venerdì 15 agosto 2014

Lettera al passato di Monica Pasero


 Caro Amore mio,
 stamani la malinconia mi riempie il cuore, sarà l’autunno, forse la poca luce, sarà questa sensazione del tempo che mi abbandona.
Ho così deciso di scriverti.
Conservo ancora il tuo vecchio indirizzo,insieme alla mia carta da lettere, è tutto qui in questa scatola che ora mi accingo ad aprire. E’tanto, forse troppo tempo che non scrivo una lettera, spero che la mia vecchia mano non tremi, almeno per oggi e mi lasci stendere i miei pensieri  in questa luce di vita ancor apparente che sconfina  fin nell’anima, riportandomi alla mente il nostro amore
Rammenti quei giorni quando le nostre missive ci riempivano la vita?
Tutto iniziò con un tuo  biglietto lasciatomi su uno dei banchi della chiesa dove io e la mia famiglia prendevamo posto tutte le domeniche. Lo nascosi furtivamente nella mia tasca. Ringraziando il Buon Dio che mio padre non l’avesse visto.
 Erano mesi che i nostri occhi continuavano ad esplorarsi durante la messa domenicale. Tu accennavi un sorriso in cui io mi riscoprivo non più bambina.
 Non ci eravamo mai parlati. Chissà poi perché? Forse, la mia giovane età  spaventava  i tuoi compiuti  diciotto anni.  Ricordo quel giorno come fosse ieri, persi completamente l’omelia, ma non me ne importò.
Passai quel tempo rinchiusa nei miei pensieri, domandandomi quali parole avrei trovato nel tuo messaggio.
 Fu il nostro  primo contatto, lessi miriadi di volte quelle poche righe cariche di tutto quello di cui in quel momento avevo bisogno, non ero ancora donna, ma dentro me vibrava il mutamento.
  Mi hai rubato l’anima Nina, non v’è giorno, né notte, che  tu non sia con me. Scrivimi! Te ne prego!  Conservo ancora quel  messaggio ormai logoro, consunto  dal tempo e dalle calde lacrime che giunsero da lì a poco.
 Tramite un’amica comune iniziammo una corrispondenza serrata. Chissà  la cara  Anna che fine ha fatto? è cosi tanto tempo che non so più nulla di lei.
Passammo così alcuni mesi scrivendoci  assiduamente lettere colme  di noi, dei nostri sogni, tanti progetti, forse troppi in un periodo come il nostro in cui la guerra imperversava in mezza Europa  e il profumo di morte era nell’ aria misto a quello di speranza dei nostri giovani cuori innamorati.
 Sapevo quasi tutto di te, ma mi mancava conoscere il tuo profumo, assaporare i tuoi baci. Spesso i miei sogni si popolavano di nuove sensazioni mai vissute, in cui le tue braccia avvolgevano il mio esile corpo e il tuo amore permeava i miei sensi, lasciandomi addosso il tuo profumo.
Rammento quei pensieri strani, accompagnati quasi sempre da un frettoloso segno di  croce, convinta che fossi nel peccato. Se ci ripenso mi scappa un sorriso nel considerare  quanto la vita possa mutare i pensieri.
 Oggi, col senno  di poi, comprendo che il peccato vero è stato perder tempo, essere   frenata dal perbenismo che  riempiva le nostre teste  e le nostre vite quando l’apparenza contava più della felicità stessa, ma a distanza di  anni le cose non sono mutate e i pensieri hanno violato ali  tarpati sempre da una società in cui l’amore passava in secondo piano .
Poi giunse anche per noi quel momento. Il nostro primo incontro. Sapevo il motivo e in cuor mio vederti mi lacerava l’anima, ma ti aspettai al limitare del bosco di faggi come tu mi avevi chiesto. Era la prima volta che ci trovavamo soli uno di fronte all’altro, tutte le emozioni scritte in quei mesi librarono libere nei nostri corpi.
 Un caldo abbraccio ci avvolse rendendoci una cosa sola. Rammento ancora quell’abbraccio che sapeva di casa. Finalmente potei sentire il tuo profumo, assaporare la tua bocca che non tardò a invadere la mia, compiendo appieno le mie fantasie. I nostri corpi parlarono per noi e sotto la pineta ombrosa divenni donna.
Sento ancor quei brividi di vita attraversarmi questo corpo ormai stanco, mi rivedo ragazza dai  delicati lineamenti, con occhi sognanti e disperati pieni di paure e di consapevolezza. 
Mi stringesti così forte da togliermi il fiato. Quell’ abbraccio non era un inizio, ma una fine. Lo sapevamo entrambi. Nella tua ultima lettera mi confidasti che eri stato  chiamato in guerra. Ora che la mia vita volge al termine  rivivo ancor una volta l’immensa sensazione dello  scriverti.
 Quel giorno, sapevo che vederti e viverti sarebbe stato devastante, ma se non ti avessi vissuto, amore mio, non avrei mai compreso cosa significasse Amare .  


 Monica Pasero

QUESTO BRANO E' PRESENTE NELL' ANTOLOGIA  D'AUTORE D'AMORE
 EDIZIONI ESTROVERSO

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