venerdì 2 giugno 2017

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI LA FIGURA FEMMINILE NELLA POESIA BARBERIANA

Oltre Scrittura riporta  la nota critica della poetessa e scrittrice Valeria Serofilli  in omaggio a Giorgio Bárberi Squarotti, prematuramente scomparso.

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI
LA FIGURA FEMMINILE NELLA POESIA BARBERIANA


Bárberi Squarotti è indubbiamente tra i più autorevoli critici letterari e saggisti viventi del secondo novecento, a sua volta anche autore di versi, pur se forse meno conosciuto sotto questo aspetto  nonostante abbia al suo attivo una ventina di raccolte poetiche.
In qualità di lettrice ed autrice donna, il presente contributo intende  analizzare un topos tipico della poesia barberiana quale le diverse epifanie femminili, vere memorie letterarie e pittoriche, con particolare riferimento alla lirica L’inizio della festa tratta  da Le Langhe e i sogni (Edizioni Joker, Novi Ligure 2003) e con occhio rivolto alle fonti iconografiche. Se, infatti, lo studioso olandese Huizinga usa l’iconografia come fonte storica, in questa sede s’intende individuare nell’iconografia un probabile fil–rouge che accomuna la figura femminile della lirica barberiana a raffigurazioni di donna in alcuni capolavori pittorici. Come dichiara Bàrberi stesso, questa è la raccolta a cui è particolarmente legato, in quanto in essa affronta tematiche a lui care quali l’erotismo, l’amore e la natura. E in quasi tutte le sessantacinque liriche che compongono il volume, si ritrovano immagini di figure femminili.“Volle offrire la festa dell’inizio” recita la lirica L’inizio della festa che non a caso apre la raccolta. Rigorosamente datata come le altre liriche del libro e caratterizzata dall’originale chiasmo iniziale, questa costituisce un testo in cui metafora e allegoria s’intrecciano in sapido equilibrio tra classicità e modernità. Se nella raccolta precedente del 1983, Visioni e altro, spettava alla Giovinezza il ruolo di introdurre il lettore alle visioni,  ne Le Langhe la protagonista che  apre la festa  è  una precaria Verità: nome che in altri testi quali l’illuminante lirica Cinema, in “Bollettario” 30/33,  la donna porta addirittura impresso sulla pelle candida: «Di colpo, mostrò allora il nome scritto / sulla pelle candida, che è quella / dell’esterna e precaria Verità».
Difficile dire di quale inizio si tratti. Senz’altro un inizio in cui l’atto dello  spogliarsi acquista un chiaro valore metaforico, nel senso di ricerca della propria essenza più autentica e nello stesso tempo il riscatto del proprio mal di vivere e della propria inettitudine. Come se il nudo rivelarsi del corpo femminile si volesse contrapporre allo stato verginale che rappresenta invece il non manifesto, il non rivelato:
“(…) sconsolata (…). si sedette / sul divano viola, il capo curvo / (…) poi si decise per il solo riscatto l’unico riscatto possibile della sua inettitudine, / iniziò a spogliarsi, pure in questo / inesperta (…)”.

La  prima immagine femminile a dare inizio alla festa è dunque una donna psicologicamente depressa, seduta a capo chino e circondata da un caotico disordine di oggetti che le appartengono e che tuttavia sembrano sfuggire al suo controllo.
Questa figura riporta alla mente la celebre Melancholia I del Dürer, di complesso significato  allegorico, anch’ella assisa con la testa reclinata, pur se  circondata solo da strumenti geometrici. Del resto per Squarotti il corpo femminile è una “divina melancholia di tutte / le avventure e le attese e la speranza / della bellezza della carne dell’anima” .
La depressione e l’umor nero che attanagliano la protagonista della lirica, come dell’incisione del Dürer, derivano forse dalla scoperta del nulla e del vuoto, che è anche ansia di superamento. Nausea per Sartre, per Moravia noia. Contro il nulla,quindi, la forza della parola poetica che si fa corpo. E quale forma è più aggraziata ed evocativa del corpo femminile? Così la parola barberiana si fa donna, e corpo nudo perché nuda è la raffigurazione iconografica della Verità e le numerose personificazioni di essa. Nuda è la protagonista de Le  déjeuner sur l’herbe (1863) di Manet: sulle orme del Concerto campestre di Giorgione o Tiziano, la tela intende  infatti rappresentare la conversazione tra una donna e giovani accuratamente vestiti. Anche in altre liriche del nostro ritroviamo immagini muliebri completamente nude quali la ragazza al balcone della piazza nella lirica Gocce, le fanciulle sull'altalena ( Nel  1902, sempre da Le langhe e i sogni),o, ancora, la signora sopra il letto dell’occhialaio (si veda la lirica  L’occhialaio di Amsterdam in Visioni e altro). Si spoglia completamente  anche Vale, dell’omonima lirica sempre da Le Langhe, mentre ha nudo solo il seno l’alta ciclista bionda, come a seno nudo sono la Libertà di Delacroix e i personaggi femminili di certi quadri storico-patriottici di Velazquez e dell’Hayez.La pennellata della parola poetica di Bárberi Squarotti è precisa e i nomi urgono nella sua poesia come colori puri sulla tavolozza di un pittore.Un nominalismo inserito però in un contesto onirico, in una compenetrazione tra sfera razionale e gioco creativo che supera il tradizionale interferire di ragione e sentimento.
Sul piano della sintassi il discorso poetico è paratattico, per cui scorrevole ed elegante, caratterizzato da proposizioni parentetiche di rilevante funzione esplicativa, nonché costantemente tenuto su livelli di chiara rilevanza simbolico metaforica ad iniziare dal titolo della lirica.
Figure retoriche
Allitterazioni della “f”: v.1: ”offrire la festa”;
della “s-t”: v.2: nella sua stanza appena sistemata”;
 della “s”:
v.4: spaiata,  nera, su una sedia”;
 v.5:“mutandine appese alla finestra”; 
 v.6 : “forse sporco storto”;
 v.13: “sconsolata e affannata ssedette”;
della “n”: v. 3: “quante negligenze”;17,18;
della “b”: v. 9: “ bottiglia di Barbera”;
della “ne”: v.5: “ mutandine appese alla finestra”;
della  “r”: v.15: ” per celare le lacrime tremante”;
della “t”:
v.10: “… le pizzette tutti”;
v.12: “sul pavimento fin oltre la porta”;
v.19 “inesperta e turbata e imbarazzata”;
v. 21: “ la verità che è, finalmente”;
Similitudine v.21: “Come la Verità che è”; si tratta di una similitudine densa di significato con quel “si mostrò” di pascoliana memoria (si veda “Il lampo” v.1: “E cielo e terra si mostrò qual era”);
Climax (gli aggettivi riferiti alla protagonista sono graduati per intensità crescente) v.8: a fatica riuscì ad aprire la bottiglia”; v.12 “sconsolata e affannata ;
Anticlimax (gli aggettivi riferiti alla protagonista sono graduati per intensità decrescente)  v.19: “inesperta e turbata e imbarazzata”;
Enjambements vv. 8-9; vv. 10-11; vv.11-12; vv.13-14; vv.16-17;
Se nella prima parte della lirica prevale uno stile nominale, nella seconda parte si ha una prevalenza di oggetti e aggettivi al fine di dare un ritmo frenetico alla lirica, come travagliato è l’animo della protagonista. La tensione drammatica è tuttavia qui stemperata  ora nel gioco di un’amara ironia, che Bárberi tanto apprezza in Sanguineti, “ora in una fraterna pietas per la vicenda dell’uomo” come evidenzia Pappalardo La Rosa nell’accurata prefazione al volume.
Ma è nei versi finali che la protagonista ci addita l’unico suo possibile riscatto e il senso del suo inizio, spogliandosi, “pure in questo / inesperta e turbata e imbarazzata” e mostrandosi ”nuda nel vivo fulgore / come la Verità che è, finalmente “. Una verità altra, dipinta oltre il microcosmo del quotidiano. La poesia barberiana, dal bel sembiante di giovane donna, che sia allegoria della poesia, della Verità o del sogno, comunque si delinea come la sola in grado di colmare il vuoto che sempre generano il Caos, il Nulla, il linguaggio-manipolazione, dando un senso e cristallizzando per sempre, nero su bianco, l’armonico fluire di visione e sogno, di una parola che si fa corpo, l’unica vera festa duratura.

Valeria Serofilli

Testo poetico



L’inizio della festa
(da Le Langhe e i sogni, Edizioni Joker, Novi Ligure 2003).
Autore Giorgio Bàrberi Squarotti


Volle offrire la festa dell’inizio
nella sua stanza appena sistemata
(e quante negligenze, tuttavia:
una calza spaiata, nera, su una sedia,
le mutandine appese alla finestra,
un fazzoletto forse sporco, storto,
un quadro con le rose e i tulipani),
ma soltanto e a fatica riuscì
a aprire la bottiglia di barbera,
e i dolci e le pizzette tutti si erano
confusi, e rotolarono le arance
sul pavimento fino oltre la porta):
sconsolata e affannata, si sedette
sul divano viola, il capo curvo
per celare le lacrime tremanti,
poi si decise per l’unico riscatto
possibile della sua inettitudine,
iniziò a spogliarsi, pure in questo
inesperta e turbata, e imbarazzata
si mostrò nuda nel vivo fulgore
come la Verità che è, finalmente.

Torino, 1 gennaio 2002
                 
  

Nota biobibliografica del poeta
Giorgio Bàrberi Squarotti (Torino, 1929) è un critico letterario, saggista  e poeta italiano. È stato allievo di Giovanni Getto all'Università di Torino, dove si è laureato nel 1952 con una tesi sull'opera letteraria di Giordano Bruno.Presso la stessa università ha insegnato Letteratura italiana dal 1967 al 1999. Con Angelo Jacomuzzi ha diretto Letteratura e critica: antologia della critica letteraria in 2 volumi presso D'Anna (prima ed. 1967) e Critica dantesca: antologia di studi e letture del Novecento (prima ed. 1970).Dopo la morte di Salvatore Battaglia è diventato responsabile scientifico del Grande dizionario della lingua italiana UTET, presso la quale ha anche diretto una Storia della civiltà letteraria italiana in 6 volumi (1990-96).Più di recente ha collaborato a testi e antologie scolastiche della Atlas.È consigliere-fondatore della Fondazione Marino Piazzolla..
Opere
Tra i Saggi citiamo
  • Tutto l'Inferno. Lettura integrale della prima cantica del poema dantesco, Milano: F. Angeli, 2011
Tra le Raccolte di poesie
·         La voce roca, Milano: All'insegna del pesce d'oro, 1960
·         Le langhe e i sogni, Novi Ligure, Joker, 2003.




1 commento:

  1. Ringrazio Monica Pasero per il gradito post.Conoscevo Barberi Squarotti da molti anni, sia di persona, in ambito di premiazioni ed incontri letterari, che per il denso contatto epistolare. Ho avuto l' onore di averlo nella Giuria del premio Astrolabio 2016/17 la cui edizione, che ha visto il 22 aprile scorso l'evento conclusivo, sarà dedicata alla sua memoria.Ha scritto numerose note critiche alle mie pubblicazioni, ma la mia soddisfazione più grande è di avere curato a mia volta la critica ad un aspetto della sua produzione poetica dal titolo "La figura femminile nella poesia barberiana" inserita nel volume antologico "Passione poesia, Letture di poesia contemporanea 1990-2015" alle pp.46-49, curata da Aglieco, Cannillo e Iacovella per le edizioni CFRe qui pubblicata nella redazione integrale.Grazie infinite.

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