domenica 14 agosto 2016

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse recensione a cura di Monica Pasero



"E ti dico ancora: qualunque cosa avvenga di te e di me,
 comunque si svolga la nostra vita,
 non accadrà mai che, nel momento in cui tu mi chiami seriamente
 e senta d’aver bisogno di me,
 mi trovi sordo al tuo appello. Mai!"

H. Hesse



E come ogni volta che mi imbatto in un suo scritto, non posso che definire i suoi libri “vivi”. La sua penna non racconta solamente una  storia, ma la crea innanzi a noi, plasmandola, rendendola così  forte e vitale,  grazie  alle  superbe  descrizioni  che  ci portano a camminare  in quei boschi da lui descritti, respirare a fondo il passaggio delle stagioni:  dal  lento cadere della neve, il freddo  pungente, alla carezza dei primi tiepidi raggi  di sole  fino a scorger  il colore dei campi di grano  maturo e il profumo inebriante  della vita e l’odor acre della morte  ed Hesse in questo è un mago in grado di rapire ogni nostro senso.


Narciso e Boccadoro
Questa narrazione ci porta innanzi due figure apparentemente diverse ma legate (a parer mio)  da una profonda solitudine che in qualche modo li condurrà sempre a ritrovarsi.
Due uomini  con strade diverse:  Narciso, la vocazione allo spirito al divino, al sacrificio. Una  vita spesa nello studio, nella dottrina, nell’amore per lo spirito e forse  dimentico dell’amore per l’uomo e per la vita.
Boccadoro: giovane ribelle,  vagabondo, avido di vita in tutta la sua essenza. Ogni attimo vissuto in preda al  desiderio del nuovo. Un   viaggio senza meta il suo, l’ossessione sana di emozionarsi.  L’amore, i sensi, il piacere, ma anche la sfida  con se  stesso, la fatica, le tribolazioni  di uomo in viaggio, ma felice:  libero di vivere! Incapace di porre radici  se non quelle nei ricordi della figura materna che sarà  per  lui  lume, fino ai suoi ultimi giorni.
Hesse ci conduce in anni di pestilenze e tribolazioni, dove la povertà era di casa, ma sopratutto esalta la bellezza delle terre e della vita semplice. Personaggio principe,  di questo scritto, è senza dubbio  Boccadoro  con le  sue innumerevoli avventure,  tra donne e passioni  viaggerà in lungo in largo in cerca  quasi sempre  solo d’amore.  Non mancheranno passaggi di riflessione sul senso della  vita, delle sue scelte. Un’anima nobile  la sua, fondamentalmente pura  e nel contempo  peccatrice, forse perché lontana dalle dottrine del tempo, ma amorevolmente legata alla terra, alla natura e al bello della vita.  Boccadoro insegna  che la gioia di vivere, di vedere, di conoscere, di sfidare il tutto per la propria libertà, induce l’uomo a ritrovarsi.   Narciso, maestro del giovane,  figura secondaria,  ma non meno significativa ci porta a considerare  quanto forse avrebbe appreso di più vivendo che passando i suoi anni sui libri e dottrine. I due simboleggiano, per certi versi, un po’ il giusto e  lo sbagliato.
Hesse ci regala un libro di altri tempi  che ci porta a un vero e sano interrogativo che  ritroviamo nelle ultime pagine, dove  si evince proprio il dubbio di  Narciso che  paragonando la  sua vita a quella dell’amico Boccadoro,  si chiede: “Ma Dio voleva davvero  questo da noi: una vita monastica improntata sulla sua adorazione oppure  una vita da vivere appieno, ricca intensa tra gioia e dolore ma nella pienezza dell’esistere, dello sbagliare, del perdono e soprattutto dell’amore?    A voi le conclusioni, dal canto mio posso solo confermare che la   felicità in fondo è semplicemente vivere…
Monica Pasero
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