mercoledì 9 settembre 2015

A OLTRE SCRITTURA LO SCRITTORE FEDERICO FABBRI

 
Aspettami ti prego.
Ti chiedo pazienza,
non ora,
ma ti voglio raggiungere.
Ovunque tu sia
allarga le braccia
e guidami da lontano,
fa sì che i tuoi occhi
rincontrino i miei,
e questa volta
per sempre.

Federico Fabbri.


Oltre Scrittura oggi ospita un giovane autore, di lui mi colpisce la sua verve, la sua ironia e anche  la sua  perenne melanconia. Emozioni  forti  vivono in lui da sempre e, come un fiume in piena, lo hanno portato a scriverle, rendendoci partecipi  del  suo dolore, ma anche dei suoi  sogni. Versi intensi spesso truci dal sapore del dolore,  sfumati  però dalla consapevolezza  che il sogno è speranza. Opere diametralmente opposte, le sue, ma entrambe vere e sentite. A Oltre Scrittura il  poeta e scrittore Federico Fabbri  che ha fatto della sua penna un modo per  non dimenticare …. e nel contempo aiutare il prossimo.   

Intervista a cura di Monica Pasero.

Innanzitutto  ti ringrazio di essere qui e parto subito col chiederti:  ricordi il tuo primissimo scritto  vuoi riportacelo.

Sì come fosse ieri, son passati già passati vent’anni.
 L’ubriaco
Una musica antica accompagnava l’ubriaco
nella strada verso casa.
Né compagni né amici
tantomeno altri bicchieri
che potessero riempire il vuoto
che aveva dentro da anni ed anni.
Solo lampioni, lampioni volontari
ad aiutarlo, a sorreggerlo,
a dare all’ubriaco qualcosa o qualcuno
da abbracciare…
mai nessuno…
resta solo con se stesso
e una bottiglia fra le mani
vuota
e una nuvola di fumo
che si espande alta dalla sua sigaretta.
Non la fuma neppure…
La tiene in mano
facendola fumare all’aria
solo per poter stringere qualcosa fra le dita
e se per caso, o sbaglio
la sigaretta cade a terra
l’ubriaco immagina il gesto
e lo paragona alla sua vita.
Anche lui cadrà a terra
in una notte fredda
ed anche lui rimarrà agonizzante
fra piedi che lo calpestano
senza che nessuno lo raccolga.

 "Sino alla fine” e “Per Sino poesie”  edite dalla casa editrice “Pagine”  sono le tue opere prime, entrambe  legate ad una persona che, a quanto leggo, hai amato tantissimo e qui ti chiedo: vuoi raccontarci qualcosa  a tal proposito?

­­­
Certo, Sino è ancora il mio migliore amico e scrivere di lui è un modo egoistico, infondo, per non lasciarlo andare e non lasciare andare me allo sconforto.


Un aneddoto di Denis, qualcosa che ancor oggi ti fa sorridere?

Ce ne sono tantissimi di ricordi che mi affiorano nella mente, ma uno in particolare mi fa sorridere ancora oggi. Ricordo la notte nella quale abbiamo avuto un incidente in macchina, quando la macchina dopo aver sbandato ad una curva, ha smesso di cappottarsi si è girato verso di me e guardando il mio viso insanguinato ha detto: “Cavolo te ne frega, non ci siamo fatti niente!!”. Questo era il suo inconfondibile modo di prendere la vita con leggerezza. Sempre un sorriso a scacciar via le preoccupazioni.


 La cosa che mi ha colpito di te, ed è anche la motivazione perché ti ho chiesto questa intervista, è la tua scelta encomiabile di donare il ricavato delle vendite delle tue molteplici opere all’associazione    “Piccolo principe”  di  Santa Sofia (FC) . Vuoi raccontarci il perché di questa tua scelta e  di che si occupa questa associazione ?


Ho scelto di devolvere il ricavato all’Associazione socio-ricreativa del “Piccolo Principe” perché Denis aveva scelto di svolgere il suo Servizio Civile, accudendo gli ospiti di questa struttura, ma soprattutto perché aveva continuato a farlo anche dopo il termine obbligatorio. Questa struttura ospita uomini e donne di ogni età con handicap sia fisici che mentali.
Onestamente, mi sono avvicinato a questo mondo in maniera inconsapevole, ma mi è bastato poco per comprendere la scelta di Sino. Quei ragazzi e quelle ragazze sono entrati da subito nel mio cuore ed i loro sorrisi mi sembrano il tributo più sincero alla memoria di Sino.

Come ho detto,  nell’ introduzione,  sai scrivere testi diametralmente opposti, alternando la tua grande sensibilità a
letture più leggere, dove emerge oltre alla tua fervida immaginazione ,una grandissima ironia.  In “La mia vita durata 90 anni, scritta a 36,finita di scrivere a 37”  opera edita da Book sprint Edizioni,  dai davvero tutto te stesso. La  lettura è piacevole ,divertente, ma nel contempo, sotto quell’ imbiancata di ironia, si nasconde  quella mancanza, quel vuoto che poi accomuna  tutte le tue opere …  Perchè nasce questo libro ? Cosa ti ha spinto in qualche modo a raccontarti  a metterti a nudo?

È nato per caso. Mi è venuto in mente il titolo leggendo una vera biografia. Ho cominciato a scrivere aneddoti di vita, qualcosa di vero, qualcosa di fantasioso. Piano piano ha preso forma e non riuscivo più a smettere. In poche settimane avevo già novantanni. Ma non svelo altro. Bisogna leggerlo ed immedesimarsi in almeno un paio di personaggi.

Nelle tue innumerevoli presentazioni  c’è una dolcissima
figura accanto a te, tua figlia Noemi. Perché scegli di coinvolgerla ? 

Perché mi piace coinvolgerla in tutto ciò che faccio. Lei all’inizio non voleva, perché sapeva che tutti i personaggi sono descritti in modo ironico e sarcastico, ma alla fine è rimasta soddisfatta.



Se tua figlia un giorno ti dicesse, sempre  che non lo abbia già  fatto, papà voglio diventare una scrittrice! Cosa le consiglieresti?

Di comperare foglio e penna!







Quanto conta il messaggio nel tuo modo di concepire la scrittura 

Se devo essere sincero il messaggio a volte è più per me stesso che per chi mi legge. Anche se…


 Progetti futuri ?
 In cantiere… sempre legati alla mia terra e alle sue tradizioni. Amo i personaggi del mio paesello e mi piace descriverne le storie, storie straordinarie di gente comune che meritano di essere tramandate.

Quanto è importante il sogno nella tua vita ?


I miei sono sogni semplici, di cose quotidiane, piccoli pezzetti di felicità, che non svaniscono la mattina al risveglio.


Ringraziando  Federico, ricordo ai nostri lettori che potete seguirlo sulla  sua PAGINA FACEBOOK   o sul suo 




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