lunedì 26 settembre 2016

OLTRE SCRITTURA SEGNALA LE LETTERE DEL DESTINO DI CHIARA PERSONENI

   LE LETTERE DEL DESTINO 
DI CHIARA PERSONENI



Il destino sembra aver scritto per Andrea Zalando pagine cariche di dolore: cresciuto senza un padre, perde crudelmente e misteriosamente a quattro anni la madre, suo unico riferimento. Andato a vivere coi nonni, subirà continui soprusi e maltrattamenti. Neanche le famiglie cui sarà affidato in seguito saranno in grado di aiutarlo, anzi contribuiranno a emarginarlo nella sua solitudine e a rendere il suo fardello ancora più pesante. Determinato a inseguire il suo sogno e a mantener fede a una promessa fatta, il giovane e brillante Andrea riceverà in dono dalla vita una sorpresa grande e inaspettata: l’amore. Sarà infatti grazie alla presenza e al sostegno dell’esuberante e vivace Giada, che il protagonista di Le lettere del destino riuscirà finalmente, non senza difficoltà, a far luce sulle oscure e intricate vicende che
portarono alla morte della madre in quella tragica e lontana notte di Natale, riappacificandosi così col suo violento passato di sofferenze e privazioni.

 L’autrice: Chiara Personeni è nata nel 1989, vive e lavora a Bergamo. Dopo aver frequentato il liceo socio-psico-pedagogico, si è laureata in Scienze Infermieristiche. Il romanzo Le lettere del destino è la sua prima pubblicazione.
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venerdì 23 settembre 2016

Compagni di viaggio di Dario Aina


Una raccolta di racconti in cui l’autore sprigiona la sua grande immaginazione, portando il lettore in situazioni molto differenti. Da narrazioni antiche fino ai tempi nostri ci ritroveremo trasportati  in un vero viaggio nelle peculiarità umane.  Aina sprigiona davvero tutta la sua verve ironica,
portandoci in contesti esilaranti  e in altri casi al limite del possibile.  Un libro che tocca molti generi letterari dal giallo, al fantasy, al drammatico per poi giungere anche all’erotico. 
L’autore in questo ha saputo spaziare, argomentando a modo suo, diverse situazioni del quotidiano e non, elaborando vissuti  e conducendoci in letture con finali davvero divertenti e altri inaspettati.  Un libro senza pretese  in cui il messaggio non lo evidenzio, ma forse anche il solo gusto di divagare, sorridere e sorprendere possono essere carte vincenti  in una  narrazione.

Buona lettura!

Monica Pasero.   


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lunedì 19 settembre 2016

IO SCRIVO PER VOI EBOOK SOLIDALE

Oltre Scrittura segnala con piacere l’uscita di questo ebook

“Io scrivo per voi”


 Ebook  realizzato con la collaborazione di 285 autori, troverete al suo interno, racconti per tutti i gusti:  fantascienza, fantasy, thriller, rosa, gialli, poesie… 
L’offerta è libera e tutto verrà devoluto alla ricostruzione dei luoghi distrutti dal sisma del 24 agosto 2016
 PER CUI  COSA ASPETTATE! SCARICATE ANCHE VOI LA VOSTRA COPIA E CONTRIBUITE   ALLA RICOSTRUZIONE,  SOLO UNITI SI FA LA DIFFERENZA. IN BOCCA AL LUPO A QUESTA ONOREVOLE INIZIATIVA.

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domenica 18 settembre 2016

A OLTRE SCRITTURA IL MAESTRO FERNANDO DE LUCA INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO


Il tempo muta l’uomo
 ma la passione
 eternamente vive in lui
Monica Pasero

 Nel concetto di eterno, sicuramente vive la passione e quando brucia così forte in un animo, non può che ritornare indomita vita dopo vita, perché l’essenza di un sogno non muore mai!  L’ospite di oggi riporta con grande forza ciò che è stato, che è, e sicuramente sarà. Nel suo mondo di antichi suoni, ripercorre intimamente il suo vissuto, donando ai giorni nostri musica eccelsa, in cui  le sonorità inneggiano alla purezza dell’arte, quella vera senza sotterfugi. Arte di uomini  che  si aprivano al mondo e ai suoi misteri e  secolo dopo secolo  lo arricchivano con melodie dal valore inestimabile. Così, pizzicando sui tasti del suo amato clavicembalo,  giunge  fra queste pagine, un artista dei giorni nostri che appare estrapolato da  un ritratto del Ghezzi.     
A Oltre Scrittura un grande compositore contemporaneo che ha fatto della sua passione il suo viaggio terreno. Con grande piacere ospito il Maestro Fernando De Luca.

Ringraziandola di essere qui, parto subito col chiederle: la sua passione per il cembalo nasce in tenerissima età. La mia curiosità è questa: come è venuto a contatto con questa realtà, un po’ insolita devo dire per un bambino, chi l’ha portata a conoscere questo particolare strumento?

Allora, essendo nato a Roma città,  per antonomasia, culla del Barocco e Barocca, essa stessa mi ha fatto percepire, fin dalla più tenera età, delle sensazioni particolari verso questo momento storico importantissimo per la nostra civiltà occidentale. Nato nei pressi di Piazza del Popolo all’Ospedale di San Giacomo in Augusta il 19 di Febbraio del 1961, vissi alle pendici del Gianicolo, dove mio padre lavorava presso il Pontificio Collegio americano del Nord.

Il Gianicolo luogo sacro per i Romani ed Etruschi, lì vi era un tempio del Dio Giano Bifronte. Dio della Pace e della Guerra, nonché luogo della divinità Attis  È stato nei secoli luogo di molti avvenimenti, dove soggiornarono e vissero  e morirono importanti personaggi tra cui Carlo III di Borbone durante il Sacco di Roma del 1527, colpito, si dice a suo vanto, da un colpo di Archibugio tiratogli dal Benvenuto Cellini dai bastioni di Castel Santangelo. Il Borbone morì il 6 Maggio 1527  nei pressi della chiesa di Sant’Onofrio dove morì  anche  il 25 aprile 1595 Torquato Tasso sepolto nelle sue cripte.
Ma vissero anche due donne: Cristina di Svezia, esattamente nel versante est alle pendici verso Trastevere in Palazzo Riario e Prudenza Gabrielli Capizucchi la prima donna a essere ammessa in Arcadia con il nome di Elettra Citeria, essa ha vissuto esattamente dove ora vi è il collegio Americano. Insomma il luogo dove ho vissuto la mia infanzia e giovinezza, era  intriso di Arte Cultura e tanta storia.
Dopo questa lunga premessa arriviamo al perché il Cembalo è entrato a far parte della mia esistenza, il Collegio aveva all’interno sia un grande Organo in chiesa “ che sentivo dalla mia casa quando giocavo da bambino” e moltissimi pianoforti storici siti nel teatro del Collegio. Ve n’ erano  due:  un Gaveau del 1875 e un Erbhar  dei primi del 1900 e almeno altri  cinque o sei non ricordo esattamente però.
Sicché sentendo l’Organo e conoscendo alcuni studenti “ Seminaristi Statunitensi” che  suonavano sia l’Organo che il Pianoforte, mi appassionai alla musica che a dire il vero sentivo dentro di me fin da piccolissimo. Uno studente un giorno mi fece sentire dei Concerti grossi di Corelli per Archi ma…. Vi fu un suono che era diverso dagl’altri ed era quello del Cembalo che realizzava il Basso Continuo. Ecco diciamo che è stata questa sensazione fortissima che percepii in quel mentre, avrò avuto sei sette anni e da allora  mi interessai sempre di più al Cembalo e alla musica. in particolare a scriverla più che a suonarla.

 Il suo percorso di studi inizia da giovanissimo, portandola negli anni a grandi successi personali. Un cammino in ascesa il suo!  C’è stato, però, un momento in cui ha vacillato, pensando che forse non era la sua strada?

 Diciamo che l’alternanza di momenti di grande entusiasmo ed energia con quelli di depressione e pessimismo estremo si succedono ciclicamente. Debbo dire che ogni volta ne esco sempre più determinato e forte, sapesse quante persone hanno cercato di ostacolarmi nei miei intenti e propositi, ma essendo io un Pesci ascendente Toro… mi spezzo ma non mi piego e vado avanti Alea Iacta Est.
La musica è la mia esistenza,  senza di  essa sarei già morto da tempo…

Lei cresce negli anni sessanta. Gli anni della contestazione della libertà espressiva, del cambiamento, in cui tutto si riappropriava di una nuova visione e se da una parte il mondo spingeva all'innovazione, anche musicale,  le sue scelte  invece  portavano alla conservazione dei beni musicali antichi e le chiedo: questo all’epoca influì nel rapporto con i suoi coetanei
 Gli anni sessanta della contestazione pur avendoli vissuti non li ho percepiti come tali, il Collegio dove vivevo con la mia famiglia era isolata, una sorta di Enclave a Roma un’ isola felice, non a caso li è nata l’ARCADIA. Diciamo che il rapporto con i miei coetanei in campo musicale era assente, questo perché la scuola basandosi su un sistema alla De Sanctis e Croce e riformato da Gentile negli anni 30, con questa riforma della Scuola Gentile “ allievo prediletto del Croce”   aveva infine letteralmente cassato la musica dall’insegnamento come materia di base, nell’antichità la Musica  era ben presente, e aveva una forte posizione nel bagaglio culturale dell’individuo. Vedi Severino Boezio che inserisce la Musica nel Quadrivium insieme alla Matematica,Geometria e Astronomia, poi Quintiliano nell’arte della Retorica paragona la Musica alla Grammatica e si potrebbe proseguire con altri personaggi  per cui la musica aveva rilevanza tipo il Benvenuto Cellini  che oltre ad Archibugiare il Borbone era virtuoso di Cornetto  Michelangiolo e
Leonardo suonavano diversi strumenti, Evaristo Baschenis pittore suonava il Liuto e il Cembalo, Carlo Rainaldi architetto contemporaneo al Bernini e Borromini era anche compositore  Salvator Rosa scriveva testi e musiche, per poi arrivare a personaggi come J.J Rosseau che era copista di Musica e ha redatto nell’Enciclopedie di Diderot d’Alambert la parte musicale e ha composto un’ opera le Divine de Village, Goethe suonava il Violoncello e cantava da Basso, Schopenhauer  suonava il Pianoforte, Eistein il Violino Schweitzer l’Organo etc etc…

Insomma la nostra cultura Musicale attuale ahimè è stata menomata da queste tre persone che la ritenevano inutile e non un’arte degna di essere studiata, come la letteratura, il teatro, la pittura e la scultura  arti che privilegiano la vista e un apparire sotto una forma ben precisa.

 Diderot nella sua “Lettera sui sordi-muti” (1751)  domanda:  “Come mai delle tre arti imitatrici della natura, quella la cui espressione è più arbitraria e meno precisa tuttavia parla con più forza alla nostra natura?  Forse che la musica mostrando meno direttamente gli oggetti lascia più spazio alla nostra immaginazione, oppure che avendo noi bisogno come di una scossa per commuoverci, essa è più atta che non la pittura e la poesia a produrre in noi questo effetto di tumulto? Cosa gli  risponderebbe?
DenisDiderot? l’autore del Nipote di Rameau… come tutti gli illuministi ha solo nell’apparenza una luce rilevatrice, ma rileva solamente un buio ancora difficile da togliere….la musica non ha passato o futuro … ma solo un presente, ovvero nell’atto in cui viene,” dopo essere stata composta e  forse quello è il suo unico vero passato”  a essere eseguita nello spazio tempo del continuo divenire.

I problemi che si riscontrano sono innumerevoli perché la musica composta nel passato deve essere fatta vivere in un presente che ha elementi semantici, retorici, idiomatici e culturali di società diversissime da quando è stata composta ed eseguita in quel ben determinato periodo storico.
La Filologia, se usata con un intento di introspezione, può fare emergere quelle lacune che il tempo ha creato nella sua azione di distruzione e oblazione.
In questo caso l’interprete deve non solo avere una sensibilità fuori dal comune ma una competenza a 360 gradi che lo deve spingere in profondità abissali dove vi è poca luce se non il buio più assoluto.
In questi ultimi anni la Filologia ha fatto enormi passi che ahimè si sono scontrati con il solito fenomeno del Marketing musicale, dove alla fine anche coloro che si sono affacciati come interpreti filologici hanno poi sposato una più remunerativa carriera che è il contrario di quello che Diderot afferma ovvero si basa più sull’apparire “ Istrionico Geniale Narcisistico “ dell’interprete a cui la nostra società e anche quella del passato era ancorata, stride la rivoluzione sessantottina in tutto questo.

Di  bella musica  negli ultimi decenni ne abbiamo ascoltata davvero poca,  forse la passione sta lasciando il posto a una grande voglia di esibizionismo e pochi sacrifici, cosa ne pensa a tal proposito?

Domanda di difficile risposta, si potrebbe dire che la tecnologia,  per cui noi oramai volenti o nolenti siamo schiavi,  ha reso la nostra natura algida alle emozione, reticente o falsamente pronta al commuoversi secondo cliché canonici di certi format televisivi tipo : “Amici, l’Isola dei Famosi, C’è posta per te etc etc… spesso molte persone mi chiedono che motivo c’è a suonare il Cembalo, strumento che per molti musicisti a tastiera di oggi risulta imperfetto e privo di una possibilità espressiva, quando oggi abbiamo i Pianoforti da Concerto a Gran Coda tipo,Steinway, Il Fazioli o altri che i pianisti di oggi suonano con tanto tripudio e ammirazione del pubblico.

Ecco cosa rispondere a questi interlocutori unilaterali?
Come mai il Cembalo che ha avuto una vita lunga nella storia Occidentale ha prodotto Capolavori scritti da gente come Frescobaldi, Mayone, Trabaci, Valente, Storace, Pasquini, Scarlatti, padre e figlio, Durante, Platti ,Marcello Giustini, Galuppi, Pescetti, Rutini,Manfredini e molti altri.  Per quanto riguarda l’Italia e, Chamboniers Louis Couperin, D’Anglebert, Le Roux,de La Guerre, Marchand, Clerambault, François Couperin, Rameau Duplhy, Royer; Balbastre per quanto riguarda la Francia.e la Germania  Froberger Buxtheude,Pachelbel, Khunau,Bhom Fischer Bach padre e figli, Meichelbeck,Schobert Hassler etc….Mentre oggi dì questo meraviglioso strumento a Gran coda da  Concerto, non stimola più di tanto a creare capolavori come hanno fatto nel passato?
Ecco ho risposto con un'altra domanda che gli interlocutori unilaterali glissano con il solito sorrisetto irridente e canzonatorio tipico  a dirla alla Roche Foucauld
Che è prerogativa degli spiriti mediocri criticare e condannare tutto ciò che è al di fuori della loro comprensione.

 L’arte è un dono e, su questo mio pensiero, mi va di ricordare la sua diffusione completamente gratuita di pezzi dedicati al cembalo nel periodo barocco, registrati da lei e ascoltabili tramite il sito “  Sala del Cembalo del caro Sassone” di cui ricordo lei è uno dei fondatori. Due parole su questa scelta e soprattutto ne è valuto la pena? 

 Ecco capita a pennello questa domanda, essendo questo il decennale del sito della SALA DEL CEMBALO DEL CARO SASSONE  oramai  ascoltato in tutto il mondo, dall’Europa all’America all’Asia e all’Africa e Oceania … insomma è in assoluto il posto dove si può ascoltare gratuitamente fino ad  oltre 230 ore di Musica per Cembalo da me solo eseguita, avrei voluto avere la partecipazione di altri, dato che il lavoro è immane, però quando  l’ho proposto ad alcuni miei colleghi, con una scusa o l’altra hanno dato un diniego, forse per motivi più che altro legati alla parte retributiva dato che è tutto fatto senza alcun scopo di lucro e  solo al  fine di divulgazione e conoscenza di musica per Cembalo dei Secoli XVII e XVIII anche di autori sconosciuti che il tempo, come al suo solito ha obliato iniquamente. Vedi  J.Sheeles o come quello che sto registrando ora Jean Baptiste Parant 1730 1780 cembalista a corte di Louis XV e Madame de Pompadure.

Se dovessi cercare una parola che sostituisce “Musica” potrei pensare soltanto a Venezia.cita Friedrich Nietzsche e credo, che la trovi d’accordo! Due parole su Venezia e la sua magia.
VENEZIA CHI NON TI COGNOSCE NON T’APREZIA
ecco con questa frase si potrebbe dire tutto, e già perché chi non conosce Venezia? Oh oh in molti non la conoscono se non nell’apparire di una città nell’acqua, nel mare sospesa in un romantico sogno di decadenza e morte….Niente di più falso e intriso di luoghi comuni!!!Poi il turismo contemporaneo, le grandi navi da crociera che imperversano sulla Giudecca e il bacino di San Marco un orrore legato al più bieco consumismo attuale, ora mi diranno che Venezia e i Veneziani sono commercianti e vivono sul commercio…ecco appunto commercio  di Mercanzie Stoffe, Lampassi Merletti, Spezie e soprattutto di Idee ha citato Nietzche?!?  Ecco io cito Voltaire essendo io spirto Illuministico…
“Andrò ad attenderti a Venezia: è quello un paese giusto e libero dove non c’è niente da temere, ne dagli Slavi, né dagli Arabi e nemmeno dagli inquisitori.A Venezia la giustizia è patrimonio di tutti, come l’acqua dei suoi pozzi. Cosa si evince da questo pensiero?!? Che cosa è veramente Venezia e che è il turismo di oggi che la sta portando alla sua lenta agonia e morte?VENEZIA CHI NON TI COGNOSCE NON T’APREZIA….Questa è la mia chiosa  a questa domanda.


La  sua presenza si impone forte sul palco, non solo per le capacità e talento indiscusse, ma per la prestanza scenica che la porta, nel vero senso della parola, a fare un tuffo nel passato.  Questa sua naturalezza nel porsi in costumi dell’ epoca, mi fa supporre che si senta molto a suo agio, forse più che nella quotidianità, è possibile?
 Abiti d’epoca abiti storici non costumi!!!
anche questo è un termine improprio che spesso la nostra epoca usa  quando si sente forte di una sua presupposta superiorità, non è polemica la mia, ma deformazione professionale a cui ora mai son legato… il termine costume lo si deve usare per tutto quello che riguarda un’ epoca, esempio il Calcio è uno sport che fa parte della nostra società e per questo parte del nostro costume ,come il Combattimento nel Circo da parte dei Gladiatori faceva parte del Costume della società Romana del’epoca Imperiale.

Il detto che l’abito non fa il Monaco è vero a metà, perché se non lo sai portare e di conseguenza non ti sai muovere, l’abito diventa ridicolo e non più comunicativo, soprattutto per quello che sta dentro di te.
Poi vi è anche un fattore di gestualità movimento Aplomb, come direbbero i Transalpini cugini.
E qui si dovrebbero tenere lezioni di retorica, di sociologia e semantica per ben comprendere cosa è un abito e cosa rappresenta e come lo rappresenta.
Il sentirmi ad agio in un abito, non è l’abito che fa questo, ma la comprensione e l’avere assimilato molti aspetti che riguardano quel contesto storico, e la musica in questo è stato un fortissimo volano.   
Oltre ad essere un  compositore di fama, stimato in molte parti del mondo lei è anche un  insegnante di cembalo e musica antica  al Conservatorio di  G. P. da Palestrina" di Cagliari, e le chiedo: tra i tanti insegnamenti avuti  nel suo cammino, c’è n’è uno   in particolare che oggi  ricorda ed utilizza per i suoi allievi? 
 Carl Philipp Emanuel Bach il secondo genito del Cantor di Leipzieg Soleva dice:UN MUSICISTA PUÒ COMMUOVERE SOLO SE È COMMOSSO.
François Couperin nel suo Art Toucher le Clavecin 1716 17” tra l’altro questo è  il terzo centenario della sua pubblicazione:COME VI È DIFFERENZA TRA GRAMMATICA E L’ARTE DEL BEN DECLAMARE, COSÌ VI È DIFFERENZA TRA TEORIA E L’ARTE DEL BEN SUONARE.
Ecco spesso ripeto ai miei allievi questi due insegnamenti elementari basici … ma che è bene reiterare, e forse lo faccio per ricordarli anche me stesso come una sorta di mantra cosmico.

Tra i tanti celebri compositori, da lei amati, se potesse davvero  viaggiare  nel tempo e conoscerli, che curiosità si toglierebbe e perché?
sempre Carl Philipp Emanuel Bach e la Corte di Federico II di Prussia a San Souci…
Deve sapere che vi è una storia che riguarda questo figlio del grande Johann Sebastian Bach… fra i diversi figli che ebbe ve ne fu uno che non seguì la strada paterna, no, ma fece il pittore nacque nel 1747 o 48 e si chiamava … JOHANNSEBASTIAN BACH…. Come il nonno.Fece il pittore e come gran parte dei pittori poeti Tedeschi Francesi e Inglesi

Fece il Gran Tour in Italia…e sapete dove venne? A ROMA!!! E vi mori nel 1778  dieci anni prima del padre, Carl Philip seppe della morte del figlio due anni dopo…e da quel momento fino alla morte avvenuta nel dicembre del 1788 cadde in un profondo stato di tristezza e melanconia…
Io anni fa scrissi una Commedia che parlava di questo figlio a Roma, l’ambientai in un palazzo Romano sito in via Giulia palazzo Sacchetti e chiamai la Commedia  composta di due soli atti e ambientata in un sol giorno anzi dal primo meriggio alla prima serata di un 3 gennaio del 1774 e la chiamai la SALA DEL CEMBALO… Vi sono all’interno personaggi veri e inventati” la storia è inventata sia ben inteso” ma ha una sua natura morale spirituale e carnale …questo figlio di Carl Philipp ora riposa nel cimitero Acattolico della Piramide Cestia a Porta San Paolo  a Roma dal 1778.

Per giungere a questi livelli, quanto ha sacrificato della sua vita personale, se tornasse indietro rifarebbe tutto?

Non parlo di sacrificio ma di esistenza di vivere come il sangue che fluisce nelle nostre vene, l’aria che respiriamo, il calore del sole che percepiamo con la nostra pelle, l’odore di un bosco che penetra nelle nostre narici …il fluire del suono di un ruscello che è come quello che un cembalo, un buon cembalo,  ben suonato ci dona….Se lo rifarei…non ho mai smesso di suonare da quando ho memoria …immagini lei la conclusione e poi la ripresa del tutto…
 Una sola parola per descriverla?
 UTOPICAMENTE NEOILLUMINISTA
E giungo alla mia ultimissima domanda, di rito per Oltre Scrittura, quanto è importante nella sua vita il sogno?
Quando Moriremo ci sveglieremo da questo sogno…

Ringraziando il Maestro De Luca per questa esaustiva intervista, ricordo agli amici il suo sito 




















martedì 13 settembre 2016

Io non amo di Jacopo Lupi. Recensione a cura di Monica Pasero


E  se il nostro inconscio prendesse il sopravvento, portandoci ad agire solo con i nostri istinti? Sfogando le nostre paure, perversioni nascoste, spesso castigate dal raziocinio di una società che impone che giudica che vuole! Ma noi realmente cosa vogliamo? L’autore ci porta a riflettere, su questo, accompagnandoci in un viaggio letterario al limite del possibile, dove tutto è stato vissuto o forse no… “Essere se stessi è un lusso che non c’è dato avere!” cita l’autore. E in queste parole trovo la chiave di lettura di quest’opera in cui si evidenzia la necessità di vivere le emozioni nella propria unicità. In questo caso, giungendo fino a reprimere l’imposizione più dolce e cara, quella dell’essere amati. Ma può un uomo avere timore dell'amore a tal punto da portarlo alla follia estrema? Conducendolo in giorni vuoti, assenti dal cuore, in cui tutto scorre senza costruire e l’autodistruzione appare ormai prossima. Tutto questo per scappare da quel sentimento tanto temuto e forse quello che in fondo lo avrebbe salvato. In cambio poi di cosa, di una vita libera, perversa senza responsabilità?
Questa è una delle domande che mi sono posta, leggendo la storia di Davis e la sua fuga dall’essere amato. Un testo, posso confermare, imprevedibile, in cui tutto non è mai come sembra. Bravo, in questo, è stato l’autore a fuorviare pensieri, emozioni e lasciare il lettore nel dubbio fino alle ultime battute. In più, utilizzando un linguaggio giovane e ribelle a tratti anche ironico, ha alleggerito il testo nella sua drammaticità, riuscendo così a realizzare un’opera scorrevole e di facile lettura. Portandoci soprattutto a riflettere su uno spaccato di questa società odierna, ormai in decadenza, dove il rapporto tra uomo e donna diventa puramente carnale. Il sesso è quasi l’unica cosa che lega i due mondi, amplificando la carenza di sentimento sempre più evidente nelle nuove generazioni. Questa necessità di sfogare i propri impulsi, godere appieno, senza andare oltre a un bel corpo, mi fa riflettere su quanto è povero oggi l’uomo nella sua sfera emotiva. Varie sono le vicende che si accavalleranno in queste pagine e in tutte ritroveremo gli elementi principi, in fondo, per una rinascita, che sono l’amore, in questo caso che fugge e torna e l’amicizia indissolubile che resta. Lei resta sempre! Un viaggio davvero imponente nell'intimo pensiero di un giovane uomo che sembra non trovar più pace, più luogo dove vivere o espiare i propri errori, ma nel contempo con tanta voglia ancora di cambiare, riprovare, fuggire o forse solamente tornare … Davis troverà la pace o la donna che lo farà desistere dalla sua continua fuga? Oppure semplicemente la vita gli darà un'altra possibilità? Per saperlo, dovrete leggerlo e forse anche voi vi chiederete come mi sono chiesta io: ”Si può avere paura dell’amore?

Potete acquistare" Io non amo " ai seguenti link

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Libro ospite Io non amo di Jacopo Lupi

  Io non amo 
di Jacopo Lupi

 Sulmona  “Io non amo” è un romanzo che tratta tra i suoi temi principali i problemi giovanili e la difficoltà dei giovani di oggi di emergere dalla massa e di affermarsi come individui.
Nel libro l’autore ha provato a raccontare la realtà delle grandi città, senza filtri e senza ipocrisia, realtà fatte di falsi bisogni, di apparenza e di insoddisfazione, una realtà che descrive perfettamente l’attuale incapacità di farsi spazio, di una generazione che maschera le proprie incertezze con gli eccessi, le proprie debolezze con gli abusi. Il personaggio che presenta è Davis Reno: giovane viziato dei giorni nostri, un personaggio ambivalente. Sente quella forte spinta interiore ma allo stesso tempo è ancorato alle sue abitudini. Sente dentro di se il peso forte del ricatto sociale: sa che nel momento in cui compirà un passo verso i suoi bisogni personali, sarà costretto a crescere e quindi a rinunciare alla vita spensierata e priva di responsabilità che conduce da anni. La storia di Davis è dunque un percorso di sincerità nei confronti di se stesso, la descrizione di uno dei possibili passaggi dall’adolescenza all’età adulta. Davis senza una donna non sa stare, le usa come passatempo per alleviare i suoi malumori, ma allo stesso tempo è incapace di fare progetti e di vivere con la stessa compagna.

Eppure in Davis si fa spazio una paura a lui del tutto nuova e sconosciuta, un qualcosa che lo porterà a rimettere in discussione tutta la sua vita. Dovrà pertanto esplorare i suoi limiti, e vivere il fraintendimento fra piacere fisico e felicità. Per fare ciò si ritroverà a compiere un viaggio all’interno di se (tra i suoi pensieri e le sue paure) e fuori di sè (tra città italiane e l’Africa). Io non amo si pone, quindi, come un intrigante caccia al tesoro che ha come premio la felicità. Questa storia trova dei punti notevoli di contatto con la vita di ogni ventenne, è la storia psicologica di ognuno di noi che nel proprio percorso si trova ad un giro di boa. Un incontro profondo con i lati più nascosti della personalità umana; una finestra sulla riscoperta del bisogno fondamentale di amare e di essere amati per trovare il coraggio di affrontare i nostro demoni e di accogliere le nostre paure per diventare finalmente uomini. Io non amo è un opportunità per fermarsi un attimo e riconsiderare che amare se stessi può essere l’inizio di una lunga e avvincente storia d’amore

 Questa storia trova dei punti notevoli di contatto con la vita di ogni ventenne, è la storia psicologica di ognuno di noi che nel proprio percorso si trova ad un giro di boa. A dieci anni dalla prima stesura e oltre 3000 copie vendute torna IONONAMO con un inserto speciale che ci spiega cosa sono diventati i due protagonisti 10 anni dopo…
 La ristampa di “Io non amo” di Jacopo Lupi supera le quattromila copie vendute

Jacopo Lupi è scrittore e attore teatrale di Sulmona. Da un anno anche imprenditore avendo aperto una libreria e una casa editrice, la lupi editore con la quale ha ristampato il suo più grande successo a distanza di dieci anni dalla prima stesura “Io non amo”.


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lunedì 12 settembre 2016

A OLTRE SCRITTURA L'ARTISTA MARINA BONACINA. Intervista a cura di Monica Pasero.

  
 Quando l’entusiasmo contagia
un’intera esistenza.
Nasce l’arte dell’evolversi

L’ospite di oggi porta in sé una grande vitalità che denota con forza la sua voglia di mettersi in gioco, di sfidare il tempo che passa! In fondo la vita è questo, un’evoluzione continua in cui ogni giorno stimoli nuovi ci accarezzano e ci donano sempre un'altra possibilità di crescita. L’artista qui presente ha colto il vero significato di questo cammino: l’andare avanti senza freni né remore, solamente vivendo e creando intorno a lei, per sé e i suoi cari, un mondo colorato di arte, poesia, musica e amore. Piccole e grandi cose che la rendono un esempio di come la vita può darti tanto se solo sei in grado di crederci. E Marina ci crede, eccome! Dalle splendide terre venete, giunge a Oltre Scrittura la poetessa e molto altro ancora: Marina Bonacina  donna di grande entusiasmo, ma sopratutto donna innamorata del suo uomo e della vita.


Leggendo di lei non posso che complimentarmi per la sua grande volontà e il suo impegno. Una vita davvero piena, sia in campo lavorativo che artistico. Due lauree, tante attività e soprattutto una famiglia e un grande amore e qui le chiedo: in tutto questo rivede un suo sogno di bambina?

Da bambini, tutti sogniamo di diventare “tutti”, dal mago al cantante, alla maestra,  al dottore e  così via. Io ricordo di aver desiderato fare il dottore fin da bambina. Per il resto, ho sognato di aver una famiglia e ho sperato di riuscire ad impostarla, proprio come ho fatto, ma in questo ultimo passaggio devo dire che ho trovato la persona giusta che mi ha permesso di realizzare il mio sogno.

Nella sua carriera medica ha sicuramente visto tanti casi e davanti alla malattia, a volte, anche un medico rimane impotente e qui le chiedo: si è sempre  affidata   solo   alla  scienza o anche al cielo?

La scienza ha supportato e continua a supportare la mia carriera professionale di medico; al cielo ho affidato situazioni veramente toccanti, soprattutto quelle che riguardavano gravi patologie  in piccoli pazienti. Ho sempre vivo il ricordo, che risale agli inizi della mia carriera ospedaliera, quindi a parecchi anni, di un bimbo di sei anni, colpito da  retinoblastoma che,  andando di stanza in stanza,  raccontava agli altri degenti, di avere una lumachina che girava nel suo occhio. Quella lumachina correva veramente in fretta e, se l’è portato via inesorabilmente, in pochi mesi. 

Nel suo percorso v’è molta solidarietà e qui voglio ricordare il  periodo un cui è stata volontaria come  medico chirurgo oculista presso la Missione di Wamba in Kenia, parliamo del 1986.  Un ricordo per i nostri lettori?

Esperienza molto intensa, vissuta insieme a mio marito ed ai nostri due figli,  a quel tempo di 13 e 11 anni. Sia esperienza di vita professionale, perché, nelle sale operatorie della Missione, abbiamo affrontato casi clinici inconsueti per noi, nuovi ed anche inaspettati: ad esempio quando ci siamo trovati davanti all’urgenza di ricostruire il viso ad un guerriero dilaniato dalla zampata di leone. Da questo ragazzo, poi, ho ricevuto in dono, per riconoscenza al nostro operato, un dente di quel leone che, fortunosamente, era riuscito ad abbattere.
Sia esperienza dal punto di vista umano, come quando, in una gelida mattina d’estate, (non dimenticate la forte escursione termica all’equatore), abbiamo accompagnato una suora della Missione che andava ad assistere  alla pratica disumana dell’infibulazione delle fanciulle. La Suora presenziava per cercare di salvaguardare un minimo di pulizia ed igiene, nella povera capanna dove si svolgeva il rituale.


Dopo una lunga carriera  medica, arriva l’attesa pensione e lei che fa,  si  rimette a studiare e si laurea in giurisprudenza. Perché proprio giurisprudenza?

Dopo il sogno di diventare medico, cullato sin da bambina,  da adulta sono stata sempre stata affascinata dalla possibilità di risolvere controversie e diatribe. Ho  cominciato ad applicare la pratica legale anche durante gli studi di medicina, sia nella tesi di laurea: “Problemi medico legali nella pratica oculistica”, sia nella tesi di specializzazione: ”La normativa nei trapianti di cornea”. In seguito,  quando non ero ancora arrivato il pensionamento come medico ospedaliero, appena i nostri figli si erano iscritti all'università e, con gran piacere, avevo notato che sapevano ”camminare bene con le loro gambe”, allora, ho deciso di concedermi uno spazio serio per documentarmi sulla materia che mi aveva da sempre appassionato e mi sono iscritta a giurisprudenza.



Da quanto ho letto, credo che il fulcro della sua esistenza sia stato il grande amore  per la famiglia e per suo marito Fulvio, anche lui artista, e le  chiedo: qual è il segreto per un matrimonio così durevole e sopratutto felice?


Amore, rispetto e stima reciproca, complicità, progetti ed interessi in comune.

Oltre alla famiglia e alla carriera lavorativa, concilia tantissime altre passioni tra cui la poesia e la prosa, pubblicando negli anni diverse opere,  c’è  n’è  una in particolare di cui  ci vuole parlare?

L’ultima mia pubblicazione, in prosa, “Le storielle di Nonna Marina”, che ho dedicato a Mattia, il  nostro nipotino di 6 anni e mezzo. E’ una raccolta di 6 storielle per bambini di età tra i 3 e i 7/8 anni, con bellissime illustrazioni a colori, che si ripetono in bianco e nero, fatte da una mia amica pittrice; allegata al libro c’è una confezione di pastelli, che invitano i piccoli a colorare le immagini  come il modello a colori che vedono stampato.

Ogni storiella, racconta una vicenda, tra realtà e fantasia, e contiene un messaggio ben comprensibile per i piccoli, sia che le storielle vengano loro lette da qualcuno, sia che siano loro stessi già in grado di leggersele da soli.    Mattia è stato molto orgoglioso quando la sua maestra gli ha fatti leggere in classe una delle storielle scritte dalla sua nonna.

Quanto è importante il messaggio per un buon scrittore?
Direi che il messaggio che proviene di ogni scritto è importantissimo perché chi legge può essere indotto, sia in positivo che in negativo, a cambiare svariati parametri di giudizio, opinione, comportamento.

Oltre a scrivere,  organizza, presenta  eventi culturali di vario genere, appoggiata dall’ associazione “Dolo scrive e dipinge”  di cui è il presidente.   Quanto è importante, secondo lei, la diffusione artistica oggi? Esiste ancora l’amore vero per l’arte o è solo più puro esibizionismo?


Oltre che presidente dell’Associazione Dolo Scrive e Dipinge, gruppo di pittori e poeti della Riviera del Brenta, dove risiedo, sono anche il presidente di un importante coro lirico, il Coro Teatro Verdi di Padova. Poiché ritengo che la diffusione della cultura artistica sia importantissima, in quanto l’amore per l’arte migliora la persona, mi dedico con passione alle attività delle due associazioni e, in cuor mio, spero che nessuno manifesti questo tipo di amore per puro esibizionismo.

  Se dovesse definirsi con una sola parola quale sarebbe e perché?

Io preferisco non definirmi, perché avrei l’impressione di rinchiudermi e limitarmi  in uno schema; posso invece dire dire come mi definiscono gli altri: un vulcano allo stadio eruttivo. Spero di rimanere in questo stadio per lungo tempo, perché ho ancora molti progetti e idee da realizzare.  
  
Progetti futuri?
Vorrei riuscire ad avvicinare le nuove generazioni, e mi riferisco ai ragazzi dalle scuole medie in su, al mondo della lirica, per far conoscere loro questo genere musicale e quelli che sono stati i temi e le vicende delle opere liriche, temi che sembrano oggi desueti, mentre invece, se si vanno ad analizzare  bene, si vede che si ripropongono anche ai giorni.


  E giungo alla mia ultima domanda, di rito per Oltre scrittura, quanto è importante per lei il sogno?

Mi capita spesso di sognare: sogni di fantasia ma anche sogni che rielaborano il mio vissuto, recente o passato. È  importante sognare perché sognando si evita di perdere meno tempo mentre si dorme.