giovedì 28 agosto 2014

ONDE DI UN MARE SCONOSCIUTO

 .



 Onde di un mare sconosciuto  


 Tra  queste pagine giungerete all’anima irrequieta e ribelle di questa poetessa, la quale sprigiona tutta la forza del suo pensiero,  trasformando il dolore,la gioia, le ansie e i sogni,  che l’ accompagnano in versi. Dove ritrova la pace.
Un’ anima ribelle la sua, ma impreziosita da sfumature delicate e di grande sensibilità,le quali doneranno alla carta liriche aggraziate e spontanee, dove ne traspare tutta la naturalezza e semplicità dell’autrice.
La poetessa sprigiona  il suo sentire con versi che fanno parte di lei, in cui ci  racconta i suoi stati d’animo, i suoi sogni come in questo passaggio che cito:
E sentirti in me
come un dolce respiro...
sentirti in me
come una gioia..
una scoperta
come pioggia che disseta
la vita. ( tratta da: “Riflesso” )
Le sue speranze  riaffiorano anche dopo momenti bui della sua vita  In questi versi ne  viene descritta egregiamente la sensazione che l’autrice ci vuol  donare:  
“Un piccolo gesto
riaccende la luce
della speranza e come un ‘onda
ti riporta a sorridere alla vita”  (Tratta da:” Onda “)
Per poi  giungere a versi a nostalgici, ove i ricordi e le paure evidenziano il suo percorso :                                              “ Forse
siamo solo un ricordo stinto
dentro le pieghe del tempo
 ( tratta da: “Tempo” )
 a poco a poco la sua penna  rapirà il cuore del lettore e lo farà con spontaneità e naturalezza, che la contraddistinguono da sempre. portandoci nel suo mondo interiore fatto d’amore e   spontaneità.
Monica Pasero


BIOGRAFIA AUTRICE
Maria Caterina Targa nasce a Pavia il 1 dicembre 1962.  sposata e madre di  Riccardo vivo a Garlasco, dove lavora e  porta avanti le sue  grandi passioni.

Da sempre ama la  poesia,  Così nel agosto 2013  esordisce  con la sua   prima silloge poetica  “Il silenzio dell ‘anima” edizioni Book Springt . Nella primavera 2014 nasce la sua   silloge  poetica “Onde di un mare sconosciuto” edita da Rupe Mutevole Edizioni

ospite spesso del sito “Scrivere” ha ottenuto molti consensi con le sue liriche tanto da essere l’autrice del giorno



mercoledì 27 agosto 2014

Canto alla vita …


Solo il ticchettio dell’orologio scandisce i miei pensieri. Il silenzio avvolge il tutto, accentuando ancor di più, la mia solitudine. La giornata è fredda, piove da ore .Una nebbiolina ricopre i miei amici alberi, le loro ultime foglie stanno cadendo spogliandoli del tutto. Ora, inermi all’inverno imminente attendono il gelo che li ricoprirà, ma loro non hanno paura, sanno che ritorneranno a germogliare in primavera e pazienti accettano il loro destino. Tutto questo mi ricorda la mia anima, anche lei grigia, avvolta dalle nebbia della delusione anche lei attende il gelo che a poco a poco  la sta ricoprendo e come questa pioggia che scroscia violenta sui miei vetri  anche lei stamani piange lacrime profonde,insidiose, lacrime che giungono da una realtà difficile da
accettare.   
Ma poi un cinguettio inaspettato mi desta dal torpore della disperazione, osservo dalla finestra e sulla grande quercia ormai spoglia spicca un pettirosso intento nel suo canto. Vento e  pioggia non lo spaventano, lui canta alla vita forse è un messaggio di Dio che mi sta ricordando che si può cantare anche sotto la pioggia delle delusioni, anche quando il vento de dolore è così opprimente da non darti la forza di andare avanti. Sì,si può cantare e lui lo fa cinguettando gaio nel suo buffo corpicino dal pelo rosso,canta imperterrito senza paura, ha la sua missione: “Vivere”.
 Sorrido all’ inatteso spettacolo e una lacrima calda ricopre  ancora la mia guancia, ma il sapore che ne fuoriesce non sa più di disperazione ma di speranza.     

 Pasero Monica @ diritti riservati            

lunedì 25 agosto 2014

Sogni di un’ emergente


Ultime correzioni, rileggo e finalmente con mano tremante  digito la parola “Fine”. Non ci posso credere! Sembra ieri che scrissi la prima sillaba su questa pagina word e adesso ho concluso il mio romanzo. Una lacrima scivola, come se una parte di me, se ne fosse andata via tra quelle pagine. Ora che si fa? Ora sogno. Sì, iniziò a  vagare con la   fantasia. Nella mia testa mille speranze e illusioni s’ accavallano; immagino già:  il mio libro  tra  le mani,  smanio  per il profumo di quella carta stampata che sa di me, di ciò che ho vissuto  scrivendolo, e così inizia il viaggio alla ricerca di un editore che abbia il coraggio di puntare su di me. Bella impresa!  penso sorridendo,  però voglio crederci e come  ogni buona sognatrice
inizio a mandare il mio manoscritto alle case editrici, partendo dalle più grandi, le più note  per poi proseguir con le altre migliaia  e migliaia di case, internet  n’è pieno. Mi stupisco di quante ne esistano,  tutta questa lista mi riempie di coraggio e così tra me e me penso :” Ne troverò una che voglia il mio manoscritto! La gioia e la paura mi assalgono. Poco tempo dopo arriva   la prima  proposta editoriale, il mio cuore fa le capriole.  Vogliono il mio libro . il libro di una sconosciuta  m’ illudo, sogno,  già m’immagino che  firmo autografi, poi leggo il contratto e le mie speranze  svaniscono: “duemila euro” mi costa  sognare. Arrivano altre proposte ogni volta il mio cuore esulta e poi rallenta e si spegne, tutte vogliono soldi, tanti soldi che io non ho e io che pensavo che pubblicassero perché si è bravi e meritevoli e  non per denaro. Assurdo, ma la realtà è questa. Business si  dice cosi vero ? Speculazione sui sogni la chiamo io.  Ormai l’editoria seria sta morendo e al suo posto si stanno creando sempre più tipografie che, pagando, ti  pubblicano qualunque cosa .Allora io mi chiedo: il mio romanzo varrà  o varranno i miei soldi?  Non esiste  più il concetto di qualità, tutto ha un prezzo in ogni campo e lo scrivere bene, con il cuore, non viene più ripagato, anche l’emozioni hanno costi di stampa. L’editoria italiana  andrebbe rivista.  Da una parte le grandi case pubblicano solo i già famosi tra virgolette, quelli che sanno dar spettacolo di sé, ,non dando spazio a chi potrebbe magari donare  emozioni vere al lettore.  


Dall ’altra le piccole case che  non vanno avanti, mangiate dalla concorrenza dei grandi nomi e poi, in mezzo a queste due realtà,  ci sono gli speculatori: case nate dall’ oggi al domani che promettono sogni, illudono i giovani con mille promesse che non manterranno. Noi poveri emergenti siamo il loro investimento,  non sulla qualità dei nostri scritti  ma su  quanto possiamo sborsare per realizzare i nostri sogni . Ragazzi, i sogni non si comprano !   Attenti al contratto che firmate, valutate bene non fatevi imbrogliare!  Sono bravissimi a fregarci con mini diciture  con  grandi intenzioni  ma  servono i fatti ! Abbiate cura della vostra creatura non datela in mano a sciacalli che di voi non importa nulla  se non  del vostro portafoglio ! 


Monica Pasero

sabato 23 agosto 2014

L’uomo che non era


Oggi che il mio tempo giunge al termine sorrido: in fondo, io sono morta sessant’anni fa, in quella notte quando la vita decise per noi. Un “Noi” appena conosciuto: due corpi che imparavano ad amarsi e lo facevano con il candore dei loro vent anni, un noi fatto di sorrisi,di quei sorrisi che nemmeno l’inferno riuscì a portarci via: perché l’ amore non conosce dominio, ne sottomissione altrui: l’amore è più forte di tutto il male che ci circondava. I nostri occhi erano pieni di lacrime nella consapevolezza di un destino certo, ma i nostri cuori erano vivi, eterni, perché solo chi ama può vivere all’infinito. Nessuno avrebbe potuto togliermi questo: mi denudarono, violentarono, ma il mio cuore rimase “Tuo”. Nemmeno il nazista che ti uccise davanti ai miei occhi, poté
 uccidere l’amore tra di noi: perché l’uomo non può giungere in quei boschi incontaminati dell’anima, dove sopravvivono i sentimenti più puri e lì oggi ancor tu vivi. Il tuo corpo cadde sotto il mio sguardo, i tuoi occhi si spensero. Non piansi, te lo avevo promesso, prima che tutto ciò avvenisse: non avrei  dato  ciò  di cui si alimentava il male,  ciò che gli eletti  volevano da noi:  “Razza impura “  come  ci  definivano  da sempre. Non avrebbero avuto il mio dolore, la mia sottomissione. Guardai quel giovane nazista , forse aveva due o tre anni più di te, ma non era nato ebreo. Ti prese e ti getto come un ferro vecchio sopra altri corpi, tutti colpevoli di essere nati di razza impura.  Osservai immobile  la scena, immaginandoti  in un luogo di pace,  sperando solo che ora fosse il mio turno, attesi quel fucile contro di me come una  benedizione,  ma non fu così facile. I giorni passarono e fui liberata, sul mio braccio  ancor oggi porto i segni del mio dolore, ma oggi sorrido: dalla mia finestra il sole è alto e il cielo terso. Il mio cuore sta per spegnersi e sento già le tue braccia che mi avvolgono a breve sarò da te e inizieremo quel “Noi” interrotto dall’ uomo, che uomo  non era.
Monica Pasero


CONTEST OLTRE SCRITTURA

I contest di Oltre Scrittura si  prendono una pausa…

Questa settimana ( essendo l’ultima ) ho deciso  di  omaggiare tutte le  tre le poesie che hanno 
partecipato.

Ringrazio  il  Maestro Claudio Sciacca
per  essersi prestato con la sua opera


Un grazie speciale ai poeti :

Mario Luciani, Elisabetta Mattioli e  Maria Caterina Targa  
   

 Ecco il vostro trailer

venerdì 22 agosto 2014

A OLTRESCRITTURA GIANNI MAURO.


Personaggio poliedrico
 che ha fatto della sua grande passione
 per la penna,
 il suo stile di vita:
 cantautore, scrittore, attore teatrale
 e molto altro.



Leggendo di lui,non posso che rimanere rapita dalla sua considerevole carriera che nasce agli albori degli anni, a mio avviso, più belli: quando il varietà era arte, estro allo stato puro e non solo un vuoto apparire,come purtroppo è diventato ai giorni nostri.
Un uomo in cui la sua verve traspare forte, inneggiano la sua grande vitalità e la voglia di andare avanti. Come sta dimostrando tutt’oggi: non fermandosi, ma esplorando sempre. Seguendo nuove vie, segno di grande intelligenza e umiltà:perché la crescita non ha mai fine,nemmeno per un artista completo come lui.
Il quale, a suo dire ,si definisce un “artigianello” ma io dissento: a mio parere, chi riesce a vivere donando emozioni,come fa quest’uomo, non può definirsi “artigianello”, ma bensì “Artista” Perché l’arte ha l’audacia di mutare un viso cupo in un sguardo disteso, ha la capacita indubbia di alleviare giornate pesanti, riportando momenti di serenità e allegria. In un mondo sempre meno devoto alla leggerezza dell’animo, occorrono senza dubbio uomini del calibro di quest’artista ,affinché l’espressività ricolori di speranza i nostri giorni.
A  “Oltre scrittura Liberi pensatori crescono”  con  mio immenso piacere ospito Gianni Mauro

                                       INTERVISTA  A CURA DI MONICA PASERO

Innanzitutto ti ringrazio della tua disponibilità e ti chiedo: giovanissimo partecipi al festival di Sanremo con il gruppo musicale “Pandemonium” dove raggiungi  un grande successo, con il brano demenziale” Tu mi fai schifo sempre “ il  quale aprirà la strada  a nuove concezioni artistiche, dove l’originalità diventerà primaria più della forma stessa. A tuo parere: per un vero artista è più importante essere amato per apparenza o per  la propria unicità ?

Quando scrissi “Tu Fai Schifo Sempre” era il 1977. Ero al Teatro delle Vittorie di Roma e stavo registrando con I Pandemonium, il programma televisivo “E adesso andiamo a incominciare”. La protagonista era Gabriella Ferri(con Gabriella sono stato molto amico ed ho scritto un brano per Lei). L’autore del programma era Roberto Lerici(Roberto era Collaboratore stretto di Dario Fo ed aveva scritto il Testo Teatrale “Ame gli occhi please” per Proietti, che fu un successo spaventoso). Durante una pausa della registrazione, io presi la chitarra, mi misi in un cantuccio ed incominciai a suonare questa stramba canzone,”Tu fai schifo sempre” che da un po’ mi girava in mente. Avevo scritto solo l’inizio e cercavo le parole per continuarla. Mentre canticchiavo tra me e me “Tu fai schifo sempre d’a mattina ‘a sera etc.” passò, Roberto Lerici, che mi chiese di ripetere quello che stavo suonando. Io ero molto imbarazzato, perché sapevo che Roberto era uno dei Massimi Autori Italiani. Però mi feci coraggio e canticchiai. Ad un certo punto Roberto mi interruppe e mi disse: “ Questa tua idea è geniale”! E poi tutto il resto è storia.

Io credo che la cosa più importante per un artista è riuscire a creare un’emozione. Che poi sia di allegria o di malinconia poco importa, l’importante è toccare nel profondo le persone ed indurle a dire o a pensare:”Ma che simpatica e divertente questa canzone” o al contrario “Dio mio, mi fa venire la pelle d’oca questo brano”! Ed ovviamente questo vale anche per un romanzo o per altre forme di scrittura.
 La tua carriera si evolve in maniera radicale, spaziando davvero in tanti ambiti, dove il tuo estro svolge un ruolo fondamentale: tra i tanti testi scritti per sigle tv, spettacoli teatrali, fiction,e molto altro ancora: quale,a tuo avviso, è quello che hai amato di più e perché?
Le canzoni, come qualsiasi altra forma di creatività artistica, sono parte di noi stessi, frammenti della nostra anima, sono dei Figli unici, tanti figli unici, e quindi è difficile dire quale si è amato o si ama di più. Si amano tutti in egual misura, al di là di quanto poi il pubblico possa amare od apprezzare l’uno o l’altro o l’altro ancora.
 Da profana ti chiedo: cosa si prova ad essere su un palcoscenico con gli occhi puntati, quale sensazioni si respirano prima e durante l’esibizione?
 Prima di salire su un palco ed esibirti, ti vengono in mente mille dubbi, mille incertezze, “piacerò, non piacerò”, “ricorderò tutto o dimenticherò qualche battuta”, “riuscirò ad emozionare o non sarò in grado di suscitare emozioni” etc. Ma quando stai sul palco e magari vieni accolto già da un applauso, prima ancora di iniziare, ti senti perfettamente a tuo agio e tutte le tue paure scompaiono come per incanto e da quel momento pensi soltanto:”Per ringraziarli di essere qua devo dare il massimo possibile!” E da quel preciso istante inizia un gioco bellissimo e magico fra te ed il pubblico: Tu dai Emozioni, Sensazioni ed il Pubblico ti risponde in modo identico. E quanto più dai, tanto più ricevi.” E’ questa la cosa straordinaria del Teatro(a differenza del cinema o della televisione), perché tu sei al tempo stesso Attore e Spettatore ed il Pubblico è ugualmente Attore e Spettatore. E quando questa alchimia si realizza, nasce una comunicazione estrema da entrambe le parti, e si va avanti fino alla fine, con gli attori ed il pubblico rapiti quasi da un Incantamento.
 Durante le tue partecipazioni televisive , hai avuto modo di conoscere molte stelle  della nostra tv italiana: artisti del calibro di Raffaella Carra ,Gino Bramieri ,Renato Rascel ,Oreste Lionello e tanti altri ancora. Oggi, purtroppo, solo più chimere per chi cerca il varietà in tv. Vuoi lasciarci un tuo ricordo di uno di questi grandi artisti? 

 Tutti i Grandi Artisti da Gabriella Ferri a Rino Gaetano, da Proietti a Rascel, da Gino Bramieri ad Oreste Lionello o a Pippo Franco,e tantissimi altri  con cui ho avuto il piacere e l’onore di collaborare mi hanno dato tantissimo, sono stati tutti delle grandi Palestre di insegnamento sia per l’acquisizione di importanti tecniche espressive, che per l’arricchimento spirituale della mia Anima. 

 Oltre alla tua già estesa carriera,sposti la tua attenzione anche nel mondo editoriale,pubblicando diversi libri. Tra le tante opere cito quella che mi ha incuriosito di più “La quadratura del cerchio” edita da Arduino Sacco. Due parole per i lettori.

Prima di decidermi a scrivere un libro ed a chiedere a qualche editore se era disposto a pubblicarmi, ci ho riflettuto bene per moltissimi anni. Poiché avevo ottenuto dei buoni successi e riconoscimenti come Autore di Canzoni o di Testi Teatrali, ero cosciente di avere abbastanza dimestichezza con la scrittura. Però la differenza fra lo scrivere il Testo di una canzone o di  una commedia musicale o di sola prosa è enorme. Scrivere un romanzo o dei racconti o delle poesie è totalmente differente dallo scrivere canzoni o testi di teatro(in verità ancora non so cosa sia più difficile ma posso assicurare che ogni lavoro di scrittura comporta grande fatica ed enormi difficoltà). Ad ogni modo circa dieci anni fa mentre scrivevo delle cose per Proietti ed altri, mi vennero in mente delle idee e cominciai ad appuntarmele. Dopo un pò di tempo le rilessi e non mi sembrarono malvage. Dopo quasi un anno queste idee diventarono un libro che io intitolai “AIUTO! MI SI E’ APERTO IL RUBINETTO DELL’ANIMA”. E così presi coraggio ed iniziai a scrivere dei libri. A proposito della scrittura di poesie, racconti e romanzi voglio citare il premio Nobel della letteratura nel 1949, l’americano William Faulkner, che diceva :”Ho iniziato scrivendo poesie, poi mi sono reso conto che era molto difficoltoso e sono sceso di un gradino. Allora ho iniziato a scrivere racconti, ma anche in questo caso ho capito che era molto difficile. Quindi sono sceso ancora di un gradino ed ho iniziato a scrivere romanzi.” Questo lo diceva uno dei più straordinari romanzieri americani(L’urlo e Il Furore, Mentre morivo, Santuario…questo giusto per citare qualche titolo). E con questo voglio dire che nessuno si può svegliare una mattina e dirsi”Quasi quasi faccio lo Scrittore”. E’ Dura, Durissima e Complicatissima l’Arte dello Scrivere.
Venendo alla “QUADRATURA DEL CERCHIO”. E’ una raccolta di racconti che ho scritto due anni fa. Sono dei racconti ad introspezione psicologica, sono a volte paradossalmente divertenti , a volte estremamente malinconici. D’altra parte Pirandello nel “saggio sull’Umorismo”, sosteneva che il confine fra il comico ed il tragico è estremamente labile ed io ho assorbito fortemente gli insegnamenti di questo SOMMO GENIO.
Leggo, nella tuo  biografia, che ami molto gli scritti dell’autore Fernando Pessoa e in particolare ne citi questo passaggio: “Le confesso che sono stanco dell'universo. Sia Dio che io dormiremmo di buon grado un sonno che ci liberasse dalle cariche trascendenti di cui, non sappiamo come, siamo stati investiti. Tutto è molto più misterioso di quanto si creda, e tutto questo qui Dio, l'universo e io è solo un cantuccio menzognero della verità inattingibile “
Quanto la spiritualità,la tua visione personale incide nei tuoi giorni?
 Cito spesso Pessoa, perché era un uomo molto profondo, di grande spiritualità ed intelligenza, molto vicino, per certi versi, a Luigi Pirandello. Così come Pirandello in uno dei Capisaldi della sua scrittura e della letteratura in generale, cioè “Uno, nessuno, centomila” sostiene che “Noi siamo Uno, ma siamo Tanti a seconda di chi ci osserva e quindi essendo Tanti, perdiamo la nostra identità e diventiamo Nessuno”, anche Pessoa nell’utilizzo degli “Eteronomi-cioè Nomi Diversi” in realtà esprime l’identico concetto di Pirandello. Pessoa essendo pienamente cosciente del fatto che Noi siamo Uno, ma in realtà siamo Tanti, firmava i suoi libri con vari nomi, una volta era BERNARDO SOARES, poi diventava RICARDO REIS, poi ancora ALVARO DE CAMPOS etc.La spiritualità è fondamentale nella mia esistenza. I miei amici sono coloro in cui scopro un’empatia con me stesso ed una consonanza dell’Anima. Io amo le persone, donne o uomini che siano, di qualsiasi età e nazionalità, esclusivamente per ciò che hanno dentro. Dell’esteriorità mi interessa ben poco. Una Bellissima confezione, che non contiene Nulla, a che serve??
 Se dovessi definirti in una sola parola quale utilizzeresti e perché ?
 “UMANO”
Il Perché:

Ho trascorso la mia vita cercando di capire che cosa
avrei voluto essere “da grande”. Ora che lo sono, anagraficamente,
ho capito che avrei voluto diventare “semplicemente”
(si fa per dire)" un uomo". Ce la sto mettendo tutta.
Ma costa fatica, un’immane fatica! Ci sto provando e continuerò
a farlo sino alla fine dei miei giorni. Se non ci riuscirò,
vorrei che, comunque, rimanesse di me il ricordo di
qualcuno che ha cercato per tutta la vita di essere degno di appartenere
a quella categoria, sempre più rara, se non addirittura
in totale via di estinzione, che, nel senso più nobile
della parola, è l’UMANITA'...

 Quanto è importante il sogno per riuscire a realizzarsi come uomo ed artista ?
 Più che il sogno io credo che per riuscire ad esercitare questo complicato mestiere del “fare arte” e soprattutto “del vivere” sia importante vivere eternamente nel dubbio, nell’incertezza, chiedersi sempre quanto c’è ancora da capire. I latini dicevano “Scio Nescire-So di Non Sapere”. E’ questa la molla propulsiva che permette di crescere e di scoprire sempre cose nuove.
Bisogna sempre tenere amente che “E’ importante il viaggio, non la meta”. La meta significa vivere da “già morti”, il viaggiare continuo è elemento Vivificante. Quindi bisogna imparare a mettersi in discussione come nel processo dialettico Hegeliano. La convinzione di essere “arrivati” è la fine dell’Arte e dell’Esistere.
 
Ci sono tantissime domande che vorrei ancora farti, termino con quella, che a me sta più a cuore: in una società che dopo un mini racconto ci si sente scrittori, dopo una comparsata tv, si ha già un fans club. In un mondo dove non si conosce più il valore del sacrificio,della famosa gavetta, ma vige il tutto e subito ti chiedo:  Spiega, a questi geni di oggi, come si fa a diventare noti, amati e veri artisti, restando umili e con i piedi ben piantati per terra ?
  A questa domanda non rispondo, altrimenti sarei ripetitivo, ma raccomando di leggere con attenzione quello che ho risposto alla Domanda precendente cioè “Quanto è importante il sogno per riuscire a realizzarsi come uomo ed artista?”

  
Ringrazio Monica Pasero per questa intelligente intervista  Gianni Mauro



domenica 17 agosto 2014

LETTERA A UN AMICO

      Caro amico,
ricevo ora la tua lettera, che strano effetto mi fa tenerla tra le mani, è tanto, forse troppo, che non ne apro una. Su questo foglio bianco la mia mano trema, emozionata e confusa nel rispondere ai tuoi pensieri così intimi e condivisibili.
Tutto tace qui intorno a me, i miei figli dormono ancora e immersa nel silenzio della mia cucina, leggo con piacere le tue parole intrise  di dolcezza e piene di verità. Anche qui gli alberi, stamani, oscillano, osservandoli fantastico che mi stiano salutando. Sono anni che ci scrutiamo a vicenda, mi conoscono bene ed io loro. Innevati, fioriti, con le fronde al vento, verdeggianti hanno trascorso gran parte della loro esistenza accanto a me. 

Le mie stagioni sono passate insieme con le loro.
Certamente saprebbero rispondere alle mille domande che ogni giorno attanagliano la mia mente, ai perché sulla mia e nostra esistenza, per quale ragione io mi senta così diversa dalla maggior parte delle persone, e anche se la mia vita è uguale a milioni di altre, nel ruolo in cui ho scelto di moglie e madre ,però io sento qualcosa dentro di me,sì nel mio intimo, che sta cercando di nascere.
Ci sta provando con tutte le sue forze. La mia vita non vuole fermarsi a questo, desidera avere uno scopo ben preciso. Ognuno ha il suo in questa vita e  il mio sta spingendo impetuoso, dividendomi a metà, tra realtà e fantasia, ma il sogno prevale sulle due, e come ogni buona sognatrice spero che la gestazione sia a termine e che presto nasca quel bisogno di esprimermi che tanto sto cercando, come un viaggiatore cerca la sua oasi nel deserto.
Ecco, se loro parlassero amico mio, potrebbero dirmi che devo fare, per non sentire questo senso d’inadeguatezza che mi tormenta, questa voglia d’emergere, non essere solo un numero tra tanti, ma avere anch’io accanto a te un posto nel mondo.
Il vento stamattina non soffia più la quiete regna. Anche i grandi abeti riposano sereni godendosi un caldo sole estivo, la  loro calma placa anche i miei pensieri, vederli così imponenti nel paesaggio eppure nello stesso tempo fragili e arrendevoli al loro destino, mi dà un senso di pace. Il loro spirito vive col mio, hanno sentito le mie lacrime, le mie risate, le mie canzoni stonate e anche le mie urla d’aiuto. Conoscono una parte di me che forse nessun’ altro sa, quella parte che vorrebbe volare libera e posarsi magari proprio su quelle nuvole bianche, che amico mio vedi anche tu dalla tua finestra, sì quelle nuvole che attraversano il paese senza metà certa, viaggiando per il puro piacere di farlo, un po’come noi viaggiano con una penna in mano e gli occhi chiusi, vagabondando lontano in cerca di un mondo tutto nostro. Sì, amico mio in quel mondo irreale, fantastico, dove vivono i sognatori quelli che come noi credono. Sì, ci credono sempre e si rifugiano lì, nei meandri della loro mente per nascondersi da una realtà troppo brutta per i loro animi sensibili, tentando di riscriverla a modo loro.
Vedi amico mio, in questo mondo fatto solo d’opportunismo e false verità, non c’è più il tempo per sognare, il tempo per allungare una mano per sentirsi ancora fratelli, come il buon Dio milioni di anni fa scrisse. In questo mondo, quelli come noi sono definiti folli, poveri illusi, persone senza concretezza, perché sognare spaventa,quelli in cui dalla vita cercano solo il lato materiale, la concretezza e il possedere, ma noi come ogni poeta o scriba di questo secolo andiamo oltre, noialtri possediamo qualcosa d’immenso, qualcosa d’ eterno che rimarrà con noi sempre. Abbiamo l’amore, la passione della comunicazione, quella vera all’antica, quella scritta. Sì, le nostre sillabe unite pian piano costruiscono emozioni, castelli di sensazioni, provate solo da chi sa arrivare a noi con sensibilità e comprensione.
Lasciati trasportare dai tuoi sensi, da ciò che il tuo cuore dice, navigando con lui presto troverai la strada e ti liberai di questo tormento. Non ci capiranno mai, forse pochi lo faranno, ma quei pochi conosceranno una realtà diversa, dove la vita cambia forma, dove la vera essenza è trasmettere amore.
Godi il tuo dono, urla la tua gioia a discapito di critiche e incomprensioni: Dio ti ha dato qualcosa che solo gli eletti hanno, ti ha dato il dono della comunicazione e tramite le tue parole puoi donare un'infinità di sensazioni a chi saprà coglierle .
 Monica Pasero


sabato 16 agosto 2014

DIVENTA TU LA POESIA DI OLTRE SCRITTURA DELLA SETTIMANA 17 AGOSTO 2014

Cogli l’essenza dell’ opera esposta, osserva la tela e trascrivi le tue emozioni.
 Le immagini ispirano e suscitano  da sempre emozioni. 
Ogni settimana" Oltre scrittura" 
vi sfiderà a cogliere l’essenza di un’opera  pittorica
Postate le vostre poesie o frasi a mo’ di commento sotto l'articolo, la più significativa diverrà la  poesia della settimana.  Avendo diritto, per questa settimana, alla realizzazione di un trailer 

Tema della settimana 
La donna  opera del pittore Claudio Sciacca 

POESIA VINCITRICE DELLA SETTIMANA

La poesia vincitrice della settimana è:
L’uomo di fede di Cristian Sotgiu
Ringrazio i poeti che hanno partecipato e  il fotografo Emanuele Dello Strologo che ha  contribuito con il suo bellissimo scatto

Ecco il   TRAILER

L'uomo di Fede 
di  Cristian Sotgiu 

Che di sofferenza la vita sia cosparsa
affinché sia compreso il significato del bene
diceva un uomo di fede
rigurgitato eretico in vita
e che la salita sia ardua
fangosa, degna a comprendere 
arginata, ombrata d'offese e d'offendere
nulla a pretendere diceva l'uomo di fede
Mentre
Elemosinava amore
ad ore,sempre a mani tese 
mai chiuse.
Che d'amore siano piene le tasche ripeto a quell'uomo
che nei visi ritrovo
di ogni persona
E l'umore che suona
m'accompagna in nenia serena e speranza
E d'amore che inizi la danza

venerdì 15 agosto 2014

Lettera al passato di Monica Pasero


 Caro Amore mio,
 stamani la malinconia mi riempie il cuore, sarà l’autunno, forse la poca luce, sarà questa sensazione del tempo che mi abbandona.
Ho così deciso di scriverti.
Conservo ancora il tuo vecchio indirizzo,insieme alla mia carta da lettere, è tutto qui in questa scatola che ora mi accingo ad aprire. E’tanto, forse troppo tempo che non scrivo una lettera, spero che la mia vecchia mano non tremi, almeno per oggi e mi lasci stendere i miei pensieri  in questa luce di vita ancor apparente che sconfina  fin nell’anima, riportandomi alla mente il nostro amore
Rammenti quei giorni quando le nostre missive ci riempivano la vita?
Tutto iniziò con un tuo  biglietto lasciatomi su uno dei banchi della chiesa dove io e la mia famiglia prendevamo posto tutte le domeniche. Lo nascosi furtivamente nella mia tasca. Ringraziando il Buon Dio che mio padre non l’avesse visto.
 Erano mesi che i nostri occhi continuavano ad esplorarsi durante la messa domenicale. Tu accennavi un sorriso in cui io mi riscoprivo non più bambina.
 Non ci eravamo mai parlati. Chissà poi perché? Forse, la mia giovane età  spaventava  i tuoi compiuti  diciotto anni.  Ricordo quel giorno come fosse ieri, persi completamente l’omelia, ma non me ne importò.
Passai quel tempo rinchiusa nei miei pensieri, domandandomi quali parole avrei trovato nel tuo messaggio.
 Fu il nostro  primo contatto, lessi miriadi di volte quelle poche righe cariche di tutto quello di cui in quel momento avevo bisogno, non ero ancora donna, ma dentro me vibrava il mutamento.
  Mi hai rubato l’anima Nina, non v’è giorno, né notte, che  tu non sia con me. Scrivimi! Te ne prego!  Conservo ancora quel  messaggio ormai logoro, consunto  dal tempo e dalle calde lacrime che giunsero da lì a poco.
 Tramite un’amica comune iniziammo una corrispondenza serrata. Chissà  la cara  Anna che fine ha fatto? è cosi tanto tempo che non so più nulla di lei.
Passammo così alcuni mesi scrivendoci  assiduamente lettere colme  di noi, dei nostri sogni, tanti progetti, forse troppi in un periodo come il nostro in cui la guerra imperversava in mezza Europa  e il profumo di morte era nell’ aria misto a quello di speranza dei nostri giovani cuori innamorati.
 Sapevo quasi tutto di te, ma mi mancava conoscere il tuo profumo, assaporare i tuoi baci. Spesso i miei sogni si popolavano di nuove sensazioni mai vissute, in cui le tue braccia avvolgevano il mio esile corpo e il tuo amore permeava i miei sensi, lasciandomi addosso il tuo profumo.
Rammento quei pensieri strani, accompagnati quasi sempre da un frettoloso segno di  croce, convinta che fossi nel peccato. Se ci ripenso mi scappa un sorriso nel considerare  quanto la vita possa mutare i pensieri.
 Oggi, col senno  di poi, comprendo che il peccato vero è stato perder tempo, essere   frenata dal perbenismo che  riempiva le nostre teste  e le nostre vite quando l’apparenza contava più della felicità stessa, ma a distanza di  anni le cose non sono mutate e i pensieri hanno violato ali  tarpati sempre da una società in cui l’amore passava in secondo piano .
Poi giunse anche per noi quel momento. Il nostro primo incontro. Sapevo il motivo e in cuor mio vederti mi lacerava l’anima, ma ti aspettai al limitare del bosco di faggi come tu mi avevi chiesto. Era la prima volta che ci trovavamo soli uno di fronte all’altro, tutte le emozioni scritte in quei mesi librarono libere nei nostri corpi.
 Un caldo abbraccio ci avvolse rendendoci una cosa sola. Rammento ancora quell’abbraccio che sapeva di casa. Finalmente potei sentire il tuo profumo, assaporare la tua bocca che non tardò a invadere la mia, compiendo appieno le mie fantasie. I nostri corpi parlarono per noi e sotto la pineta ombrosa divenni donna.
Sento ancor quei brividi di vita attraversarmi questo corpo ormai stanco, mi rivedo ragazza dai  delicati lineamenti, con occhi sognanti e disperati pieni di paure e di consapevolezza. 
Mi stringesti così forte da togliermi il fiato. Quell’ abbraccio non era un inizio, ma una fine. Lo sapevamo entrambi. Nella tua ultima lettera mi confidasti che eri stato  chiamato in guerra. Ora che la mia vita volge al termine  rivivo ancor una volta l’immensa sensazione dello  scriverti.
 Quel giorno, sapevo che vederti e viverti sarebbe stato devastante, ma se non ti avessi vissuto, amore mio, non avrei mai compreso cosa significasse Amare .  


 Monica Pasero

QUESTO BRANO E' PRESENTE NELL' ANTOLOGIA  D'AUTORE D'AMORE
 EDIZIONI ESTROVERSO

mercoledì 13 agosto 2014

A PROPOSITO DI TALENTO FABRIZIO GAVATORTA IL PITTORE DELLE OMBRE


 Un Artista poliedrico, capace di attingere a diverse correnti pittoriche, mostrando così una grande intelligenza e versatilità. Carpendo da stili e tecniche differenti , accogliendo l’arte nella sua totalità, perché in fondo in ogni stile v’è qualcosa da imparare . Genuinità e umiltà in queste mani sapienti che spesso solcano la tela  con le proprie dita, lasciando un’ impronta ancor più tangibile di questo artista, che regala  alle sue opere  il proprio estro attingendolo dal quotidiano, raffigurandone piccoli frammenti di vita che lo circondano, offrendo così , attimi vissuti, i quali rivivranno di nuovo splendore, impressi nell’eternità della pittura. 

INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO

  Fabrizio, vieni definito  “il pittore delle ombre”  il  perché  di questo
appellativo?
E' un identificativo che alcuni Galleristi mi hanno affibbiato alcuni anni fa, per capire il perché, basta vedere le mie opere. Infatti, molto spesso, all'interno delle stesse vi sono delle sagome nere che sono delineate solamente dal proprio profilo,“le mie ombre”. Adesso questo appellativo è diventato “virale” e sono più conosciuto fra gli addetti ai lavori con questo soprannome, piuttosto che con il mio vero cognome.

Tu sei una delle pochissime persone, che io conosca, la quale  è arrivata a far diventare la sua passione, anche il suo lavoro principale. Come ci sei riuscito?
 Ci sono riuscito con tanta fatica ed è stato tutt'altro che semplice. Per prima cosa non mi sono mai scoraggiato degli insuccessi che ho trovato sul mio percorso e di conseguenza ho reagito alle delusioni, che questi mi hanno provocato; ho anche capito con il passare degli anni, che fare l'artista di professione è possibile solo se una persona ha una grande passione per l'arte e di conseguenza per la vita, in tutte le sue sfaccettature, anche quelle tristi. Ovviamente una buona parte del mio successo lo devo alla mia famiglia che mi ha supportato (e sopportato) negli anni più difficili senza farmi pesare gli insuccessi.... e poi.. non dimentichiamo che ci va anche fortuna

3) Differenzi le tue opere in cicli pittorici. Vuoi descriverceli brevemente ? 
I cicli (per ora) che descrivono il mio lavoro artistico sono 3: il primo è il “Black & white” dove la rappresentazione è molto figurativa e particolareggiata e viene realizzato
utilizzando solo il colore bianco e il colore nero; il secondo è il ciclo “shadow” che in inglese significa “ombra”, è quello che mi ha dato l'appellativo del pittore delle ombre, ossia la ripresa “controluce” di gesti ed oggetti/paesaggi/persone quotidiani; il terzo è il ciclo “Rainbow”, ossia “arcobaleno” questo ha la particolarità di essere realizzato con tantissimi colori in contemporanea ed ha la particolarità di rappresentare dei “rami” e degli “alberi” che in prima apparenza sembrano freddi e spogli, ma che in realtà, osservandoli con attenzione, raccolgono nel loro andamento tantissima passione.


Nel ciclo “Rainbow”, mi colpiscono molto questi  alberi che inneggiano al cielo. Quanto c’è di  spirituale in queste tue opere ?

Molto. E' un ciclo che è nato proprio da una riflessione sulla vita e sulla morte, sulla resurrezione e sul mondo parallelo dove vivono le anime dei nostri cari. In quasi tutti questi quadri i rami e gli alberi rappresentano delle braccia che cercano di raggiungere un sole o una luce disposta all'interno del quadro. Sono opere “serene” e “spirituali”.

 Chi vive di arte, a mio avviso, deve avere dentro si sé, grandi sogni. Quanto sono importanti per te ?
I sogni sono la base per continuare a superare gli ostacoli. Se io non avessi più la capacità di sognare e di conseguenza pormi degli obiettivi, alzando sempre l'asticella, credo che cambierei mestiere dalla mattina alla sera. Per ogni lavoro ci vuole passione, se manca questa è come cadere dentro un vortice senza ritorno.

Pro e contro di essere  artista a 360 gradi
Il contro è che fare l'artista seriamente ti costringe, sovente, a trascurare un po' la tua famiglia perché, genericamente, gli eventi sono nei fine settimana, periodi che solitamente i miei familiari sono a casa.  I Pro è uno solo : VIVERE BENE con la testa libera e il cuore pieno di gioia.
Se dovessi utilizzare una sola  parola per definirmi il tuo concetto d’arte, quale sarebbe ?   
PASSIONALE



Per contatti info@gavatorta.it


martedì 12 agosto 2014

Semplicemente Ciao.

   
Ciao, io e te non ci incontreremo mai o forse un giorno ci vedremo per strada e tu eviterai il mio sguardo abbassando la testa, oppure giocherellando con  il cellulare o l ‘orologio farai finta di fare qualcos’altro di molto importante, ma non mi guarderai negli occhi, forse mi darai una breve occhiata per curiosità,soffermandoti a pensare quanto tu sia  fortunato a non essere come me. Può darsi pure  che dopo scuoterai la testa impietosendoti e farai un sorriso di circostanza a mia madre qui accanto a me  come per dire “Le sono vicino!”.

 Proseguirai per la tua  strada preso nei tuoi mille impegni. il mio ricordo svanirà prima che giri l’angolo. Di me non ti  resterà più nulla  solo quella spiacevole sensazione che si sente quando per sfortuna o  per caso ci s’imbatte nella realtà dei diversi. 
Per me sarà diverso, fermerò il mio cammino e tirando la camicia  di mia madre le chiederò chi sei?.
 Lei  mi dirà  che non lo sa, che sei un  signore che passava da quella strada, ma io non mi accontenterò e nella mia ossessione lo chiederò almeno altre cinquanta volte.  Fino a che  mia madre esasperata  ti  darà un nome, ma  poi  vorrò  sapere dove andavi e perché mi hai guardato, se poi non  mi hai  nemmeno salutato? Così insisterò per la prossima ora con mia madre, chiedendole il perché tu avessi agito così.
Alla  fine lei mi dirà che eri di fretta e che la prossima volta mi avresti salutato.
 Tornerò a casa con te in testa, pensando, ma dove doveva andare così di fretta per non potermi fare un saluto? Io in fondo ho mosso per ben due volte la testa nella sua direzione. Io l’ho salutato!
Certo non ho detto “Ciao” perché quello lo dico solo a chi conosco bene come  a mia sorella che saluto ogni volta che mi passa davanti o mia mamma o mio papà li saluto sempre, a volte s’arrabbiano perché dicono che basta una volta.
 Macché significa solo una volta? Appena li vedo davanti li saluto, li conosco e  li saluto,ma saluto anche gli estranei a mio modo, non sono maleducato, mamma me l’ha insegnato da piccolo che si deve sempre salutare per educazione.
 Finalmente a casa, prenderò il mio quaderno a quadretti e la mia penna nera  e farò un elenco di nomi dei mie compagni di scuola, mi piace fare gli elenchi, mi rilassa, mi mette in ordine le cose che si accumulano nella mia testa, ho bisogno di ordine per stare bene.
Scriverò  tutti i nomi dei miei compagni,  poi i miei professori,  poi mamma, papà, mia sorella ed  io ed infine nella lista  metterò anche  il tuo nome  
 Sicuramente mi rilasserò farò un gran sorriso , proseguendo la mia giornata. Penso che mi trasformerò,mi piace tanto mascherami. Nel mio armadio ho una scatola piena di costumi fin da quando ero piccolo, mamma li vorrebbe  buttare, ma io non voglio e li tengo tutti nella scatola.  Ogni giorno recito una parte, oggi mi vestirò da Davide” Sì!”  dirò  sorridendo. Indosserò la camicia quella della festa, prenderò in prestito la giacca di papà tanto lui non la usa mai. I jeans già c’è l’ho. Tu  li avevi più scuri, ma andranno bene pure questi credo.
 Disegnerò un  bel paio di baffi con il pennarello, sarò soddisfatto, Beh ! ho gli occhi nocciola io i tuoi erano verdi, ma non posso colorare gli occhi dirò a me stesso
Infine prenderò  il cellulare di mamma in mano,  e sarò  davvero uguale a te
 Ora potrò recitare  nella mia stanza con i  miei pupazzi che si trasformano in me e in  mamma che passeggiamo in centro come stamani.
Io  sono  te :”Davide” e  mi fermo e sorrido al pupazzo che impersona  me. Il pupazzo scuote la testa ,mi sta salutando io dico <<Ciao Abele!>>
 il pupazzo mi risponde:<< Ciao Davide!>> .

  Monica Pasero

domenica 10 agosto 2014

PER LA NOTTE DI SAN LORENZO

 C’è qualcosa di eterno nel mirar le stelle 
Forse perchè ,Tu mio Signore,
le hai rese così belle.
Guardo questo mondo con occhi bambini
Meraviglia  dipinto di Fabrizio Gavatorta

fatti di sogni senza confini…
Ma poi mi risveglio in un mondo lontano, 
ove non scorgo più la tua mano 
ove il male alimenta ogni dove 
ove la vita ricerca l’altrove.
 E nell’infinito mio ricercarti. 
Mi soffermo e respiro
l’ essenza lontana
di un sogno 
osservando le stelle 
in questa nottata 
rivivo  di te la vita donata
Monica Pasero


Poesia presente nel Catalogo d'arte dell' artista.

 Leggenda  della Stella cadente  ( vista a modo mio )
C’erano una volta  due  piccole  stelle che brillavano una accanto all’ altra
Una delle due, la più  piccina,  vedendo  per la  prima volta  la  luna  se ne ingelosì, così tanto, che  non trovò più la gioia di vivere da stellina, con gran  preoccupazione dell’ altra stella.
“Guarda come grande e come splende  invece  la mia lucina e cosi piccola povera me!” Se io solo potessi avere ciò che ha lei, se la raggiungessi e prendessi  un po’ della sua luce forse diventerei luminosa e bellissima,  ma sono troppo piccina per farlo !” ripeteva ogni giorno compiangendosi.  
La stella più grande,vedendo quanto stellina soffrisse per questa cosa, decisa,  partì  ed aiutata da un complice vento, giunse dopo mesi vicino alla luna. Era la notte del 10 agosto,di un anno ancora da scrivere, quando stella tentò  di portare via alla  luna  un po’ della sua luce, per darla alla sua amica  ,ma  nell’impresa   stella cadde  e da allora il buon Dio decise che stella sarebbe divenuta” stella cadente”  per chiunque  crede e sogna e  sfida con coraggio la vita senza arrendersi mai.

  Monica Pasero