mercoledì 2 marzo 2016

A Oltre Scrittura il Maestro Domenico Altobelli intervista a cura di Monica Pasero



Quando umiltà e passione
 si fondono fiorisce
 il talento

“Uomo di altri tempi!” Questo è stato il mio primo pensiero, conoscendo l’artista che oggi ospito nel mio blog. Di lui mi colpisce la mimica, lo sguardo, la luce, la vita che sprigiona dagli occhi durante le sue esibizioni. Quando si ascolta il canto lirico si viene sempre pervasi ( almeno a me succede) da una malinconia particolare che non sempre viene compresa. La lirica, un mondo a sé, e spesso trascurato dalle nuove generazioni, ma in cui ricordiamo vive la storia, la cultura di secoli.  L’artista di oggi sprigiona una voce calda e decisa nelle sue interpretazioni, dove trapelano con vigore emozioni e amore per il canto.  A Oltre Scrittura ho il grande piacere di ospitare il Maestro Domenico Altobelli tenore presso lo splendido Teatro la Fenice di Venezia.  

Innanzitutto ti ringrazio di essere qui, so che arrivi dalla bella Napoli, terra del sole, dell’allegria e del bel canto e qui ti chiedo: come nasce la tua passione per il canto?      
Inizio la mia carriera  partendo  dalla  musica leggera.  Per molti anni ho cantato e suonato la batteria ad alto livello. Arrivando tramite un mio caro amico Maestro di clarinetto al conservatorio di Salerno, dove  ho frequentato  gli studi  di   percussione e canto.  Ricordo che all'esame, feci solo   vocalizzi e arrivai primo, solo in seguito mi appassionai anche alla Lirica.
 Ho avuto modo di ascoltarti in  diverse tue  esibizioni e mi colpisce questa tua vena malinconica, questa forza che trasmetti che spinge quasi a volere portare il pubblico a un ascolto più consapevole. Forse è proprio questo particolare che contraddistingue il canto lirico dalla musica leggera, il bisogno di imprimere con forza voce e pensiero, ma non sempre si è pronti a comprenderlo. Cosa si può fare per riportare, soprattutto nelle nuove generazioni, l’attenzione sull’opera e il canto lirico?
Quando mi esibisco, è vero do tutto me stesso! Entro nel personaggio e so, che chi mi ascolta gli arriva ciò che trasmetto. Per avvicinare i giovani alla lirica, ad esempio,  il  teatro la Fenice di Venezia, apre alle prove generali sia di opere che di concerti e ho notato con gran piacere che tanti giovani restano affascinati da questo magico mondo.
La musica odierna è quasi tutta spettacolarizzazione non vi è più il culto della bellezza, della melodia, del valore del bel canto! Spesso il talento e la preparazione musicale non sembrano necessari.  E qui ti chiedo di portare il tuo esempio: quanto sacrificio c’è dietro al tuo lavoro? Che cosa hai dovuto rinunciare negli anni perseguire il tuo sogno?    

Ho rinunciato a tanto! In primis ho dovuto stare lontano dalla mia famiglia. Mi sono diplomato nel 1993 e appena ho finito gli studi ho dovuto lasciare il mio paese, dove le possibilità erano minime e sono giunto    al Nord Italia  per cantare in varie orchestre.  Ho studiato e ho investito molto!Quei pochi soldi che guadagnavo mi permettevano appena di mangiare e pagare l'affitto, spesso andavo  a ripassare le opere da una pianista a Bologna. Tanti sacrifici, ma alla fine ho raccolto i frutti del mio investimento. A oggi  studio  ancora canto con la  mia cara maestra Rosetta Arena  che vive a Roma  e vado da lei quando posso e se ho qualche dubbio di natura tecnica lo risolviamo per telefono.  
 Lavori in uno dei più bei teatri italiani la  Fenice a Venezia, come ci sei arrivato?
 Avevo già  in mente di fare l'audizione al teatro la Fenice, ricordo che ero appena  tornato dalle  tournée di Vienna e Zurigo e  ne parlai  con  mia moglie di questa mia intenzione. Proprio quel giorno, appresi dal telegiornale che la Fenice era in fiamme!
 Vedere quel teatro bruciare fu un duro colpo,  ma non mi arresi! Le audizioni si sarebbero svolte regolarmente, nonostante tutto.  Così, feci anch’io domanda  e seppur non mi sentivo  ancora  pronto ad una simile esperienza, volli tentare.  Lasciai la mia città Riccione e partì per Venezia.  Non fu facile, il treno quel giorno arrivò in ritardo, non conoscevo la città e giunsi al Conservatorio  a audizioni terminate. Rischiai davvero di perdere la mia occasione, ma fortunatamente la sorte fu  benevola, trovai persone comprensive che mi diedero una possibilità e mi fecero cantare. Quel giorno eravamo 40 candidati tenori, il risultato fu entusiasmante. Arrivai primo con mia grande   soddisfazione.
 Nelle tue esibizioni nei vari teatri italiani ed esteri, quale tra questi ti è rimasto nel cuore? Ricordi un aneddoto particolare?
Ci sono diversi aneddoti che ricordo con piacere della mia carriera. Nel 1995 vinsi l'audizione presso l'Arena di Verona e mi fu offerto un contratto di un mese per interpretare l'opera Nabucco a Vienna e Zurigo, poi nell'estate del 1996 feci la stagione in Arena e ricordo l'impatto alla prima del Nabucco davanti a 18 mila spettatori, un’esperienza indimenticabile! Altro caro ricordo fu la mia la mia prima volta in Giappone nel 1999 con l'opera M.Butteerfly, Eravamo a Tokio a fare le prove per  l’opera che  sarebbe  stata rappresentata  ad Hamamatsu: la città della Yamaha, ricordo un pubblico entusiasta, ammirato dalla nostra bravura e arte tutta italiana.  Era meraviglioso! Sono tornato da allora in Giappone altre quattro volte, Ma in ogni nazione che sono stato come  in Cina, Emirati, Spagna, Germania, e molte altre  parti del mondo e ho sempre sentito  tanto calore ed entusiasmo da parte del pubblico. Un gran successo ovunque ! E questo lo terrò sempre dentro di me.

Il recitar cantando, che tu conosci bene, in Italia quanto viene a oggi apprezzato?


Il recitar cantando lo abbiamo inventato noi italiani e questo che ci contraddistingue in tutto il mondo, siamo in numeri uno in quest’arte.

 Se dovessi scegliere tu che opera interpretare, quale sarebbe e perché?
Amo tutte le opere, ma se dovessi sceglierne una, quella che si addice alla mia persona e la Bohème di G. Puccini: quattro artisti squattrinati Rodolfo, Marcello, Colline e Schounard che si trovano a vivere in una mansarda a Parigi. Io sarei senza dubbio Rodolfo: poeta, amante del bello e delle belle donne. Quattro artisti ricchi d'animo, ma poveri in canna anche perché l’arte non paga.  Eppure la sera si ritrovavano  al Caffè “Momous” a bere un bicchiere di vino  e ad assaporare la vita bohémien. E anche se non bevo, mi ci rispecchio molto in questo contesto  fin dai tempi del conservatorio.

Oltre  a essere un artista di alto livello chi è Domenico Altobelli quando si chiude il sipario?
 Sono una persona normalissima! Alla fine di ogni spettacolo, torno a casa, dove mi aspetta mia moglie Inessa e la mia bella gatta miscia, una certosina. Quando si è liberi da impegni professionali, si va fuori con amici.
Un consiglio per i giovani che vorrebbero intraprendere il tuo stesso cammino?
 Il mio consiglio per chi vuole iniziare a studiare il canto lirico, sempre se ci sono le qualità, è di farsi ascoltare prima da un bravo Maestro di canto che potrà consigliare al meglio il percorso da seguire.
E giungo alla mia ultima domanda di rito nel mio spazio e ti chiedo: quanto è importante nella tua vita il sogno?
Sognare non fa male, io mi addormentavo spesso con le cuffie, ascoltando i grandi Tenori come Pavarotti, Gigli, Caruso. E sognavo: mi vedevo già su un palcoscenico a cantare nei migliori teatri del mondo, poi mi svegliavo e svaniva tutto, però i miei sogni alla fine si sono realizzati. È giusto sognare e credere nei sogni perché prima o poi si avverano. 



 Ringraziando il Maestro Altobelli per la sua disponibilità, vi segnalo questo link dove potrete ascoltare la grande voce di questo bravissimo artista






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