di romanzi e riviste. Appassionata di heroic fantasy, scherma medievale, equitazione, giochi di ruolo e videogiochi fin da bambina, è stata caporedattrice del magazine Pokémon Mania nonché docente di game design allo IED di Roma. Il suo lavoro e i suoi interessi l’hanno spesso condotta all’estero, in particolare negli Stati Uniti, paese a cui è molto legata. Il segno della tempesta, concepito nel periodo dell’università, abbandonato e ripreso più volte e poi concluso in tempi più recenti, è il suo romanzo d’esordio.






domenica 19 marzo 2017

OLTRE SCRITTURA SEGNALA LE CREAZIONI AMOROSE DI UN APPRENDISTA DI BOTTEGA" DI STEFANO BALDINU


 OLTRE SCRITTURA SEGNALA 

LE CREAZIONI AMOROSE DI UN APPRENDISTA DI BOTTEGA"

DI  STEFANO BALDINU
Prefazione

Preparare una prefazione per una raccolta di poesie risulta, senza dubbio, un’esperienza stimolante. Se poi, come nel mio caso, si ha la fortuna, l’onore e il piacere di seguire costantemente la crescita e il percorso artistico dell’autore, non si può che parlare di enorme gratificazione. Con questo spirito mi sono accinto a leggere “Le creazioni amorose di un apprendista di bottega”e a scrivere queste mie semplici considerazioni.

“Ci sono tanti modi di scrivere poesie d'amore, si può dire che ogni vero poeta segue una sua strada, sceglie una sua direzione e tende a risolvere il sentimento nel quadro di una ragione poetica più larga; per meglio dire, è portato a nascondere la parte più gelosa della sua storia d'uomo in una rete fissa di simboli, di oggetti poetici...” così scriveva Carlo Bo in una nota critica al poeta Raffaele Carrieri (1). Stefano Baldinu, dopo aver già affrontato il tema dell’eros nelle sue molteplici forme, componendo questa che è la sua prima raccolta che abbraccia completamente la tematica amorosa pare aver seguito quanto affermava il famoso scrittore e critico. La silloge presenta l’amore nelle sue varie sfaccettature e potrebbe essere assimilabile ad un concept album discografico. Essa è infatti strutturata secondo lo sviluppo di una storia sentimentale tra un uomo e una donna con tutte le varie fasi che solitamente la contraddistinguono. Si assiste quindi all’inizio dettato dalla conoscenza e dal corteggiamento di lui nei confronti di lei (A lei quando aprirà il libro), cui segue una fase dove il sentimento diventa unione e passione (Lettera ad una donna; Milonga). L’amore, però, con il tempo va incrinandosi: i primi cenni appaiono qua e là in alcune liriche (Nella mia stanza; Balcone vista infinito; Mezzanotte) fino a raggiungere il culmine della crisi (In due specchi diversi). In “Valzer” si giunge infine alla separazione definitiva. Nel protagonista è però ancora vivo il germe della speranza. Proprio nella stessa poesia che sembra sancire la fine di tutto, leggiamo infatti: “Se ci sarà un altro incontro fra noi // quale incontro desideri?” Da questi versi si può intuire cosa accadrà nell’ultima parte della silloge: l’auspicio di riallacciare il rapporto (La speranza) e l’attesa, come si legge nella penultima poesia ( In questo tempo di invernità), di un incontro tra di loro. L’ultimo componimento della raccolta (Ho smesso di volare) appare come la prosecuzione di una scena già presentata nella lirica precedente. Sembra di cogliere un finale aperto per il futuro della storia d’amore, anche se con una vena pessimistica sulla concreta possibilità di riallacciare il rapporto con lei (“… questa sera// non basta più ai nostri pensieri diluiti e distratti”). La stessa immagine della pioggia non pare foriera di futuri sviluppi positivi per la ripresa di una relazione con una donna perduta da tempo e che sembra concedere poche speranze: “… una pioggia più intensa che mai// che io vorrei ma non so arrestare”.
“Le creazioni amorose di un apprendista di bottega”, grazie ad un linguaggio fortemente evocativo che riesce a fare breccia nell’animo di chi legge, risulta essere una raccolta di grande intensità e pathos, ricca di sentimento e di partecipazione emotiva.  Stefano Baldinu riesce a presentarci, con grande realismo, una storia d’amore vera con i suoi alti e con i suoi bassi, con le sue attese, con le sue speranze e purtroppo anche con le sue disillusioni e con i suoi dolori. Il protagonista principale dell’intera silloge è l’uomo, mentre la donna appare più defilata e distaccata all’interno della loro relazione: lei, in fondo, è sempre quella che parte, mentre lui rimane ad aspettarla (Blues delle dieci). In “Milonga” sembra di cogliere con particolare intensità questa loro diversità di prospettiva ( “due punti cardinali opposti… due sbuffi di vento contrari”).
Un’ultima annotazione sul titolo della raccolta che nasce da come Stefano Baldinu stesso ama definirsi: “Un apprendista di bottega della poesia”. Questo perché il nostro poeta si sente sempre a scuola e vuole imparare da chi, da più tempo di lui, percorre le strade dei componimenti poetici. Lo scopo è quello di migliorare continuamente, ma io credo che l’elevato livello raggiunto dalla produzione artistica di Stefano Baldinu, possa servire come esempio e incentivo per molti che si cimentano nell’arte della versificazione.

                                                                                     Marco Bolleri
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Biografia autore STEFANO BALDINU
Stefano Baldinu è nato a Bologna il 2 giugno del 1979, dal 2003 risiede a San Pietro in Casale (Bologna). Diplomato in Ragioneria ha iniziato a scrivere le prime poesie nel 1998 ma solo dal 2009 inizia a partecipare regolarmente a concorsi dove ha ottenuto numerosi e lusinghieri riconoscimenti per la sua attività poetica tra i quali citiamo i Primi Premi ai Concorsi “Quantarte è anche parola”, “Il Federiciano”, “Rime sotto la luna”, “Mani in volo”, “Città di Pescara”, “Teatro Aurelio”, “Histonium”, “Miriam Sermoneta”, “Raffaello Cioni”, “Amico Medico”, “L'arte e le sue Muse”,
“Voci Verdi”, “Leonessa Città di Brescia”, “Viva gli anziani”, “San Domenichino”, “Poesia Onesta”, “Eridanos”, “La Luna e il Drago”.Suoi lavori sono presenti in numerose Antologie di AA.VV. e sulla Rivista Letteraria “Euterpe” . A seguito della vittoria al Premio “Il Federiciano” la sua poesia “Gabbiani” è stata riprodotta e affissa su stele nel paese di Rocca Imperiale. La sua poesia “Era tutto scritto” è rimasta affissa dal 31/07 al 04/08 del 2015 sotto i portici adiacenti il Foro Annonario di Senigallia in occasione della iniziativa poetica “Portici di-versi” promossa dalla Associazione Senanova. Ha all'attivo la pubblicazione di tre sillogi poetiche: “Sardegna” (ed. Dreams Entertainment 2010), “Scorci Piemontesi” (ed. Aletti Editore 2012), “Genova per me” (ed. Aletti Editore 2013) e a seguito di alcune vittorie nei Concorsi gli sono state stampate le seguenti plaquette: “L' Atlante”(ed. Il Fiorino 2015); “Storie” (ed. Edizioni Cannarsa 2015); “Resine” (ed. Vitale Edizioni 2016).E' presente nell'Enciclopedia dei Poeti Contemporanei (ed. Aletti Editore 2015) e nel Dizionario degli Artisti Italiani 2015 (ed. L'Espresso). E' stato Presidente di Giuria per la sezione Poesia alla III Edizione del Premio Letterario Mani in Volo 2016. E’ stato membro di Giuria al II Premio Letterario Mani in Volo nel 2015, membro di Giuria al Premio Letterario Primavera è donna 2016, V Edizione del Premio Letterario L’Arte in versi 2016, I Edizione del Premio Letterario “Le Coloeur du poeme” 2016.Motivazioni critiche ai suoi lavori poetici sono state redatte tra gli altri da: Antonio Bitti, Renato Fiorito, Rodolfo Vettorello, Dr. Lorenzo Spurio, Acc. Fulvia Marconi, Prof. Luigi Medea, Dr. Italo Bonassi, Dr. Ettore Peluffo, Veruska Vertuani, Prof. Fulvia Minetti, Ivana Tamoni De Vos, Carmelo Consoli, Prof.ssa Maria Di Blasio Ricci.E’ Socio Poeta Simpatizzante dell'Associazione Culturale “Premio Nazionale Histonium”, Socio Onorario del Versilia Club; Socio simpatizzante dell’Associazione Nazionale Carabinieri-Sez. San Giorgio di Piano (Bo).


giovedì 16 marzo 2017

L’inferno di Marco Maria Orlandi. Recensione a cura di Monica Pasero



Non ci si trova di fronte ad un testo di facile lettura e di primo acchito potrebbe anche spaventare, inoltrarci in questa raccolta di Cantici, in apparenza molto complessi e di difficile interpretazione, poiché sono scritti in gergo antico e la maggior parte dei vocaboli utilizzati, risalgono ai tempi di Dante. Eppur è giusto sottolineare che la lettura  è  guidata con perizia dalle  note a piè di pagina dell’autore, che riportano definizioni dettagliate per ogni termine inconsueto ai nostri giorni.  L’autore con grande premura e attenzione conduce il lettore a comprendere il testo nel suo più ampio significato, facendo un lavoro certosino di grande perizia e rispetto per il lettore stesso.  Non lasciandolo solo in balia di un lessico che per la maggior parte di noi è ignoto, ma spronandolo all’apprendimento di parole lontane dal nostro linguaggio odierno. Un vero e buon esercizio anche per i giovani che per vezzo o per necessità scolastiche vogliano apprendere o almeno avvicinarsi a questo gergo antichissimo ma di grande valore nella cultura italiana.
Per cui se ci si  arma di curiosità, pazienza e  tanta  attenzione non ci si pente di certo  di aver  scelto questa originale lettura.  I versi che andremo a leggere ci addentreranno in una storia che di serioso non ha proprio nulla. Ed è qui la prima grande sorpresa che l’autore fa, spiazzando la maggior parte di chi, come me, pensasse a una tragedia antica, un dramma e invece lui ci porta ai giorni nostri e in un contesto ahimè familiare a molti, ma lo fa con una vena ironica non indifferente e l’ilarità e il divertimento saranno assicurati. Un contrasto bello e buono: la scelta di un linguaggio difficile non alla portata di tutti che cozza con un testo esilarante e popolare e ci porta alla scoperta di una rocambolesca avventura che vede protagonista un paziente ospedaliero il quale, durante la sua degenza, si ritrova implicato in varie situazioni tutte davvero paradossali al limite del possibile.
Occorre anche dire che in vari passaggi l’autore descrive scene di vita ospedaliera veritiere e consone ai giorni nostri in cui tutti noi, almeno una volta, ci siamo ritrovati.  

Un testo dove si tende a ironizzare all’estremo le vicissitudini di questo degente che volente o no, si trova implicato in vari disastri. Una catena sfortunata di eventi che lo vedono colpevole e lo porteranno a roteare in questo folle girone dei paradossi ospedalieri insieme ad altri singolari personaggi che condiranno questa narrazione, rendendoci  ebbri dalle risa. Perché le scene che va a descrivere ci paleseranno innanzi a noi come nelle migliori commedie comiche.  Dalla suora in carrozzina che lo rincorre per ogni dove, al povero bancario con problemi gastrointestinali per poi passare alla nonnina assunta nelle cucine dell’ospedale che con la dentiera meccanica trita il cibo e lo rende più morbido e digeribile per i degenti. E poi tanti altri casi tutti esilaranti al confine tra realtà e follia. Una vera carrellata inverosimile  tra i reparti ospedalieri dei giorni nostri, descritta in trentaquattro Cantici in cui esorcizzeremo  il dolore e conosceremo l’esilarante  avventura di quest’ uomo. E per un attimo ci scorderemo di stare leggendo un Cantico antico e scopriremo che spesso la sperimentazione aiuta il nostro intelletto a superare ostacoli impensabili.
La penna preparata e capace dell’ autore ci regala  un  testo che  da una parvenza di invalicabile ma quando pian piano si prende confidenza con la lettura, diventa una narrazione spassosa  e  se è presa con il giusto peso ed  una buona dose di ironia, può davvero abbracciare un pubblico più vasto.
Se la lettura deve essere vista  anche come stimolo, innovazione, per chi si presterà in questa avventura nell’ avventura stessa, posso solo dire che alla fine ne sarà valsa la pena. Perché ridere fa bene al cuore e spingere oltre ai propri limiti arricchisse l’essere umano.
E  se non sapessi  con certezza che l’autore di questa   narrazione si chiama Marco Maria Orlandi, io qualche dubbio che Dante abbia fatto un salto nella corsia di un ospedale odierno lo avrei.
 Buona lettura!
Monica Pasero

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Note dell’autore: Marco Maria Orlandi nato a Milano, si occupa soprattutto di studi musicali, in particolare inerenti la concertazione delle tessiture polifoniche, sia strumentali (in particolare J.S. Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Brahms, Rachmaninoff) che vocali (in particolare Obrecht, Ockeghem, Taverner, Clemens non Papa, Gombert).  In ambito musicologico predilige gli studi sulla percezione auditiva e sulla retorica musicale. In ambito scientifico è particolarmente interessato alle neuroscienze. Si è occupato di poesia, solo temporaneamente e per gioco.







    

venerdì 3 marzo 2017

Oltre Scrittura segnala:Fuori zona comfort con 15$ al giorno: Diario e foto tra Australia e Thailandia Umberto Cavazzini



Fuori zona comfort con 15$ al giorno: 

Diario e foto tra Australia e Thailandia 

Umberto Cavazzini



.. e se ti ritrovassi in giro per il mondo alla scoperta di tutto ciò che ti è ignoto, in totale libertà, senza meta, con pochi risparmi e buon spirito di adattamento: che cosa potrebbe accadere?
Eccoti la mia risposta alla domanda. Una risposta annotata lungo tutto il libro, carica di vicende e incontri assurdi, scoperte, emozioni, foto.

Il libro è disponibile in formato kindle gratuitamente oppure in cartaceo.

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Biografia autore  Umberto Cavazzini
Scrittore per passione.
Amo la vita in tutte le sue forme, culture e trasposizioni, soprattutto cinematografiche.
Fin da piccolo sono stato esposto alla curiosità in tutte le sue forme (libri, giochi, film, storia, cultura in generale) al punto da inebriarmi prematuramente di questo vasto mondo di scoperte. Con le scuole superiori è spiccato esponenzialmente l’ interesse per la filosofia e psicologia, e tramite diversi scrittori e pensatori alternativi mi si sono aperte le porte ad un vero e proprio mondo parallelo sconosciuto che ha cambiato radicalmente la mia vita.
Mi sono laureato alla facoltà di lingue e letterature straniere di Ferrara nel 2013.
Le mie passioni sono la filosofia orientale ed occidentale, psicologia, storia, spiritualità, libri, lingue straniere, cinematografia, beach tennis, sigaretta elettronica, hardware e sistemi operativi (Windows e Android).

Sono un aspirante scrittore che spazia su diversi generi letterari, da argomentazioni costruite in stile saggio a riflessioni personali in stile diario, che sviscerano spesso delle tematiche sociali, filosofiche, psicologiche, spirituali e storiche.
L’ impatto tra la mia persona ed il mondo (così distanti tra loro…) danno vita a questi collage di esperienze e analisi su molti tipi di situazioni concrete e atteggiamenti della vita di tutti i giorni, il tutto con un approccio amichevole e sincero col lettore, anche se a volte può diventare dualistico per le possibili differenze di opinione – nel fare satira e critica, rivalutando il senso delle cose.
Nel 2014 ho pubblicato il libro “AAA libertà cercasi”, una selezione di scritti di differenti annate (che prendono un arco di dieci anni) dove si snocciola un contrasto tra mio pensiero e gli atteggiamenti del mondo. La meta è solo una: la consapevolezza individuale e del mondo attorno a noi grazie a scelte libere da tutte quelle catene che in svariati modi – anche a noi sconosciuti – tendono a limitare la nostra più profonda essenza.

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