sabato 23 agosto 2014

L’uomo che non era


Oggi che il mio tempo giunge al termine sorrido: in fondo, io sono morta sessant’anni fa, in quella notte quando la vita decise per noi. Un “Noi” appena conosciuto: due corpi che imparavano ad amarsi e lo facevano con il candore dei loro vent anni, un noi fatto di sorrisi,di quei sorrisi che nemmeno l’inferno riuscì a portarci via: perché l’ amore non conosce dominio, ne sottomissione altrui: l’amore è più forte di tutto il male che ci circondava. I nostri occhi erano pieni di lacrime nella consapevolezza di un destino certo, ma i nostri cuori erano vivi, eterni, perché solo chi ama può vivere all’infinito. Nessuno avrebbe potuto togliermi questo: mi denudarono, violentarono, ma il mio cuore rimase “Tuo”. Nemmeno il nazista che ti uccise davanti ai miei occhi, poté
 uccidere l’amore tra di noi: perché l’uomo non può giungere in quei boschi incontaminati dell’anima, dove sopravvivono i sentimenti più puri e lì oggi ancor tu vivi. Il tuo corpo cadde sotto il mio sguardo, i tuoi occhi si spensero. Non piansi, te lo avevo promesso, prima che tutto ciò avvenisse: non avrei  dato  ciò  di cui si alimentava il male,  ciò che gli eletti  volevano da noi:  “Razza impura “  come  ci  definivano  da sempre. Non avrebbero avuto il mio dolore, la mia sottomissione. Guardai quel giovane nazista , forse aveva due o tre anni più di te, ma non era nato ebreo. Ti prese e ti getto come un ferro vecchio sopra altri corpi, tutti colpevoli di essere nati di razza impura.  Osservai immobile  la scena, immaginandoti  in un luogo di pace,  sperando solo che ora fosse il mio turno, attesi quel fucile contro di me come una  benedizione,  ma non fu così facile. I giorni passarono e fui liberata, sul mio braccio  ancor oggi porto i segni del mio dolore, ma oggi sorrido: dalla mia finestra il sole è alto e il cielo terso. Il mio cuore sta per spegnersi e sento già le tue braccia che mi avvolgono a breve sarò da te e inizieremo quel “Noi” interrotto dall’ uomo, che uomo  non era.
Monica Pasero


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