giovedì 20 settembre 2018

A OLTRE SCRITTURA LA SCRITTRICE ELISABETTA MATTIOLI



  I pensieri  messi per iscritto non sono nulla di più
che la traccia di un viandante nella sabbia:
 si vede bene che strada  ha preso,
ma per sapere che cosa ha visto
 durante il cammino bisogna far uso dei suoi occhi.
Arthur Schopenhauer 
 



Oggi nel mio spazio arriva una viaggiatrice, amo definire l’ospite di oggi una “viaggiatrice del mondo”, una giovane donna che porta con sè l’esperienza del viaggio, la sua innata solarità e una natura avventuriera e questo non può che essere uno sprone per la sua grandissima verve letteraria che, in questi anni, le ha permesso di produrre moltissime opere tra poesia narrativa;  una  scrittura  prolissa, energica, la sua, in cui si evidenzia grande  creatività e  passione.  L’ospite di oggi possiede una notevole  carica creativa che la porta a spaziare sia nella scrittura che nella fotografia. La sua capacita di adattarsi  nel mutare genere letterario rende questa artista una bella scoperta. Scrittrice, poetessa, fotografa, artista versatile e “vera”. A Oltre scrittura ho il grande piacere di ospitare la scrittrice Elisabetta Mattioli.

Elisabetta, noi ci conosciamo da tanti anni, tramite il Social, e in questo periodo la cosa che mi ha colpito di più di te è proprio il tuo distacco dal successo, seppur hai avuto tantissimi riconoscimenti e molte pubblicazioni non hai mai osannato questo tuo lato artistico ma sei rimasta semplice, continuando a creare nuove opere e questo trovo faccia di te una persona “bella” Sì, una bella persona!  E qui ti chiedo: quando è nata la tua passione per la scrittura? Rammenti il tuo primo racconto?

Il mio primo racconto (in assoluto) fu in occasione di un concorso, era una favola per bambini, molto breve si intitolava. “ Ale il delfino coraggioso.”
Provo una passione infinita per questi animali, nel corso dei miei numerosi viaggi, ho avuto l’immensa fortuna di nuotare assieme a loro, precisamente in Italia, nelle isole Sporadi a nord della Grecia e anche lungo la costa caraibica (a Cuba). È un’emozione che mi è rimasta dentro, imbrigliata nell’essenza, per il resto della vita e oltre. Qualche anno addietro, mi sono fatta  tatuare un delfino sulla spalla sinistra.
Da quanto leggo hai pubblicato  molte  opere legate all’ erotismo, qual è il segreto di scrivere un buon testo erotico, senza rischiare di cadere nel volgare o nello scontato?
Non esiste un segreto vero e proprio, tra i vari stili narrativi, l’erotico mi si addice maggiormente, lo sento davvero “appartenere all’essenza” mi emoziono sempre nel scriverlo.  La linea che demarca l’erotismo dalla pornografia è molto labile e caderci è abbastanza facile. Nei miei scritti creo una storia, i personaggi sono ispirati dal mondo reale, non sempre sono positivi, anche i protagonisti principali hanno una personalità con forti lati ombra. Il bene e il male sono presenti in egual misura, spesso si miscelano perfettamente tra loro, danno vita a una rete intricata d’emozione, passione ed eccitazione.
È  proprio questo che spero di riuscire a trasmettere al lettore: emozioni forti, intense e indimenticabili. E, se dopo aver “fagocitato” parola per parola, i miei cari lettori, finiscono in camera da letto, per me… è il TOP
Milan Kundera diceva:  “L'erotismo non è soltanto desiderio di un corpo, ma in egual misura anche desiderio di stima. Il partner che avete conquistato, che vi desidera e vi ama, rappresenta il vostro specchio, la misura di ciò che siete e di ciò che valete! ”tu cosa ne pensi?

Una persona nel corso della vita, può avere relazioni sentimentali basate sul coinvolgimento psicofisico, emotivo e sessuale oppure avere rapporti “solamente” sessuali. Ma in entrambi i casi l’aspetto emotivo è fondamentale, così come deve essere basilare la stima, anche se con quella persona trascorrerai semplicemente una notte.
Diverse sono le tue opere appunto che trattano l’argomento  “Eros “tra tutte hai piacere di citarcene una e raccontarci in sintesi di che narra?


La mia opera scritta nel 2015, l’Isola di Ortigia.
Irene, una ragazza che sente dentro di sé la necessità di vivere una vita vera, si trasferisce a Roma, studia all’università e lavora al contempo come cameriera in un ristorante il cui gestore non perde occasione per metterle le mani addosso.Ben presto Irene realizza il suo sogno e trova occupazione a New York City, dove riesce ad imporsi lavorativamente e dove conduce una vita sessuale disinibita, dividendosi tra Claudio, un uomo dal quale è irresistibilmente attratta, (presentato dal suo capo e amico James), e il suo ex – amante romano. Tra perdite e riconquiste, tra America e Italia, Irene si troverà a dover fare i conti con il proprio destino…I personaggi maschili principali sono tre: James, Claudio e Augusto, nessuno di loro, può lasciare indifferenti.Breve stralcio del romanzo: Irene si trovava tra le braccia di Claudio, e in quel momento il tempo sembrava essersi fermato per sempre, non faceva casi alle persone attorno a loro, il suo unico pensiero era guardare l’uomo fisso negli occhi, facendosi avvolgere dalla musica.
Tra le tue opere spuntano spesso anche racconti per bambini e libri dedicati a loro; tra tutti cito “Trullalero” edito dalla casa editrice Apollo. Due parole su questa tua opera.

Trullallero è stata una sfida “letteraria”, ho voluto cimentarmi con un testo dedicato all’infanzia, ma non solo, leggermente diverso rispetto alla normalità corrente. Difatti sono filastrocche che trattano argomenti diversi e i protagonisti principali sono quasi tutti animali. Per esempio:
Libertà
La papera gialla
non vuole vivere
dentro alla stalla
nel stagno vuole andare

e nell’acqua le piace stare
con le zampe larghe
vuole sempre sguazzare
e ama canticchiare
alla papera gialla
piace tanto nuotare
il suo padroncino
non desidera ascoltare
e dalla bella fattoria
se ne vuole andare
senza mai più tornare
il bambino piangerà
la mamma lo stringerà
ma un giorno capirà
che la papera gialla
in mezzo all’acqua
sempre felice lei sarà
Nel libro  troverete anche  alcune mie fotografie, immagini immortalate durante i miei viaggi.  Ho dedicato questo libro a Manuel piccolo e grande uomo.

Come già detto la tua penna è davvero prolissa e produce tantissimo!   Le tue pubblicazioni sono davvero tante, se non erro, siamo a quota undici pubblicazioni in formato e - book  più molte altre in cartaceo. Quale è il segreto di tanto entusiasmo e produttività?
Forse se calcoliamo i racconti singoli in e – book, sono molti di più…  Purtroppo mi annoio facilmente, ho bisogno di stimoli continui, non riesco a stare ferma con la mente e con il corpo. La mia ex – insegnante d’asilo nido mi ha sempre raccontato che inventavo storie ai miei compagni e avevo appena quattro anni. La prima poesia (o presunta tale) l’ho scritta quando ne avevo sette e alla stessa età ho partecipato al primo concorso letterario – figurativo. In quell’ occasione scrissi  un breve racconto con annesso un disegno. Vinsi la “contesa”, e andai a ritirare il premio assieme a mia nonna Adriana in un Hotel in provincia di Bologna. Mia nonna era molto più emozionata della sottoscritta…  Mentre a otto anni, nacque un terzo testo, narrava di una bambina che perdeva il padre, perché gravemente malato. L’insegnante ne rimase stupita e mi “spedì” dallo psicologo, quando mi chiese per quale motivo avevo trattato la morte gli  risposi che la morte fa parte della vita e noi dobbiamo accettarla! Sono le testuali parole d’allora le rammento alla perfezione. Sono terribilmente entusiasta, caotica, disordinata, passionale e inquieta per natura, sono affezionata alla mia essenza.

La tua bravura sia in narrativa che nell’ ambito poetico è stata spesso premiata in diversi concorsi letterari in questi anni. Tra tutti quale ti ha dato maggiormente soddisfazione e perché?
Tutti e nessuno, però tengo personalmente al Premio Nazionale Universum Academy Switzerland, non per la valenza internazionale ma è emozionante essere premiati, vicino al mare e respirare la salsedine. La cerimonia si svolge a Monte Silvano una località turistica dell’ Abruzzo.



Elisabetta come ho scritto nell’introduzione io vedo in te una giovane di grande solarità e voglia di conoscere il mondo e i tuoi innumerevoli viaggi lo dimostrano. Tra le tue tante destinazioni quale ricordi con più affetto e perché?
Mia cara Monica, è praticamente impossibile rispondere alla tua domanda: ci vorrebbe un libro, se non due o forse tre. Proverò ad essere sintetica e con poche parole.

Seychelles: Il granito colorato che sfiora e bacia l’Oceano Indiano.
India: Spiritualità, modernità, cultura millenaria e morte, unite nello stesso abbraccio.
Madagascar: Un popolo con un sorriso magnifico e amore infinito.
Giordania e Israele: Due luoghi incredibili, senti davvero la mano di Dio.
Guatemala: Misticismo, antichità, gente sorridente e allegra, immersi in una giungla intricata, in quel luogo il tempo si è fermato

Brasile: Un mondo intero, una natura pazzesca, ambientazioni diversissime, unite in un solo luogo.
Salisburgo: Un clima infame, un freddo suino ma una città fiabesca, respiri davvero un mondo incantato che non esiste più.
E poi la mia Romagna il calore dell’estate, fin da quando sono bambina.   
Questi sono solo alcuni posti, li ho tutti incisi nella pelle dell’anima, ma non tutti mi hanno trasmesso le stesse emozioni.
Terzani citava :“Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare”. Tu cosa gli risponderesti?
Terzani ha perfettamente ragione, sono d’accordo! Non esiste un unico arrivo: è una ricerca infinita.



Dopo l’isola di Ortigia a breve uscirà la Violinista, un’ anticipazione per i nostri lettori.
La protagonista principale è ispirata ad una mia cara amica, Sabrina è una donna affermata sul lavoro ma infelice sentimentalmente, è stata tradita diverse volte. Durante una breve vacanza alle terme, conosce un uomo e ha un incontro sessuale con lui. Anche se dopo sparisce nel nulla, lei cambia stile di vita, da quel momento ha relazioni votate solo al piacere e si vota ai sensi, fino a quando il destino gioca la sua imprevedibile partita e glielo fa incontrare nuovamente e dopo il secondo incontro capita l’imprevisto e l’incredibile. Lei vive delle incredibili avventure, e tocca la morte varie volte, precipitando nel vortice del mistero e della passione, e… A questo punto, dovrete leggerlo!

 Un consiglio ai giovani autori che vogliono intraprendere questo percorso letterario, cosa fare e cosa non fare?
Beh, devono metterci, passione, creatività, sudore cerebrale e ancora tanta passione e non fermarsi al primo “no”. Anche se è difficile, devono mantenere molto alto l’entusiasmo. Ma soprattutto, non credersi mai arrivati, anche se raggiungono premi, riconoscimenti e medaglie. L’arte non è questo! Ma è la capacità d’emozionarsi ed emozionare. Non sono i pezzi di carta o i diplomi appesi alle pareti, anche se è piacevole riceverli.


 Oltre alla passione per la scrittura tu sei anche un’ottima fotografa il tuo scatto più bello qual è stato?
Mah, ne ho tanti… sicuramente sono quelli nel deserto, nella giungla, del mare e nelle Piramidi Maya e anche le foto che faccio alla mia Silvia. Per me, lei è come una sorella. Sono davvero troppi!
Chi è Elisabetta Mattioli nella vita di tutti i giorni?
Sono perfettamente lineare nella mia complessità, un vero caos emozionale, passionale, istintivo, creativo, folle, entusiasta, cattivello di tanto in tanto, e cervellotico! Sono entropica, come il titolo del mio secondo libro poetico: Entropia distratta.

E giungo alla mia ultimissima domanda di rito per Oltre Scrittura  e qui ti chiedo: quanto è importante nella tua vita sognare ?
Sognare, come canta Mengoni: è l’Essenziale! Oppure non crei nulla. I sogni sono la matrice e il carburante della realtà.
Ringraziando Elisabetta Mattioli per questa bellissima intervista allego il link dove troverete una buona parte dei suoi libri.


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Intervista a cura di Monica Pasero



lunedì 17 settembre 2018

A OLTRE SCRITTURA L'ARTISTA LUCA VALLONE. INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO


 L’arte comunica al mondo
 ciò che di bello, ancora non conosce.
Monica Pasero


Riempi la vita di attimi che ti ubriacano l’anima
e fanno sfiorare le nuvole.
Luca Vallone

Osservando le opere dell’artista di oggi, mi viene da pensare quanto la creatività umana non conosca confini, ogni opera racchiude in sé unicità, energie diverse che confluiscono da mano di anime diverse.
Non v’è artista che non porti il suo essere nelle sue opere ed è per questo che l’arte non avrà mai fine: essa rinasce perennemente ogni qual volta che l’essere umano s’apre al dono della creazione.
Nelle opere dell’ospite di oggi, la primissima cosa che mi colpisce è la sua ecletticità;  le sue raffigurazioni stupiscono proprio per il repentino cambiamento del soggetto.
Ci sono paesaggisti, ritrattisti, pittori che amano rimanere sulle stesse tematiche, anche nell’ utilizzo cromatico, solitamente le opere sono simili e molto spesso povere di personalità. In questo caso, invece, emerge una grande personalità che l’artista ha e lo dimostra spiazzandoci con soggetti semplici, apparentemente nemmeno riproducibili, eppure in quel soggetto di uso quotidiano come può essere la colla Vinavil,  l’ovetto kinder, un dispenser di caramelle o un detersivo per i piatti, l’artista  riesce ad esaltarne il suo contributo al mondo. Posso dire che riesce a creare da soggetti semplici, di poco interesse pubblico, qualcosa di unico nel suo genere. Egli auto celebra la semplicità e mi fa pensare che ogni cosa anche la più piccola merita attenzione e rispetto.
Nelle sue sculture, invece, si alternano: volti, parti anatomiche: come il cuore, le mani, i piedi e spesso le sue raffigurazioni sono simboliche quasi  empiriche e, a mio parere, lanciano un messaggio per tutti diverso e unico. Se nelle sculture ho notato spesso durezza nel soggetto e voglia di smuovere, destare le coscienze, nei suoi ritratti e dipinti  ho avvertito dolcezza: i soggetti sono spesso legati all’infanzia;  la durezza dello scalpello cede posto alla morbida matita che cambia visione, carattere e realizza scene di  tenerezza. Impossibile non soffermarcisi: il nostro sguardo viene rapito e per un attimo si diviene parte  di quelle rappresentazioni serene e calme, dove la parte bella dell’umano emerge nell’amore e nel sentimento.
Molte sue opere le definirei interpretazioni di paure e sogni umani in cui l’amore è sempre presente;   l’artista lascia quasi una doppia firma nei suoi lavori:  un cuore raffigurato in diversi stili ma che ci rammenta che, in ogni situazione della nostra vita,  il cuore deve sempre farne parte. A Oltre scrittura oggi ho il piacere di ospitare l’artista Luca Vallone.
  
Luca, innanzi  tutto, ti ringrazio di essere qui, ci siamo conosciuti per caso sul Social e mi ha colpito subito la tua grande comunicatività artistica e il tuo messaggio sull'importanza del sogno e parto subito col chiederti: quanto sognare ti abbia aiutato nella realizzazione di questo tuo percorso artistico?
     Grazie a te Monica, per l'opportunità.

I sogni fanno parte di noi stessi, come il respiro e il battito del cuore. Tutti nasciamo sognatori. Da piccoli facciamo incredibili voli pindarici tra galassie e vuoti interspaziali. La nostra fantasia viaggia senza limiti ma crescendo questa capacità di vedere oltre si assottiglia, si scontra con il crudele cinismo della vita che vuole vederci come delle macchine che producono e consumano, mettendo da parte qualunque forma di creatività. I colori diventano sempre più piatti. La maggior parte dei sogni vengono chiusi in un cassetto e finisce che ci accontentiamo di pezzi di vita, per non sentirci troppo diversi.
 Ci omologhiamo alla mediocrità solo perché abbiamo bisogno di sicurezza. E le nostre fragilità sono sempre lì, pronte a farci sentire sbagliati a farci perdere tempo in mille pensieri. Quando ho capito che mi stavo facendo fregare la vita, mi sono ribellato! Ho ripreso in mano i miei desideri per rinascere e ritrovarmi a scoprire quanto sia bello sognare.
Ho scoperto che quando smetti di avere paura di ciò che sei, di ciò che senti inizi a conoscere il tuo vero potere. 

Opere tue ne ho viste tante ma tra tutte voglio soffermarmi su “Adrenalina”  il suo impatto visivo è forte e in qualche modo anche cruento; quel cuore rosso circondato da siringhe mi ha fatto pensare alla dipendenza nel senso ampio del termine. Dipendenza dal cibo, dalla droga, dagli antidepressivi ma anche dall’amore, dalle paure. Tutti noi abbiamo una dipendenza e tutti noi abbiamo bisogno di una dose per sopravvivere. Un messaggio ai nostri lettori, affinché quel cuore non sia più circondato ma voli libero.


Per volare bisogna liberarsi dai pesi. Spesso il passato complica le persone, perché non sanno cosa mettere via e cosa, invece, portare con sé. Credo che crescendo bisogna esercitarsi a buttare via le cose che ci rendono pesanti. Esercitarsi a rimanere leggeri, a non farsi appesantire dalla vita, dalle abitudini, dai vizi, a lasciare spazio dentro di noi a cose nuove  ad emozioni travolgenti ma anche a piccoli attimi inaspettati. In una società, dove tutto viene messo in discussione, dove la semplicità è diventata una merce rara, la più  grande dipendenza è quella di sentirsi accettati per quello che si è. Cerchiamo continuamente l’approvazione degli altri. Bramiamo amore, sputandoci addosso veleno.
Cosa dovremmo fare? Imparare ad amarci di più.
Come? Trovando il coraggio di guardarci dentro con onestà, accettando il nostro passato, le nostre paure e i nostri limiti spostandoli un po’ più in là.
Da quest’accettazione nascerà una nuova consapevolezza, la paura di essere giudicati lascerà spazio a una autenticità che solo chi può permettersi di essere se stesso, fino in fondo, conosce.

C'è davvero un forte abisso dalle tue sculture alla tua parte ritrattistica;  due mondi diversi creati dalla stessa mano: la solidità della materia che porta a imprimere la parte più dura della vita e il tratto sfumato della matita che rappresenta la parte più dolce  e fluida del vivere; c’è un motivo per questa tua scelta?
Diciamo che le mie opere seguono spesso lo stato d’animo. Quando sono giù preferisco scolpire, sento un senso di liberazione nel farlo: ad ogni colpo di scalpello ho la sensazione di togliermi di dosso tutto il superfluo che mi tiene legato con il suo peso a terra. Mentre nella pittura o nel disegno ho l’esigenza inversa e cerco di riempire con i colori quei vuoti che il tempo ha scavato nello stomaco.

 Leonardo da Vinci citava: “Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, se nonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente. Un tuo pensiero è proprio così?
Dietro una scultura ci sono tante ore di lavoro e sudore. È un lavoro molto fisico ma anche mentale e di concentrazione: un colpo sbagliato e non si può più tornare indietro. Mentre nella pittura è un puro esercizio della mente che, per quanto mi riguarda, è molto più faticoso di quello fisico.


Nelle tue raffigurazioni a matita rappresenti spesso neonati e scene legate all’  infanzia e qui ti chiedo: che rapporto hai con il bambino che è in te?
 Lo cerco continuamente dentro di me e dentro gli altri. È la parte migliore di ognuno di noi. È la parte più vera e autentica che dovremmo liberare spesso.

Come già detto, nell’introduzione, utilizzi spesso soggetti, quasi insignificanti, elevandoli e rendendoli protagonisti. Cosa ti ha spinto a rappresentare questi oggetti che sinceramente non avevo mai visto riprodotti, forse appunto per la loro poca importanza?
 


Nel tempo libero amo "crogiolarmi" nei ricordi d'infanzia andando alla ricerca di oggetti che sono "prova" di quei ricordi.
La nostra vita è circondata da cose che involontariamente diventano spettatori della nostra esistenza, che evocano immediatamente persone, luoghi, situazioni, momenti felici o tristi. Oggetti di uso comune che fanno ricordare, ridere, piangere, pensare e ripensare.Ci sono cose che ci fanno fare un tuffo nel tempo e ci rimandano ai giorni vissuti dalle generazioni precedenti. Cose che scandiscono il tempo e segnano la nostra giornata; che siano film, canzoni, spot pubblicitari, sigle di cartoni animati, fumetti, oggetti di uso comune, quello che cerco di fare è concentrare l’attenzione su quei piccoli dettagli, apparentemente insignificanti ma spettatori delle nostre emozioni, mettendoli al centro, facendoli così diventare protagonisti della storia. L’idea è di rifar rivivere quel momento impresso nella mente di cui si ricorda tutto e il gioco è cercare di catturare lo sguardo del bambino pieno di meraviglia che è nascosto in ognuno di noi.



In molte tue opere è presente il cuore, il perché di questa scelta?
Il cuore è il centro di ogni cosa. È il motore pulsante della vita, il centro delle emozioni. È la parte che più mi interessa.



Luca oltre ad essere un valido pittore e scultore, io vedo in te un grande comunicatore che oltre lo scalpello e la matita; usa benissimo la penna: comunichi sul social tramite video di grande contenuto e scritti che spronano al sogno al non arrendersi;  il tuo contributo  porta alla riflessione, apre alla speranza e qui ti chiedo: in una società, dove tutto è scontato, dove  il cinismo e la razionalità pervadono  il nostro vivere, come si fa ancora a credere nei sogni. Tu come fai?






C'è una quantità enorme di stupidità che ogni giorno appena usciamo di casa, ci piove addosso, dalla Tv, ai giornali, ai social... è un continuo bombardamento  di NO, di non si può fare. NO che ci trascinano verso il basso, verso la faccia mediocre di questo mondo. Figli della fretta e della superficialità passiamo più tempo a farci ispirare dalla stupidità che non dai nostri sogni. Così le nostre vite si sono piano piano abituate ad accontentarsi, scelte che non dico sia sbagliato, ma per quanto mi riguarda la vita è qualcosa di più. Ho sempre odiato omologarmi a questa società. Cerco di fuggire da ciò che mi schiaccia e non mi fa sognare. Credo si abbiano sempre due scelte: accettare le condizioni in cui viviamo o avere il coraggio di cambiare. Continuare a sognare è la nostra unica speranza per un mondo migliore.

In tuo video citi: “ Annulliamo le apparenze che ci dividono” e io aggiungo che essere se stessi nudi innanzi agli altri, senza maschere, oggi è quasi impossibile. Spesso le maschere sono una sorta di armatura per non ferirsi troppo ma se tutti la buttassimo giù questa maschera   saremo sulla strada per un futuro più equo e sereno, tu cosa ne pensi? Come possiamo ritornare a fidarci del prossimo?




Saremmo più liberi. Liberi di vivere a pieno le emozioni, la vita. Spesso il passato complica le persone. Siamo la somma delle nostre esperienze. Ci hanno insegnato a non fidarci degli altri. Siamo dei campioni a farci dei problemi. Ci facciamo schiacciare dalle nostre fragilità. Ci perdiamo nei dubbi e nei pensieri e restiamo a guardarci allo specchio come dei cretini, mentre ogni momento potrebbe essere buono per togliere quelle maschere che ci dividono e guadare negli occhi la nostra vera bellezza.

Se potessi tornare indietro nel tempo, quale artista vorresti conoscere e quale sarebbe la prima domanda che gli faresti?

Credo che tornerei nel Rinascimento... Da piccolo mi perdevo sempre tra le pagine illustrate dei libri di storia dell’arte, sognando un giorno di poter fare anch’io qualcosa di grande come la cappella sistina, la pietà, il David di Michelangelo. Se potessi incontrarlo più che fargli una domanda mi piacerebbe guardalo mentre sprigiona dal marmo le sue grandiose opere.

   Oltre ad essere un artista a tutto tondo chi è Luca Vallone nella vita di tutti i giorni?
Un semplice ragazzo a caccia di piccole emozioni.


 Descriviti in una sola parola e spiegaci perché.

Sognatore. Credo si sia già capito che ho i piedi incollati alle nuvole.

       Progetti futuri?

Vivo il presente, dove cerco ogni giorno di rubare un’emozione alla vita, un piccolo attimo perfetto. Al futuro ho smesso di pensarci, quando ho capito che non si può programmare nulla, se non quello che si sta facendo ora. 

Un consiglio per chi vuole intraprendere un cammino simile al tuo: Ricorda sempre… a te la parola.
Non arrendersi mai.
Per fare arte basta una penna Bic, per fare l'artista servono molti soldi, di tutto e di niente, chi vuol fare arte lo fa in qualsiasi situazione.
L’importante è sapere dove si vuole arrivare, puntare dritti verso l’obiettivo e ogni giorno fare qualcosa, anche una piccola cosa che ti faccia fare un passo verso quella direzione. Quando si seguono i propri sogni si è sempre sulla strada giusta.

Ringraziando Luca per questa illuminante intervista, ricordo che potete seguirlo qui:






venerdì 7 settembre 2018

PROGETTO TEATREABILITY TEATRO DEGLI EROI ROMA

OLTRE SCRITTURA SEGNALA CON GRANDE PIACERE QUESTA FANTASTICA INIZIATIVA  DEL TEATRO DEGLI EROI A ROMA

   PROGETTO THEATREABILITY
Il progetto propone una Rassegna di Teatro Sociale, riservato a Compagnie teatrali amatoriali, che trattino il tema della disabilità e tra i cui componenti siano attive anche persone affette da disabilità.

“L'iniziativa è parte del programma dell'Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale”
Rassegna, nata con il patrocinio (non oneroso) della UILT Unione Italiana Libero Teatro, si presenta come una innovazione nell’offerta di spettacoli per l’Estate Romana.
Luogo privilegiato ed unico è il Teatro degli Eroi, sito in Via Girolamo Savonarola 36/m, tra Via Andrea Doria e la Circonvallazione Trionfale, nel I Municipio di Roma, ampiamente accessibile e privo totalmente di barriere architettoniche, ben fornito di servizi di trasporto urbano.
Le rappresentazioni teatrali da parte di Compagnie amatoriali proporranno testi tradizionali o del tutto nuovi, secondo il repertorio di ciascuna Compagnia.
Sono previste 6 rappresentazioni, una serata per ciascuna delle Compagnie selezionate, al termine delle quali, il 16 settembre, saranno assegnati premi e riconoscimenti. La proclamazione della Compagnia vincitrice avverrà da parte della Giuria qualificata.
Il progetto persegue l’affermazione di una cultura della diversità affinata e sostenuta da esperienze di integrazione che coinvolgano una pluralità di componenti sociali: il disabile, la sua famiglia, il mondo dello spettacolo, le istituzioni preposte alla sua tutela e all’assistenza, il mondo della scuola, la società residente sul territorio.

In un tessuto culturale chiamato ad affrontare l’incontro con diversità e l’alterità, il teatro costituisce un luogo protetto e privilegiato per la valorizzazione delle diverse abilità che caratterizzano l’unicità di ogni individuo.
Programma:
Apertura Venerdi 7 settembre 2018 ore 18,30 inaugurazione
Sabato 8 settembre 2018 ore 20,30
LA STORIA DI UN BIRBANTE
Compagnia Teatrale “Federica Abete” Casa Santa Rosa
Regia Paola Pecci
Mercoledì 12 settembre ore 20,30 spettacolo fuori concorso IO, SOLO UN PAZZO
Roberto D’Alonzo
Giovedì 13 settembre settembre 2018 ore 20,30
EPPURE VOLA … L’ELEFANTE RUSSO
Compagnia Teatrale Ass. RISVEGLIO
Regia Rocco Piciulo
Venerdi 14 settembre 2018 ore 20,30
S-CONFINI
C S M Cisterna LT
Regia Roberto D’Alonzo
Sabato 15 settembre 2018 ore 20,30
AULULARIA LA COMMEDIA DELLA PENTOLA
Compagnia Opera Don Guanella
Regia Primula Izzea
Domenica 16 settembre 2018 ore 17,30 spettacolo fuori concorso TUTTA COLPA DI ARNOLD
Rita Capobianco
Premiazione ORE 19,00


domenica 19 agosto 2018

A OLTRE SCRITTURA LA PITTRICE TORINESE ANNA MARIA CALVI




Non vi è talento più grande
di  quello giunto dal cuore.


Vi sono passioni dentro di noi, che né il tempo, né la vita stessa possono soffocare.  Il bisogno di esprimersi, d’ imprimere la nostra sostanza, prima o poi riaffiora. Perché non si può soffocare la propria natura e tanto  meno i propri sogni.
Oggi nel mio spazio, ho un’artista che ha saputo riconoscere la propria essenza riportandola su tela. Vi è magia in queste mani che donano non solo una raffigurazione ma l’ animano, portando in queste opere  il talento e la sensibilità che la contraddistinguono. 
Di lei dice: “Dipingo per il puro piacere di farlo!” A Oltre Scrittura oggi  ho il  grande piacere di ospitare la pittrice Anna Maria Calvi   in arte “ AnnArte “

                                                                                                    Innanzitutto ti ringrazio di essere qui! La mia prima domanda è questa: quando è nata in te  questa passione? Rammenti quando hai sentito il desiderio di dipingere?

Ciao, Monica,innanzi tutto io ringrazio te, e felice di essere qui, a rispondere a questa tua intervista.Questa passione la sento dentro da sempre,ho iniziato a “giocare” con pennelli e tele nel periodo adolescenziale. A tredici anni ho cominciato i primi approcci con la pittura ad olio e acrilico,continuando a dipingere su ogni superficie disponibile e riempiendo diari di schizzi e ricordi di quel periodo.


Ricordi il tuo primissimo lavoro artistico?
Lo ricordo molto bene,il mio primo dipinto su tela raffigurava una barca con tante bandiere attaccate alle cime,che si stagliava su un immenso mare azzurro, 50×70 tutt’ora questo quadro è in mio possesso,a ricordo dell’enorme percorso artistico che ho compiuto.

Sei un’autodidatta e questo denota ancor di più il tuo grande talento che negli anni hai arricchito. grazie ai numerosi corsi di pittura seguiti.Quanto lo studio è stato importante per la tua crescita artistica?

Non ho frequentato,a malincuore,una scuola d’arte che potesse aiutarmi ad acquisire le basi che avrei tanto voluto avere,ma ho cercato di sopperire a queste lacune frequentando svariati corsi da rinomati maestri d’arte. Ognuno di loro ha lasciato qualcosa di profondo in me,sia a livello tecnico che umano. Dando vita alla magia che tutt’ora mi pervade, ogni qual volta che  inizio un nuovo lavoro. Uno speciale ringraziamento vorrei dedicarlo alla scomparsa  ritrattista Silvia Gregorini che ha reso in me possibile catturare l’anima delle persone nei miei ritratti,alla docente Luciana Turello che tutt’ora mi segue e con cui ho instaurato una profonda amicizia ed infine al pluri premiato artista maestro Gugliemo  Meltzeid.

Qual è la corrente pittorica a cui ti ritieni più vicina?

La mia evoluzione artistica è stata caratterizzata da svariate tappe,che hanno influenzato le opere da me realizzate,dal principio ogni passo compiuto era volto alla ricerca di una mia identità artistica, che mi contraddistinguesse dalla massa,e  al continuo tentativo di perfezionare le tecniche apprese.Inizialmente, nella speranza di eseguire opere “belle” per tutti,ho ignorato la mia personalità, approcciandomi a studi che non mi appartenevano,con il tempo ho sviluppato un’assoluta preferenza per lo stile “figurativo” nel quale la mia arte trova libertà d’espressione, dando vita ad un universo perso tra sogno e realtà.

Nei tuoi numerosi dipinti scorgo molti ritratti e in ognuno ritrovo grande originalità. L’espressività dei volti dona vita all’immagine! Sai far rivivere la tela qual è il segreto?

I miei dipinti prendono forma e corpo nella mia mente,prima di essere impressi sulla tela. Immagino quali sentimenti abbiano caratterizzato quei momenti in cui sono stati realizzati gli scatti che andrò poi a riprodurre, cercando di dare “un’anima” al quadro. Percepisco la gioia,l’amore,la passione,e a volte,il dolore che si cela nei miei soggetti,tutte emozioni che fanno vibrare la mia anima. Adoro quando voglio rilassarmi … dipingere con libertà..perdermi nella pittura di paesaggi campestri,di mare immenso, e fiori dai mille colori,prediligo i colori caldi del giallo, arancio e rosso.


Da dove prendi la maggior ispirazione per le tue opere?

Un’altra passione da cui prendo ispirazione è la fotografia,la mia macchina fotografica mi accompagna ovunque io vada,aiutandomi a catturare ogni soggetto interessante che possa darmi un nuovo impulso.Molti soggetti interessanti li trovo sul web da cui estrapolo immagini che andrò a rielaborare per comporre nuove opere.



Oltre che una bravissima pittrice:chi è Anna Maria Calvi nella vita di tutti i giorni?

Sono moglie e madre di due splendidi figli che ringrazio per la loro costante condivisione e l’entusiasmo che hanno per la mia passione .e a mio marito che mi ha sempre sostenuta e seguita.Ho un angolo tutto mio nel salone per dipingere in pace.Il “rischio” è che tele,colori e pennelli occupino sempre più spazio e che la casa si trasformi in un enorme studio nel mito di klimt – Renour.Oltre le mie attività famigliari .Lavoro da 15 anni presso un grande centro commerciale: Carrefour “le gru” come addetta allo “Scanning”(gestione delle etichette-prezzi e cartelli promozionali).

Tra le varie manifestazioni benefiche a cui hai partecipato,quale ti è rimasta più nel cuore e perché?
Tutte le manifestazioni mi sono rimaste nel cuore,in quanto l’emozione di poter partecipare attualmente a qualcosa che porterà beneficio a chi è meno fortunato,ti dona un calore profondo ed un senso di pace indescrivibile.
Ma se proprio devo citarne uno,ricordo con enorme emozione la donazione del dipinto “Ponte dei sospiri” 30×60 nel 2007, per la giornata “I colori per la vita”dove i ricavati delle opere sono stati destinati a sostegno del reparto di oncologia pediatrica infantile dell’ospedale ” Regina Margherita” di Torino,è stata una celebrazione dalla generosità e dell’amore per il prossimo.
Hai avuto parecchi riconoscimenti per la tua arte,tra questi ricordi l’emozione più bella?
L’emozione più bella l’ho provata durante la mostra “premio internazionale di pittura”che si è svolta nel 2012 alla “GAM” galleria d’arte moderna di Torino,dove è stato selezionato il mio dipinto “SIC” 30×40 dedicato allo scomparso Marco Simoncelli, ho visto persone alzarsi e applaudire commosse quando il mio quadro è stato presentato tra i partecipanti,questo è ciò che cerco di trasmettere con la mia arte: “l’emozione”

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Progetti futuri, dipingere sempre più!
Ho aperto una bottega d arte a Bruino, Torino. A settembre aprirò.  Farò corsi e chi vuole venire a dipingere sarà il benvenuto, si dipingerà  insieme e ci confronteremo con idee e suggerimenti.
Una mostra personale in novembre 2019 e tanti colori nell’ anima.

Che cosa è l’arte per Anna Maria Calvi?
Per me l’arte è comunicazione,un linguaggio emotivo che può suscitare una vasta gamma di sentimenti. Il mio scopo è creare un qualcosa che spinga l’osservatore a calarsi nello stato d’animo che mi pervade durante lo svolgimento dell’opera,diciamo che cerco di creare una porta sulla mia anima.Durante le mostre/esposizioni,interpello sempre la gente per raccogliere i loro pareri,di qualunque natura essi siano. Questo mi permette di capire in che modo le persone percepiscono i miei lavori e se il mio obbiettivo è stato raggiunto.
Quando dipingo la mia essenza si perde nella tela andando a rompere e a rinsaldare l’enorme vortice che si crea in me,in ogni pennellata e in ogni colore che scelgo.
Vorrei concludere con un motto:L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità…
cit. Teodor Adorno
GRAZIE!
Anna Maria Calvi  in arte AnnArte.
Per saperne di più su questa artista di grande talento visitate il suo sito http://www.calviannamaria.com/
o contattatela tramite mail  all indirizzo
 
 Intervista a cura di Monica Pasero