sabato 28 febbraio 2015

La nostra parte oscura



Si cela nell'animo umano tra ragione e cuore, è qui che s’insinua la nostra parte oscura. Quella parte di noi, non sempre accettata, spesso declassata, rinchiusa dietro le sbarre di un’intera esistenza, dove a volte è meglio soffrire che provare realmente a vivere.
Soffocata, trattenuta, imprigionata dentro la nostra coscienza la quale doma ogni nostra sensazione, riportandoci al perbenismo dei nostri giorni, alle regole scritte, alla coerenza, alla legge del giusto, ma nel nostro più profondo, sotto la brace dei dubbi e delle incertezze, si nasconde lei che urla la sua disperazione e libra verso l’alto il suo desiderio di evadere, uscir fuori, vivere la sua realtà, urlando al mondo la propria natura.

La parte oscura di noi spaventa, terrorizza, perché il desiderio, la trasgressione che emana ci ricorda che il cambiamento in noi è repentino e forte. Non bastano le nostre certezze, la nostra razionalità a frenare ciò che in noi ricerca l’evasione, così come un vulcano in eruzione, la lava dei nostri pensieri mai detti, ricopre tutto, riversandosi sulla nostra vita, sulle nostre certezze, sul vissuto, mettendo in discussione tutto ciò che fino a un istante prima, dell’eruzione, è stato il nostro mondo.
La parte oscura di noi, anche se detta così, può far paura, è la parte migliore, quella che ci vede come individui unici, che ci dà la possibilità d’essere davvero ciò che siamo, senza inibizioni, paure, inquietudini, solamente noi stessi, unici nel nostro genere, liberi d’emergere da sotto le ceneri di una vita spesso non nostra. Se solo riuscissimo ad accettarla e amarla, forse non ci farebbe più così paura e sarebbe una via sicura in cui camminare verso il nostro destino, perché in lei si occulta il nostro vero io, la nostra indole, la nostra unicità. È lì, che la vera felicità sfocerà libera da ogni costrizione che la società nei suoi schemi definiti ci impone.
Monica Pasero
 



mercoledì 25 febbraio 2015

Riflessione.

 Partendo dal presupposto che l’arte deriva da uno stato d’animo e come tale non si può giudicare,oggi mi voglio soffermare su una recensione letta proprio ieri, in cui ho trovato l’assoluta mancanza di rispetto per l’arte in sé. Una recensione, seppur negativa, deve, portare all'artista, coinvolto, una spiegazione su tale diniego e sul perché, a suo parere e ribadisco a suo parere, la sua arte non piaccia. 

Quando si fa una critica, si deve anche motivare le mancanze rilevate e sopratutto consigliare alternative e migliorie che possono aiutare l’artista nella sua crescita professionale, ma quando la recensione è solo un pensiero superficiale di un ascoltatore ( definito critico ) poco attento, che scrive i suoi gusti artistici, legandosi solo al marketing a quello già sentito, evidenziando così una poca apertura mentale. Beh, allora  qui qualcosa non va! Forse è l’intera società che ha perso il gusto della scoperta, della sperimentazione, dimenticandosi che l’arte è espressione intima che fuoriesce diversamente da ognuno di noi, può piacere o meno, ma non si può denigrare.  Viviamo in una società di falsi dotti che si mascherano dietro le loro grandi  scrivanie  con tanto di  targhe  in bella vista, ma alla fine  non hanno il sentore di vedere oltre ai loro schemi e non sentono l’ esigenza di trovare arte bellissima  in uomini semplici. Perché il semplice spesso è anche povero e le due cose non piacciono questa è la realtà! L’arte è un business: vernissage, presentazioni, DENARO, strette di mano e falsi sorrisi COMPROMESSI, ma qualcuno di lor signori si  è mai soffermato a pensare a  cosa sta realmente ascoltando, vedendo o leggendo? Siamo su una giostra economica che gira vorticosamente che ci rifila ciò che vuole e noi battiamo le mani, perché se va di moda, insomma va di moda! Avere l’ultimo libro o vedere l’ultimo film di quel tizio che ha venduto milioni di copie e se ha venduto, così tanto, sarà un  vero capolavoro o no? Stessa cosa vale  per la musica.

 Non ci soffermiamo più sul messaggio che l’artista vuole mandare, il problema è questo ma importa davvero  a pochi ricordarlo.

Ho sentito sputare fango su un artista senza leggere una sola parola costruttiva o professionale, ma il messaggio che lui dà, nei suoi testi, è bellissimo ma fuori moda! La genuinità, l’onestà intellettuale è fuori moda!  In ogni campo siamo costretti molto spesso a vedere solo una tipologia di arte che sia letteraria pittorica, musicale deve essere pagante! Ci privano dell’esigenza naturale di spaziare, questo perché il mondo ha molti artisti paganti che sanno vendersi bene, ma ringraziando Dio non tutti sono ancora schiavi della smania di successo.
 L’arte è libertà e come tale va lasciata fluire in tutta la sua essenza. I veri artisti,  il novanta per cento delle volte, non vivono sui grandi palchi ma nei grandi cuori!
Monica Pasero

martedì 24 febbraio 2015

Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Sarzana” "SUSANNASPOSADAY7" scadenza 15 /04/2015

 RIPORTO QUESTO CONCORSO   I PROVENTI ANDRANNO PER UNA GIUSTA CAUSA LEGGETE IL REGOLAMENTO

Premio Letterario Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Sarzana” "SUSANNASPOSADAY7" Regolamento SEZIONI A TEMA LIBERO:
Sez. A – Poesia edita o inedita.
Si partecipa con due liriche a tema libero ma sarà premiata solo una.
Sez. B – Libro di poesia. Si partecipa con un libro edito o inedito.
Sez. C – Libro di narrativa. Si partecipa con un libro edito o inedito.
Sez. D - Silloge di poesie. Si partecipa con una silloge edita o inedita. Cinque poesie già fascicolate con titolo.
 Sez. E - Racconto edito o inedito. Si partecipa con un racconto di qualsiasi genere letterario: giallo, fiaba, fantascienza, storia d’amore o d’avventura, epistolario, saggio.
 Sez. F – Fiaba o Favola . Si partecipa con una favola di qualsiasi genere.
Sez. G – Poesia Figurativa dell’Immagine Si partecipa con una foto o disegno abbinato alla poesia.
Sez. H– Poesia con poesie di dialetti regionali … con traduzione immagini in movimento da allegare la traduzione in italiano.
 SEZIONI A TEMA: FEMMINICIDIO - VIOLENZA SULLE DONNE “IL SILENZIO AIUTA IL CARNEFICE
Sez. I- Poesia inedita. Si partecipa con una poesia a tema.
 Sez. L - Racconto inedito. Si partecipa con un racconto a tema BANDO GIOVANI ETÀ INFERIORE AI 21 ANNI O SEZIONE SCUOLE.
 Sez. M - Poesia inedita a tema libero o a tema. Si partecipa con due poesie.
 Sez. N - Racconto inedito a tema libero o a tema Si partecipa con un racconto Buona idea sarebbe illustrare il racconto con dei disegni.
Note di Partecipazione: 1.Lo spirito e la finalità del PREMIO è DIVULGARE LA CULTURA. Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri che devono presentare le loro opere in lingua italiana. Gli elaborati vanno consegnati direttamente o inoltrati entro e non oltre il 15/04/15 all’indirizzo: Susanna Musetti Via Bertoloni, 41 19038 Sarzana La Spezia. 2- Il contributo richiesto per spese organizzative e di segreteria è fissato in euro 20,00 per ogni sezione, da accludere alla busta in contanti o assegno circolare. Somma che verrà destinata in beneficenza t.s. 3-Ogni autore puo’ partecipare a più sezioni previo pagamento della quota per sezione. Verrà assegnato il Trofeo assoluto a chi raggiunge il giudizio massimo nelle varie sezioni a cui ha partecipato. Il Premio “Città di Sarzana” “Poeti solo Poeti Poeti” “Susannasposaday7” verranno conferiti a chi si classifica in più sezioni. Al plico dovrà essere allegata la quota di partecipazione. 4- Ogni autore è responsabile di quanto contenuto nei propri elaborati … controfirmandone la dichiarazione con firma originale. 5- Il consenso al trattamento dei dati personali è ai soli fini del Premio in base al Decreto Legislativo all’art. 13 D.L 196/2003. 6. Tutti gli elaborati in lingua italiana, devono essere inviati in tre copie di cui una sola firmata e con i dati anagrafici dell’autore: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, cellulare, e-mail. 7. Ad essi dovrà essere allegata una lettera di presentazione. 8. Le opere inviate non saranno restituite. Tutti i partecipanti che saranno informati dell’esito del concorso, sono invitati alla cerimonia di premiazione. L’organizzazione non si ritiene responsabile di possibili disguidi postali. 9. Il giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile. 10. La cerimonia di premiazione avverrà nel Luglio del 2015 a Sarzana data e luogo saranno confermati. 11. I premi dovranno essere ritirati dai vincitori o dai loro delegati. Saranno spediti per posta solo i premi richiesti per iscritto a spese del destinatario. 12.Monte Premi: per ogni sezione dal primo al terzo posto saranno assegnati trofei- opere artistiche e diplomi; medaglie e menzione di Merito ai finalisti. Premi speciali a coloro che si saranno distinti in almeno due sezioni. La partecipazione al Concorso comporta la totale accettazione del presente regolamento in ogni parte.
Per informazioni: Presidente del Premio: Susanna Musetti Susanna Alta Moda Sposa Sarzana 19038 La Spezia info@susannaaltamodasposa.it www.susannaaltamodasposa.it facebook: Susanna Musetti Premio Letterario "Città di Sarzana" Susannasposaday5 Premio Letterario "CITTA' DI SARZANA" SUSANNASPOSADAY7 TEMA: "FEMMINICIDIO - Violenza sulle donne "Il silenzio aiuta il carnefice" Comunità: Premio Letterario "Città di Sarzana" Susannasposaday5 Premio Letterario "CITTA' DI SARZANA" SUSANNASPOSADAY7 TEMA: "FEMMINICIDIO - Violenza sulle donne "Il silenzio aiuta il carnefice
ci teniamo alla sua partecipazione

Scadenza 15/04/15 Speriamo di farle cosa gradita nel segnalarle questo Premio letterario https://www.facebook.com/pages/Premio-Letterario-Città-di-Sarzana-Susannasposaday5/571792299513761?fref=ts

lunedì 23 febbraio 2015

Diario di un delitto d’amore di Francesca Panzacchi



Diario di un delitto d’amore 
di Francesca Panzacchi 
– Edizioni Imperium – 
Collana Giallo
 SINOSSI:
Un crimine, due diari, la vittima e il suo assassino.
Una donna diabolica e affascinante trascina il commissario Cristiani nel vortice del delitto.
Con la prefazione di Bruno Elpis, Francesca Panzacchi ci offre questo racconto dalle sfaccettature noir e inaugura la nuova “collana giallo” di Edizioni Imperium.

LINK ALL’ACQUISTO: http://www.amazon.it/Diario-delitto-damore-Francesca-Panzacchi-ebook/dp/B00SWE539Y/

NOTA BIOGRAFICA: Francesca Panzacchi si è laureata in Scienze Politiche all’Università di Bologna con una tesi su Goffman. Scrittrice e fotografa, ha ottenuto importanti riconoscimenti in ambito letterario.
Direttore delle Collane Light e Blue della Ciesse Edizioni dal 2011 al 2013, ha collaborato con Il Resto del Carlino e ha pubblicato due audiolibri di fiabe per TreeBook Audioeditore. Con Ciesse Edizioni ha pubblicato La casa di Sveva (2010); Il Normanno (2011); la silloge poetica Sospiri (2011); Delitti al castello (2012); Le ricette del desiderio (2012), il libro fotografico D’ombra e di luce (2012) e Andrea contro Sveva (2013). Con Lite Editions ha pubblicato Il ritorno (2012) e Il bivio (2013). Con ErosCultura Amo amas amat, Tre é meglio di due e Il dolce di Natale. Con Milena Edizioni ha pubblicato L’alienato (2013), scritto con Vito Introna. Con Cavinato Editore International ha pubblicato la raccolta di fiabe D’amore e altre magie (2014, scritta con Vito Introna. Con Edizioni Imperium il noir Diario di un delitto d’amore (2015). Nel 2010 ha partecipato alla trasmissione radiofonica di Radio Uno RAI “L’uomo della notte” condotta da Maurizio Costanzo. Il suo racconto “Adesso mi chiama” è stato pubblicato nell’e-book “Italians – una giornata nel mondo” curato da Beppe Severgnini (Rizzoli, 2008). Principali riconoscimenti:
- II° premio e miglior racconto in versi al Premio Letterario Internazionale “Piccole storie d’aria” (2009)
- III° premio per il romanzo edito “La casa di Sveva” al Concorso Letterario Nazionale “Il delfino” (2012)
- II° premio per il romanzo edito “La casa di Sveva” al Concorso Letterario Nazionale “Città di Fucecchio” (2012)
- Medaglia della Regione Toscana - Premio Speciale della Giuria per il romanzo storico “Il normanno” al Concorso Letterario Nazionale “Viareggio Carnevale” (2012)
- Medaglia della Camera dei Deputati - Premio Speciale della Giuria per il libro edito “Il normanno” al Concorso Letterario Nazionale “Terzo Millennio” (2013)
- Menzione d’onore a “D’amore e altre magie” al Premio Nazionale Narrando per passione (2014).
- I° premio per il romanzo edito “Andrea contro Sveva” al Concorso Letterario Nazionale “Il delfino” (2014)
- I° premio per il romanzo edito “L’alienato” al Concorso Letterario Nazionale “Terzo Millennio” (2014).






A OLTRE SCRITTURA L'ARTISTA MICHELE DE TULLIO

Viviamo d’amore
 così ogni passo avrà luce sul nostro cammino…”

Uno spirito libero il suo, in fondo un po’ come l’arte che sprigiona la sua energia senza

costrizioni esterne. L’ospite di oggi inizia il suo cammino artistico in giovane età, affascinato dal colore e l’immaginario. A soli diciassette anni espone la sua prima personale. Ribelle con un’infanzia difficile alle spalle, trova nell’espressione artistica le sue radici, la sua forza che lo condurranno a scelte radicali, estraniandosi così da una società convenzionale e vivendo appieno le sue forti passioni per la pittura e la musica. Purtroppo la cruda realtà, di quegli anni, lo porterà a cambiare rotta intraprendendo strade più sicure e responsabili, ma il suo cammino muterà ancora portandolo a scoprire la parte più intima del suo spirito, anche qui la sua perenne evoluzione gli donerà nuove vie, arricchendo il suo bagaglio già di grande esperienza. A Oltre scrittura con immenso piacere ospito il cantautore e pittore, Michele De Tullio.  

Intervista a cura di Monica Pasero.


Ringraziandoti di essere qui parto subito col chiederti: ti definisci un uomo in cammino, io aggiungo in perenne evoluzione, hai una meta?

Sì, direi "una persona in cammino". Il sentiero su cui muovo i miei passi mi fa stare bene con le persone che frequento, che mi capita d'incontrare e con me stesso, per cui  penso che prometta e conduca a un’evoluzione (se con questo termine s'intende anelito verso la pienezza del proprio essere). Ecco io mi sento pienamente realizzato, ogni qualvolta mi ritrovo a "amare con conoscenza" (due parole che traduco con un solo termine, “Sapienza”).
La mia meta è "semplice", mi basta essere presente ora, mentre scrivo, qui dove sono, con sapienza. Mi occupo continuamente di questo, questo è il mio cammino: cercare di vivere in presenza con amore e conoscenza.

L’arte, il tuo bisogno di conoscenza, quanto ha influito nelle tue scelte di vita?

L'arte mi ha tirato per i capelli. Al principio degli anni settanta frequentavo le sale giochi più malfamate. Risse e scazzottate fra i ragazzi servivano a loro per essere "ben" considerati, e ai malavitosi per reclutare carne fresca per lo spaccio, rapine ed estorsioni. Per tutta la rabbia che mi portavo dentro, una di quelle sale diventò presto il mio ring, senza però che io lo volessi. Bastava rompere qualche naso e spaccare
qualche dente per non avere rivali. Mi chiamavano "il barese", un nome che diventò un lasciapassare anche per i miei amici. Furono due professori delle scuole medie con la considerazione che ebbero per quello che scrivevo e disegnavo a "depistare" un percorso che forse mi avrebbe condotto ben presto ad atti criminosi gravi. Cominciai a curare la mia scrittura, a disegnare e dipingere di più. Arrivò l'estate del settantuno, avevo dodici anni (per la storia che avevo alle spalle, l'età anagrafica è solo un riferimento relativo), andai a lavorare in campagna per comprarmi la chitarra e i colori a olio: iniziò il mio primo fervore artistico e con esso il mio primo tracciato che segnava la distanza dall'oscura vita precedente e quella fatta di colori e musica che timidamente mi si apriva davanti. Continuai a lavorare in una segheria per potermi comprare libri e riviste d'arte, così conobbi nuovi amici di viaggio: Raffaello, Leonardo, Michelangelo... e gli impressionisti. L'arte e la conoscenza mi hanno tirato per i capelli, mi hanno messo in catene: amo queste catene... io le detesto... le amo, mi tengono a freno e facendolo, mi liberano sempre più.

Nei tuoi quadri spicca la naturalezza delle cose semplici, mare, natura, paesaggi sono spesso arricchiti da tonalità di luce che rendono, ogni tua opera più che una
semplice tela, una finestra sul mondo?  Tra le tante tue opere, sono rimasta affascinata da “Il bacio”, vuoi raccontarci com’è nata questa tua creazione.    
 Guardare e scrutare ciò che ci circonda risveglia la nostra memoria emotiva dei colori, della luce, dei profumi... lo stesso ci accade con i suoni e con le parole ascoltate una per una. Quando nuove sensazioni si affacciano nel nostro sistema di decodifica delle emozioni e proviamo a esprimerle, allora troviamo riparo
nelle metafore, nelle analogie, nella simbologia...: è qui che s’incomincia ad avere l'ispirazione artistica, ad andare oltre il visibile, il conosciuto. Io osservo la natura e spesso dai suoi elementi traggo ispirazione e ciò non per dipingere un paesaggio (anche quando mi è commissionato), ma per rappresentare quello che non mi è ancora del tutto comprensibile. Alcune mie opere, anche quelle di una semplicità estrema (v. "Spazio blu" e "Il Bacio"),
le ho dipinte non perché mi piaceva la barchetta in mezzo a un bel mare o un isolotto con le sembianze di due innamorati. Al momento mi sembravano due temi del tutto banali, ma c'erano delle sensazioni per me indecifrabili e prepotenti che mi spingevano a dare loro forma.

 Basta osservare quella barchetta: non ancorata e senza remi, non è in alto mare, la spiaggia è a vista... è ferma su un mare limpido e calmo. Nel suo insieme è uno stato d'animo, anzi esprime un desiderio, una necessità: solitudine (non isolamento) e libertà.Direi quindi una "finestra sull'anima" piuttosto che "sul mondo".
Questo vale per "Il Bacio". È un monumento all'amore, vicino alla costa, visitabile, circumnavigabile. L'idea mi è venuta
soffermandomi sulla bellezza dei faraglioni e in particolare quelli di Scopello in Sicilia.Fra le opere più complesse colgo l'occasione per citarne altre due che fanno parte dello  stesso mio Album antologico "... andare... Andare oltre": "Alla memoria di quelli che verranno" e "L'arrampicatore".

La cosa che noto nelle tue tele è la tua voglia di sperimentazione, le tecniche usate sono più di questa tua ecletticità, a cosa è dovuta ?

La sperimentazione è in genere per gli artisti un secondo canale. Nasce dal desiderio di ricerca per sviluppare al meglio la propria arte, ma è anche quello delle opere su commissione che non coincidono con il proprio percorso artistico o che accontentano il mercato. Per i pittori non sempre è controproducente quest'attività`, anzi arricchisce la tavolozza di colori che altrimenti non si sarebbero mai usati per le proprie opere e, com’è capitato a me, diventa un'opportunità per la sperimentazione di nuove tecniche pittoriche. È difficile comunque che un pittore non ci metta del suo anche in questi lavori, d'altronde capita pure che un artista riconosca meglio il proprio stile espressivo proprio cimentandosi in questo secondo canale. La risposta a questa domanda penso chiarisca anche l'impressione di ecletticità che si può avere se si guardano tutte insieme le mie opere. Sulla mia pagina Facebook ho cercato di rimediare pubblicandole in album diversi con titoli indicativi. Tuttavia il problema non l’ho ancora risolto poiché chi accede alla pagina principale, difficilmente segue questo percorso.Foto – Album – Scelta del tema
VEDI QUI


Oltre a essere un eccellente pittore, sei anche un valido e appassionato cantautore. In più di un’occasione, ascoltandoti, ho sentito freschezza, l’originalità e soprattutto la maturazione artistica necessaria che differenzia il vero cantautore dall’esibizionista di turno. Chi ti ha guidato nella tua crescita musicale? Hai un maestro o un musicista cui ti sei ispirato?

Sono un autodidatta. Dipingo, faccio sculture, scrivo, compongono e canto per ragioni a me non del tutto chiare. Mi chiamano artista e forse lo sono per mia sfortuna. Ho
qualcosa in me che mi perseguita da sempre, è una segreta tristezza, è un bambino che osserva turbato questo mondo, gli uomini e me, è un bambino estasiato dinanzi alla natura, allo spettacolo dell'universo ed è in piedi, fermo, in ascolto e vuole capire... Da
ragazzino qualcosa mi ha sempre spinto a voler rappresentare con ogni cosa quello che vivo, per cui anche le canzoni che compongo, scrivo e canto sono il frutto di una ricerca espressiva per raccontare al meglio, storie, riflessioni ed emozioni. La canzone che meglio esprime questo stato d’animo è “Un Bacio nell’aria”
Affinità le ho trovate con De Gregori, De André, Battiato, ma mi è sempre piaciuta anche la scrittura di Guccini. Mi porto dentro però quasi come sottofondo musicale le sonorità di Battisti. Tutti insieme mi aiutano a capire come si potrebbe impostare una nuova ispirazione, ma quando quest’ultima è forte tutto accade in un momento come è stato per la mia ultima scritta per un carissimo amico: “Sotto la stessa Luna” 


Nelle tue canzoni che ricordo sono composte, cantate e scritte da te, v’è un messaggio principe che vorresti far arrivare?

No, non c'è alcun messaggio, io mi racconto (anche attraverso storie di altri)... Il destino dei miei scritti, dei miei quadri e canzoni è nell'anima di chi li legge, li osserva e li ascolta.

Nella tua esperienza personale non è mancata la ricerca più alta dell’essere umano, il bisogno di spiritualità. Il tuo viaggio nei meandri di questo mistero senza tempo ha portato nella tua visione buoni frutti?

A diciannove anni avevo un lavoro e una ragazza, lasciai l'uno e l'altra per iniziare a inoltrarmi in quella dimensione della vita umana che fino allora avevo trascurato: la spiritualità. Compresi che meritava tutta la mia attenzione e la mia disponibilità. Non avevo ancora assaporato le sue delizie, non mi ero affacciato nemmeno alla sua porta d'ingresso, così stretta: bocca di fuoco, senza se e senza ma  che si apre ogni volta che si rinasce nell'amore, ogni volta che in mezzo al dolore e all'abbandono l'urlo diventa il silenzio eterno dell'universo.

Per dieci anni ho vagato tra conventi, monasteri, eremi... luoghi abbandonati al silenzio. Ripresi gli studi allentando la mia produzione artistica fino ad abbandonarla del tutto. Mi rimase solo la scrittura delle mie meditazioni.
Mi chiedi, se la visione che si ha perseguendo una ricerca spirituale mi "ha portato buoni frutti". La dedizione quotidiana di una persona a una  vita che profumi di amore silenzioso, umile, paziente, conduce ad assaporare frutti incomparabili, tesori inestimabili. Non c'è nulla su questa terra che può portarti a vedere quello cui conduce una vita spirituale... è un'amante ineguagliabile. Si possono vivere momenti di eternità che durano attimi; essi possono innescare cambiamenti nella persona immutabili per tutta la sua esistenza.

Sì, i frutti (quelli che ritengo buoni per me) ci sono stati e i sapori permangono. Mi preme però evidenziare che la bellezza e la libertà di una ricerca spirituale è nella spinta senza scopo: cercare non per ottenere, intraprendere il viaggio non per raggiungere una meta.
“Dipingere non per realizzare un quadro, scrivere e comporre non per creare una canzone, ritirarsi dal mondo non per cercare il senso della vita... è a seguire uno stimolo interiore incomprensibile che trova la sua realizzazione un pittore, un cantautore, un pellegrino itinerante... Chi ce l'ha, non sarà mai in grado di liberarsene: resterà, a volte, assopito, ad aspettare come un dolce, amaro tormento. Questa ricerca però richiede verifiche: è attraverso la scomparsa dei propri vizi, della propria ira, invidia, impazienza, della propria ansia, pigrizia e dei propri rancori, è attraverso la scomparsa delle illusioni che si diviene consapevoli della forza e consistenza della propria ricerca spirituale che in fondo è un cammino di libertà" (dal “Breviario di chi cerca liberamente” di Michele De Tullio).

 Oltre a queste tue grandi passioni, percorri la carriera dell’insegnamento e qui ti chiedo: l’educazione artistica, all’interno di un percorso scolastico, potrebbe rendere i giovani più consapevoli e costruire in loro passioni sane?

Ora, presumo, che quello che ho raccontato della mia vita sia una risposta esaustiva a questa domanda: l'arte e la sua storia può diventare per i ragazzi una finestra da aprire sul cielo...

Tra le tue canzoni mi sono imbattuta nel tuo singolo“Cari ragazzi”.  Credo che sia un inno d’amore che rende giustizia e valore al vero insegnante due parole a tal proposito .

A fine quinquennio scolastico desideravo fare un regalo ai miei alunni, ho ripensato a tutto il lavoro svolto insieme e allo spirito di fondo che l’ha guidato. Ho preso degli appunti, sono diventati una canzone. Intanto che pensavo al regalo da fare mi sono reso conto che quella canzone era proprio ciò che desideravo lasciare ai miei ragazzi. Regalare per sempre un momento di consapevolezza dei tesori che possiamo godere e di cui siamo tutti responsabili: la terra, l'acqua, l'aria... l'Amore da scoprire.    

Musicista, pittore ma nelle tue parole anche tanta poesia dove cogli la tua ispirazione?
Nel giardino del mio silenzio… guardo e ascolto, ascolto e guardo tutto quello che mi accade intorno.
Tutto il resto viene da sé e francamente non so come mai, poi, devo prendere una penna o un pennello o una chitarra... per scrivere, dipingere, suonare...

 Che cos’è l’arte per Michele  De Tullio?

Lasciarsi andare quando la Musa ispira (anche questo è un cammino di libertà).

Quanto il sogno fa parte del tuo disegno esistenziale?
Da piccolo nessuno mi raccontava favole perché non le sapevano, nessuno mi confidava i propri sogni perché neanche quelli erano in grado di poter avere. Sono cresciuto così e ancora oggi non sono per nulla propenso ad averli. Poiché, come ho già scritto, non ho una meta, direi proprio che tutto ciò mi aiuta a rendere concreto un mio desiderio: essere presente e sereno ora è in ogni momento con sapienza (ed è già una gran bella occupazione).



Ringraziando Michele de Tullio  ricordo le sue pagine



giovedì 19 febbraio 2015

A OLTRESCRITTURA L'ILLUSIONISTA E PRESTIGIATORE VITO SVITO

  Non ponete limiti alla fantasia
all'immaginazione,
 basta lasciar vivere il bambino
 che è dentro ognuno di noi
ed il prestigio diventa poesia.
VitoSvito


L’irrazionalità è la più grande fonte di benessere ancora non compresa dall'uomo, molti dei più grandi di tutti i tempi: scrittori, poeti, artisti, musicisti ma anche inventori, esploratori, insomma tutti i sognatori confidavano nell'irrazionale!  Perché solo credendo all'impossibile, che si può giungere a ottenere ciò che si vuole e per farlo occorre guardare OLTRE.



 E c’è un artista, oggi in questo spazio, che grazie al suo talento e il suo saper vedere oltre, sa far nascere nuova luce in sguardi spesso spenti, stanchi, colpiti dalla malattia, dal dolore e lui con garbo prepara la sua via verso l’impossibile. Una via magica la sua, che corre tra le corsie dei reparti pediatrici e oncologici di Torino, ma non solo. E qui, che la bellezza della sua arte prende vita e il dolore si rassegna al sorriso e lo stupore che magicamente sboccia sul volto dei suoi piccoli spettatori. A Oltre Scrittura con grande piacere, ospito il prestigiatore e illusionista Vito Svito.

INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO

Innanzitutto ti ringrazio di essere qui, hai al tuo attivo dieci anni di carriera nel mondo della magia e nell’intrattenimento e qui ti chiedo: da dove nasce questa tua grande passione? 
Tutto è iniziato come un semplice Hobby.  Quattordici anni fa, cominciai a lavorare in un’agenzia di management artistico, dove uno dei soci era Marco Berry. È stato lui il primo artista che accompagnai a un evento privato e per la prima volta, vidi da vicino un illusionista in azione. Dopo di lui, ebbi la fortuna di lavorare con altri artisti, tutti legati al mondo della magia, i  quali  al termine di ogni spettacolo  mi coinvolgevano in giochi di prestigio con le monete, carte e corde aumentando così la mia voglia d’imparare. In seguito scoprì che a Torino esistevano  due delle più prestigiose scuole di Magia a livello Europeo che sono il “Club Magico Bartolomeo Bosco”  e il “Circolo Amici della Magia“, mi iscrissi a quest’ultima, (a oggi frequento anche il “Club Magico Bartolomeo Bosco”.) ritrovandomi, catapultato nel tempio magico e da qui iniziai  un percorso fatto di letture,   conferenze, incontri, apprendistato. E i miei primi giochi di magia, come pubblico o vittime sacrificali, parenti e amici

.



 Alcuni anni dopo debuttai con il mio  primo spettacolo sul palco che cambiò la mia vita professionale. Se ripercorro tutti questi anni, tutto è arrivato e si è incastrato nella maniera giusta, il primo sito, i primi biglietti da visita, serata su serata mi ha permesso di crescere professionalmente. Poi con la crisi e la conseguente perdita del posto fisso, ho fatto una scelta forte e decisa e mi sono buttato anima e corpo per trasformare questa mia grande passione per la magia nel mio lavoro. 


Cosa non deve mancare a un illusionista per rendere l’impossibile, possibile?
La capacità di cambiare premesse, davanti a ogni tipo di problema. Con la magia impari che non esistono problemi irrisolvibili. I problemi di principio esistono solo nella mente di chi li crea e quando si presenta un problema, ognuno di noi dovrebbe viverlo come una grande opportunità. Basta cambiare le premesse. Se hai questo pensiero continuo, la vita ti cambia e ti permette di fare scelte apparentemente difficili e trasformare il mondo intorno a te, positivamente. Alla fine di cosa parliamo? Parliamo di fede, vista come fiducia. Ecco alla fine a un mago non deve mancare la fiducia, perché avere fiducia, vuol dire pensare sempre positivo
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Ti ho chiesto d’intervenire nel mio spazio per far conoscere meglio la tua bellissima iniziativa “Magia in corsia”, racconta ai nostri lettori come nasce questa idea che obbiettivi si pone e soprattutto cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per aiutarla?
Come ti ho risposto, in prima battuta, il mio primo spettacolo sul palco ha cambiato quella che oggi è la mia vita  professionale.Walter Rolfo, l’attuale presidente di Masters of Magic (per intenderci l’associazione che ha portato i campionati mondiali di magia in Italia), mi chiamò per chiedermi di esibirmi per uno spettacolo di beneficenza a favore dei volontari dell’associazione “Aiutami a non aver paura”, una Onlus creata da genitori che hanno vissuto il dramma di ritrovarsi con un figlio malato di tumore e tutti insieme hanno scritto un libro dal titolo omonimo all’ associazione.  Dopo quello spettacolo mi è stato chiesto, se avevo voglia di portare la mia magia nelle corsie di ospedale e il mio cuore ha detto sì, istintivamente. Oggi, dopo dieci anni, quella scelta mi ha messo in contatto con altre cinque Onlus con le quali collaboro attivamente, tutte legate all’Oncologico/Neurochirurgico pediatrico. Lavorare in questa realtà, in vicinanza  con quella paura che si trasforma in lotta e coraggio, ha trasformato nel tempo il mio essere interiore. Entrare a contatto con quel mondo, girare di stanza in stanza e prendere coscienza di come la malattia possa cambiare la vita di una persona, in questo caso un bambino e un’ intera famiglia, è una cosa che ti svuota l’anima ma al contempo la riempie continuamente, perché da quel coraggio impari veramente il significato dell’essere un “Problem Solver”. Con il tempo, ho sentito la necessità di condividere il mio stato d’animo dopo i miei interventi in corsia di Ospedale e ho iniziato a scrivere, aprendo un blog.Scrivere è una grande medicina. Ho sempre pensato che la condivisione sia una delle più efficaci armi per aiutare il prossimo a capire e me l’ha insegnato la lettura del libro “Aiutami a non avere paura” che consiglio a tutti coloro che vivono il dramma della malattia in ospedale, ma anche a tutti coloro che decidono di operare in questo contesto.Dopo alcuni anni, vengo chiamato dall’Abio Onlus di Torino che mi chiede di fare un corso di formazione per i volontari di Ospedale e da lì, nasce il mio lavoro “Magia in corsia? Anche non solo” dove il “non solo” sta a significare che non c’è bisogno di magie solo in corsia ma anche nella vita quotidiana. Da lì parte un tour di conferenze e la mia scrittura, le mie esperienze diventano un Blog Pubblico. Purtroppo vicissitudini legate alla Normativa Facebook hanno bloccato il gruppo  con più di 500 iscritti che avevano iniziato a seguire i diversi post. Nessun problema, oggi ne ho aperto una nuovo con già 200 iscritti che si chiama : MAGIA IN CORSIA 





Oltre alle mie personali riflessioni sul lavoro in corsia e nella vita quotidiana, posto tutto ciò che è inerente alla vita sociale. Ultimamente sto postando alcune informazioni inerenti a delle bellissime iniziative della C.P.D (Consulta per la disabilità) che proprio alcuni giorni fa  ha lanciato un’ applicazione gratuita che aiuta i disabili a conoscere la città di Torino rendendola disponibile, gratuitamente e fruibile anche da persone con difficoltà motorie, visive e uditive.Se volete aiutare a far crescere la pagina Facebook e il blog basta iscriversi e seguirci e se avete voglia, condividete le vostre esperienze, come le avete vissute, come vi hanno fatto sentire, come le avete risolte o come hanno cambiato la vostra vita.La condivisione è una grande arma di crescita e consapevolezza e ci aiuta a essere tutti meno vulnerabili dalle vicissitudini che la vita ci presenta nel quotidiano.IL BLOG

L’illusionismo, la magia non è solo spettacolo ma può davvero migliorare la vita dei piccoli pazienti e questo è  stato dimostrato anche  in recenti studi . Due parole a tal proposito.

Con piacere. Partendo dal presupposto che tutti sappiamo l’effetto benefico di un gesto d’amore, un bacio, un abbraccio, un sorriso soprattutto nella malattia. Nell’ambito ospedaliero, da poco, è stata fatta una tesi di laurea dalla studentessa di  Scienze Infermieristiche Gaia Giletti  con la  collaborazione di Marco Aimone, Presidente del “Circolo Amici della Magia” di Torino.Partendo dal concetto di saturazione sensoriale che crea uno stato mentale atto a diminuire una significativa soglia del dolore sono stati presi un campione di 24 bambini suddivisi in due gruppi e durante le cure mediche un gruppo è stato affiancato da Marco Aimone che li intratteneva, nell’altro gruppo no. É stata utilizzata la scala delle manifestazioni emotive (Children’s Emotional Scale) e i dati visualizzati hanno dimostrato che il gruppo affiancato da Marco Aimone mostrava una soglia del dolore pari a 8, 3, mentre il secondo gruppo una soglia più alta, apri a 16,25.Facciamo attenzione, però, a non bloccare il lavoro del mago di corsia solo durante le cure mediche. A mio parere non  basta solo eseguire giochi di prestigio per diminuire la soglia del dolore durante le cure. Ho imparato, durante i miei vari interventi, che è necessario saper entrare con passi felpati in uno spazio delicato, è necessario entrarci con rispetto, essere a conoscenza che la nostra presenza potrebbe anche venire rifiutata sul momento e noi dobbiamo rispettare quel diniego, perché fa parte dell’opportunità da parte del paziente di fare una scelta in un contesto dove è costretto a subire una serie di attività e cure mediche atte a portarlo alla guarigione.
Anche il rifiuto può diventare un momento di consapevolezza importante. Non scordiamo infine che il nostro intervento aiuta anche a restituire, di fatto, un potere al ruolo genitoriale che davanti a un dolore, così forte, perde spesso di energia di fronte al proprio figlio. Noi possiamo ristabilire un equilibrio tra le parti e questo crea uno stato di serenità, molto importante, che aiuta a smuovere, nell’animo, nel cuore e nella mente, un senso di fiducia, fondamentale per il seguito della cura.


Racconta ai nostri lettori un episodio, un ricordo che ti è restato impresso nel cuore in questi anni in corsia. 
 Di cose ne sono accadute tante, tantissime e l’elenco è lungo e le sto raccogliendo tutte in una raccolta che dovrebbe, spero,  poi far parte di un libro. Un episodio che mi ha fatto crescere, che mi ha reso più solido e  mi ha dato una visione diversa della vita  è stata una lettura di una testimonianza sul libro “Aiutami a non aver paura”, la riporto così com'è“…. Una volta uscita dai periodo di lungodegenza, a distanza di un anno dall'ultimo ricovero, mia figlia mi ha fatto una domanda molto difficile da spiegare:


“Mamma perché Paperotto non ce l’ha fatta ed io sì?”Sono rimasta in silenzio, gelata dalla domanda. Lei ha continuato : “Lo so che tutti dite che lui è in cielo e ora non soffre più, però è stato qui solo nove anni”.Lontana da qualsiasi filosofia, ho trovato la risposta che mi è sembrata più giusta per lei, per una bambina che, come qualsiasi bambino, ha bisogno di risposte chiare e comprensibili:“ E se non fosse così? E se tutti noi vivessimo in cielo e scendessimo solo per un certo periodo qui sulla Terra e poi tornassimo su a continuare quel che abbiamo interrotto?”Questo racconto ha cambiato tutte le mie premesse, su quel che pensavo, fino allora della vita e della morte, al di là di un credo o  di una fede o altro ancora. Questo racconto mi permette di vedere le persone per quel sono e  in quel momento cerco di cogliere la loro essenza.

Se dovessi definirti in una sola parola, quale sarebbe?
Aiuto! Sensibile.
Sensibilmente Svitato
Per la tua esperienza per il tuo approccio con la vita ti chiedo: esiste la felicità?
La felicità per me è svegliarsi la mattina, aprire gli occhi, sentire mio figlio che sbraita perché in ritardo e l’altro che apre e chiude la porta del bagno, mentre mia moglie la sento aprire la porta di casa per far uscire i cani mentre al secondo piano arriva il profumo del caffè. Sì, la felicità è potersi svegliare ogni giorno e ringraziare di avere un altro giorno da vivere per poter donare qualche cosa di noi stessi al prossimo, con un sorriso, una parola, una mano allungata, un gesto.

Un tuo personale messaggio a tutte quelle famiglie che stanno lottando con i propri bambini.
La mia frase, o meglio, quella di Les Brown, un coach motivazionale americano che dice: “Mirate alla luna, anche se la mancherete vi troverete in mezzo alle stelle!” che poi non è altro che una piena consapevolezza del fatto che non c’è spina senza rosa.
Quanto è importante per te il sogno?
Sognare a occhi aperti è come volare, ti fa sentire leggero. I sogni vanno inseguiti ma spesso è difficile stargli dietro, la vita ti pone tanti ostacoli e a volte pensi di non potercela fare. Altre volte vedi realizzarsi cose, alle quali non avresti mai creduto fino in fondo e invece il tempo diventa testimone che se lo puoi pensare, lo puoi fare. I sogni a occhi chiusi invece sono tutta un’altra cosa, sono la parte inconscia che vuole uscire fuori, ma il difficile è interpretarli. Da loro mi lascio solo cullare 


Ultimissima domanda In un paese così in crisi, quale soluzione potresti dare da mago?


Questa estate ho portato in giro questo spettacolo per testarlo e il 18 Aprile, per la Onlus Amici di Cinzia di Candiolo, debutto a Torino nel teatro Sant'Anna con questo spettacololudico/magico/motivazionale: Quali sono gli effeti di questa crisi che tutto il paese sta vivendo? Che riflesso ha sull'atteggiamento delle persone, sul loro modo di relazionarsi con il prossimo? Com'è cambiato il nostro modo di approcciare ai problemi quotidiani? Fiducia, attenzione, memoria, problemi e soluzioni, il rapporto degli adulti con i loro figli, argomenti apparentemente ostici ma che con leggerezza l'artista spiega utilizzando l'arte prestidigitatoria e mentalistica. Uno spettacolo motivazionale e divertente

Ringraziando Vito per questa bellissima intervista ricordo dove  poterlo seguire 




                           
 LINK ONLUS


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lunedì 16 febbraio 2015

Una carezza violenta di Andrea Bolfi

  
 Una carezza violenta
 di Andrea Bolfi


 Sinossi
“Una carezza violenta” è un’autobiografia romanzata.
Gran parte delle storie raccontate le ho realmente vissute, da qui la scelta di adottare, nel narrato, la linea assai presuntuosa della prima persona.
Il protagonista Stefan Eluard è aggressivo, iroso, malato di violenza patologica. Situazione molto attuale. Egli cerca di reagire a cattive situazioni che lo portano al fallimento del matrimonio, alla perdita del lavoro, a causa del suo carattere. Dopo l’ennesimo avvenimento negativo troverà una risposta alle sue crisi nel teatro e nella performance - poesia letta a voce alta.
In ogni capitolo ho cercato di RI-sollevare e riprendere alcuni argomenti dei nostri tempi, non del tutto chiariti come il G8 a Genova, la violenza sulle donne, il gioco patologico, la difficoltà che hanno le persone a gestire la frustrazione dovuta a lunghi periodi senza lavoro e senza motivazioni, l’esagerata flessibilità lavorativa che porta all’annullamento dell’individuo.
Ho creato anche storie subordinate che raccontano di me con avvenimenti che ho subito sulla mia pelle, altro che tatuaggi. Questo climax vi trasmetterà emozioni forti e spero solleverà dubbi. Confondendo spesso verso e racconto.
Tornando all’antico… ho voluto fortemente, unire la potenza della poesia, alla narrativa, per raccontare il romanzo e i suoi protagonisti sensuali e nudi sotto una doppia chiave di lettura. Non avrete svelato subito il personaggio, lo scoprirete avanzando nell’esperienza, violentandovi con lui.
Questo connota il romanzo sotto una luce unica per i nostri tempi. Ogni scena come una sceneggiatura è accompagnata da un’appropriata colonna sonora.
L’apporto spesso esagerato dell’eros fa da collante e rappresenta un mio personale tributo (spesso ironico) alla poesia erotica.

Sono convinto che “Una carezza violenta” possa essere un romanzo svolta nel nuovo panorama italiano. D’altro canto, sogno… che Stefan Eluard abbia tutte le caratteristiche per affermarsi, come uno dei personaggi simbolo, anche in negativo, del nostro tempo.
Egli saprà riprendersi dalle difficoltà, cercherà di cambiare sé stesso?
Ragionando sugli effetti partendo dalle cause.
Il libro nasce per essere letto a voce alta dall’inizio alla fine. Lo leggerò nelle belle piazze italiane, inseguendo i vostri occhi.

Siete pronti per la giromerenda e il pupadiario?

AndreaBolfi/StefanEluard


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 BIOGRAFIA AUTORE
Nato a Genova Sestri Ponente nel Luglio 1967. Scopre la passione per la poesia a sedici anni. E’ stato speaker e D.J. presso alcune emittenti radio genovesi.
Nel 1989 si trasferisce a Torino, dove attualmente vive e lavora nell’ambito “automotive”.
Qui frequenta un corso di teatro (D’Uomo), durato tre stagioni, recitando i classici e migliorando dizione e appeal con il pubblico.  Da quest’esperienza prende corpo il bisogno di unire le due grandi passioni, legando indissolubilmente il verso scritto, alla lettura recitata. E’ il momento di urlare e costruire poesia. Legge nelle piazze, nei pub di Torino, Genova, Bologna. Frequenta il gruppo esordienti presso il Circolo dei Lettori di Torino. Dal 2007 lavora ad un progetto socio-culturale, presso l’incubatore d’idee Cascina Roccafranca, che gli ha consentito di organizzare molteplici eventi artistico-culturali di ampio respiro.
Ha coordinato e messo in opera 20 eventi coinvolgendo artisti di strada, fotografi, musicisti e svariate competenze. L’ultimo in ordine di tempo gli ha consentito di portare sul palco le testimonianze del G8 di Genova. Diverse sue recensioni e articoli sono apparsi on line sulla libera rivista “Caratteri liberi”.
Da alcuni anni conduce con il Prof. Mario Parodi la “riuscitissima” rassegna 8Volante (Perché tu mi dici: Poeta?) presso la Galleria Arte Città Amica che ha l’ambizione di riportare lustro ed enfasi nella poesia torinese letta a voce alta. In questo salotto della cultura hanno letto i loro versi poeti importanti, tra gli altri il Prof. Giorgio Barberi Squarotti. Nel 2013 c’è la collaborazione con FX studio per la scrittura dei versi del foto progetto poetico in dissolvenza: FolliAh approdato meritatamente a Paratissima 2014. Il progetto ha l’ambizione di mostrare l’ex manicomio di Collegno con i miglioramenti effettuati. Con un occhio al disagio degli antichi ospiti. Fantasmi rappresentati in doppia esposizione.
Ad oggi la mostra è itinerante ed è stata visitata presso il Caffè Basaglia e al Cecchi Point di Torino.
E’ felicemente sposato con Angela, che disegna il suo mondo e le sue locandine.
Giulia e Simone danno colore alla famiglia.
E’ appassionato di fotografia, viaggi e collezionista Subbuteo.
La sua reading performance rock “ALTROVE” coinvolge musica cori e pensieri poetici, creando una sinergia evocativa a metà tra racconto e verso libero. Il suono delle parole si perde nel sogno, ora calmo, ora violento; fino a divenire incubo.
La poesia esce così dal guscio di testi incomprensibili, ha bisogno d’ampi respiri, salìva, voce, diventa materia esistente. Il poeta è il tramite; coinvolge l’ascoltatore in un’orgia di buone sensazioni:
Brividi nella gente che vive!
Dei suoi versi è stato scritto:
Sono versi apodittici, hanno ritmo, hanno vigore, sensibilità e calore umano. Una musica fatta di parole e slanci appassionati: come il canto silenzioso di un’arpa nascosta...


Pubblicazioni:
Onde fuori dal porto
Poesie 2007 – Ed. Nuovi poeti – Milano
Perché tu mi dici: Poeta?
Antologia curata per 47 poeti contemporanei
2014 – Hogwords

Una carezza violenta
Autobiografia romanzata
2014 – Ebook autopubblicato su piattaforma Narcissus 


QUASAR In cantiere: Poesie per meditazione, monologhi e articoli
Andrea Bolfi - Via Collino 11 - 10137 Torino
Disponibilità per informazioni: 329 8568127
andreabolfi67@gmail.com