giovedì 6 ottobre 2016

A Oltre Scrittura lo scrittore Ivano Mugnaini. intervista a cura di Monica Pasero

                                                                                                                       
Quando talento e passione

 si uniscono
 nascono
 i professionisti!


Quello che mi colpisce dell’ospite di oggi è quel suo voler rimanere al di fuori dei luoghi troppo rumorosi e bazzicati, quelli fatti di troppa forma e poca sostanza. Mi piacciono gli artisti che vivono il loro status con quella ricerca tenace e coerente, spesso controcorrente, che contraddistingue solitamente i professionisti dai tanti venditori di fumo in circolazione, e l’autore di oggi eccelle nel suo campo, anzi mi correggo nei suoi campi: scrittore, poeta, saggista ma anche critico letterario, editor, traduttore, curatore di varie uscite letterarie e altro ancora. I suoi testi denotano una  grande preparazione dovuta  ad anni di studi,  tanta passione e talento.
Una scrittura  attenta e raffinata, garbata, proprio come lui,  e  soprattutto significativa. Nei suoi viaggi letterari riporta autori di grande levatura  e oggi nel mio piccolo blog viaggeremo con lui alla scoperta di un uomo di passione e di penna. 
A Oltre Scrittura ho l’immenso piacere di ospitare l’amico e scrittore   Ivano Mugnaini.
  


Mi fa davvero piacere che tu sia qui! Leggendo la tua biografia, si  dice che da piccino eri un po’ monello e il pediatra sentenziò che non eri proprio un santo! Secondo me ciò che vide in te  fu quel guizzo che avevi negli occhi (un po’ come tutti i  grandi, insomma) e fuorviò la sua diagnosi. Eri semplicemente un creativo già da piccino e qui ti chiedo: la tua più grande marachella?  Confessa!

Sono numerose, di varia natura. Nulla di estremo, certo, ma caratterizzate da una certa “vivacità”, per così dire, sempre sul confine tra follia e creatività, spesso con un piede più sul terreno della prima, a dire il vero. Visto che siamo nell'ambito della scrittura, ne cito una a che fare con fogli e penne. Credo fossi in terza elementare. Durante una lezione come tante la mia maestra (di cui con ogni probabilità ero innamorato, un po' precoce, ma tant'è) per tenerci occupati e poter chiacchierare con un suo collega, ci diede da fare un “problema a piacere”. Si trattava in sostanza di ideare un problema aritmetico, ricavo, spese, guadagni e roba del genere, e risolverlo. Un po' perché non avevo alcuna voglia di farlo, un po' per la certezza dell'impunità, essendo seduto lontanissimo dalla cattedra, un po' per la gelosia per il flirt in corso tra la mia maestra e il suo appiccicoso corteggiatore, un po', un bel po', per un attacco della suddetta follia, io il problema a piacere lo scrissi, certo, solo che invece di parlare di massaie, sporte della spesa, melanzane e carciofi, vi inserii tutte le parolacce che conoscevo (ed erano già un discreto numero, nonostante la giovane età). Il mio errore fu molto umano: il gusto di condividere il riso (inteso non come alimento ma come divertimento). Il mio compagno di banco a cui posi il foglio davanti non seppe trattenere un sibilo di ilarità. I due del banco di fronte si girarono e io non ebbi la prontezza di riprendermi il quaderno prima che finisse nelle loro mani. Da quel momento il mio capolavoro di problema a piacere zigzagò tra i banchi fino ad arrivare, lento ma inesorabile, sul banco del più testone della classe, sistemato dalla maestra proprio sotto la cattedra per poterlo controllare. Lui impiegò dodici minuti per riuscire e mettere insieme le sillabe. Nel frattempo la maestra, in piedi di fronte alla cattedra, senza smettere di sorridere mielosa al suo corteggiatore, riuscì a leggerlo da vari metri di distanza ed assestò uno schiaffo sulla nuca del sorvegliato speciale con un rumore di anelli che ancora risuona a distanza di anni. Lui, ripresosi dal colpo, borbottò: “Non sono stato io!”. Da lì iniziò un breve processo. 

Nella sorpresa generale, confessai dopo tre minuti e quattro secondi. La maestra per la mattina seguente convocò mia madre. Le disse che aveva portato il mio quaderno a casa e aveva fatto leggere il problema a piacere a suo marito. Entrambi avevano sghignazzato a lungo. Poi per salvare almeno un minimo di ufficialità aggiunse: “Non me lo aspettavo da Ivano!”. Mia madre non replicò: “Io sì”. Ma sono certo che lo pensò.


Tornando alle tue tante attività,  mi voglio soffermare sul tuo lavoro di critico letterario e  ti chiedo: nel tuo giudizio, l’ago della  bilancia dove pesa di più, su un editing perfetto o un buon contenuto?

Direi che se c'è un buon contenuto, inventiva, talento e il piacere di raccontare e di raccontarsi, poi si può sempre rimediare in fase di editing ad eventuali imperfezioni formali. Molto più difficile, al contrario, è rendere interessante un lavoro corretto ma del tutto piatto e inespressivo.

 I titoli  delle tue tre sillogi  sono accomunati da una parola essenziale “Il tempo” Che cos’è per te il tempo nella tua visione esistenziale?
 Contro tempo.  Inadeguato all’ eterno e Il tempo salvato, come accennato sopra, sono le tue raccolte poetiche, due parole su questa tua esperienza in versi?

Il tempo, non solo per me credo ma per chiunque, è un elemento essenziale, non solo nella letteratura ma anche e soprattutto nella vita. È una specie di personaggio muto ma onnipresente. Ci siede accanto e aspetta, ovunque, inesorabile. Può essere nemico spietato oppure compagno di viaggio, amabile, alla fine. Nelle mie raccolte ho cercato di dire proprio questo: esistono momenti che riusciamo a strappare al nulla, alla noia, alla piattezza, alla mancanza di emozioni. Ecco, forse la poesia è ciò che riusciamo a salvare, e salvando lei salviamo noi stessi.
Anche nel mio prossimo libro di poesie, La creta indocile, che uscirà tra qualche mese, il tema è ancora quello, tutto sommato: la creta da plasmare è il flusso della vita a cui, con passione e amore, dobbiamo provare a dare una forma adatta al nostro modo di essere e di sentire.


Tra i tanti romanzi pubblicati, tutti con titoli devo dire originalissimi, mi incuriosisce  Il sangue dei sogni” edito da Lepisma Edizioni.  In fondo i sogni sono sofferenza e passione, un po’ come il sangue che scorre nelle vene o in questo caso sgorga dalla penna… Un romanzo noir, due parole su quest’opera?

La trama del romanzo è imperniata su un’ossessione, un assillo, una tortura psicologica tanto assurda da parere irreale, fittizia, priva di consistenza. Eppure, con identica forza, se ne percepisce la solidità, la materia di cui sono fatti i sogni, o meglio gli incubi. Quelli che non si spengono, anzi, si ingigantiscono e si rafforzano quando si spalancano gli occhi e si dilata la mente. Il romanzo si dipana all’inizio sui vari tentativi, costantemente frustrati, di dare un volto, un senso e una dimensione intelligibile, se non umanamente accettabile, ad

un torturatore. Come in un’assurda partita di scacchi il protagonista sposta in continuazione i pezzi della propria sfera mentale per provare a rispondere alle mosse dell’avversario. Per provare ad entrare in lui, evitando però che sia l’altro a penetrare nella propria interiorità. Provando, in altri termini, ad evitare il pericolo estremo: l’identificazione, l’istante in cui la
vittima vede se stessa nel volto e nel pensiero del carnefice. In questa prospettiva, si inserisce, prima come tentativo di fuga poi come assillo ulteriore, un viaggio in treno. Lo scompartimento si riempie di volti e figure in apparenza comuni e del tutto estranei a chi osserva. Un normalissimo, banale tragitto. Fino al momento in cui subentra l’inatteso, lo scarto, il granello di polvere che arresta l’ingranaggio e ne muta ritmo e incastri. Un uomo di nome Nico entra nello scompartimento con una pistola in mano e obbliga tutti ad ascoltare le sue argomentazioni. In seguito lascerà liberi gli altri passeggeri e porterà con sé, nella sua casa, nelle mura della sua follia, solo il protagonista, Dario, e una ragazza, Martina, che in seguito rivelerà la sua vera natura di compagna e complice del sequestratore. Dietro l'apparenza di ideali ammantanti di grandezza e idealismo, il sequestratore ammalia la propria vittima e usa come strumento estremo l'arma più efficace, l'amore. Usa la propria donna per fare innamorare la vittima e renderla strumento per i propri scopi criminali.
Alla fine però un ribaltamento di fronte inatteso rovescerà la prospettiva.

Nella tua carriera non mancano davvero  i riconoscimenti e molte note da illustri critici e autori letterari. Tra  le tante recensioni e note fatte sul tuo operato, quale è stata la più emozionante e perché ? Ti va di riportarcela.

Non è per sfuggire alla domanda ma con sincerità ti dico che ognuno mi è caro: quella del  semplice lettore chi mi scrive una lettera dicendomi che ha provato emozione, o divertimento o interesse a leggere qualcosa di mio così come quella dei critici di professione e di fama, i cui saggi magari studiavo quando preparavo gli esami di letteratura all'Università. Ciascuno ha dedicato tempo e passione al mondo a cui ho cercato di dare forma di parole, il tutto in un mare magnum di titoli, di proposte, di libri, di manoscritti che avrebbero potuto scegliere al posto del mio. Quindi, ogni volta è emozionante e gratificante.

Mi soffermo su una tua rubrica “Viaggi al centro dell’autore in cui  riscopri autori  che hanno fatto la storia della letteratura italiana, tra cui ricordo: Italo Calvino, Primo Levi, Pasolini e, molti altri ancora, riportando al lettore, non solo la loro parte letteraria, ma anche i luoghi dove sono vissuti, mettendo a nudo l’uomo prima che l’autore. Un vero viaggio  nell’intimo dell’uomo prima che artista,  dico bene ? Se dovessimo viaggiare al centro di  Ivano Mugnaini, cosa scopriremmo?

Dici bene, certamente.
Viaggi al Centro dell'Autore esplora mete ideali separate ma collegate dai sentieri della lettura, della curiosità, della passione per parole che hanno saputo diventare luoghi, fisici e della mente. Contiene esercizi di lettura e rilettura, brevi ma appassionate escursioni “informali” in abiti lievi e colori accesi su fondamentali sentieri panoramici. Indaga sul  rapporto tra alcuni scrittori e poeti del Novecento e i loro luoghi di residenza ed elezione, le città e i borghi in cui hanno vissuto e lottato per il diritto di esistere e resistere, per la necessità, il fardello e il privilegio dell'espressione.

L'intento è quello di ricordare, attraverso esperienze biografiche eternamente sospese tra dolore e gioia, difficoltà e tenacia, che un viaggio è un’opportunità unica per conoscere, scoprire, stupirsi e apprendere ma è anche un modo per ricordare, per non dimenticare. In questa mia raccolta di articoli non parlo di viaggi o di luoghi ma di donne e uomini che con la loro opera letteraria hanno impresso una traccia forte sul territorio, l’ambiente e il contesto che li ha ospitati o che essi hanno eletto come  fonte ideale di ispirazione e di ricerca.  Quanto al mio personale viaggio... è in corso. E ogni giorno cambia il panorama, il tragitto, la strada. Ed è una fortuna. Non sono grado di fare bilanci. Sono in viaggio, per forza di cose e per passione.
Tra i tanti autori  letti negli anni,  ne hai uno a te davvero  caro  e uno invece che non hai mai compreso?

Ho avuto la fortuna di leggere vari autori, anche diversi tra di loro, per epoca, tematiche, nazionalità, che mi hanno influenzato e che hanno lasciato una traccia in me, sul modo di essere prima ancora che di scrivere.
Ed ho avuto anche la fortuna di schivare, forse per buona sorte o per istinto, quelli che invece mi risultavano distanti.
Quindi, posso dire che finora ho molti compagni di viaggio a me cari.
Gli altri, viaggiavano magari oltre la collina, non lo so.



 Ho avuto modo di leggere il tuo ultimo romanzo “Lo specchio di Leonardo” Eiffel Edizioni. Un testo davvero avvincente che porta a chiederci: quanto viviamo davvero e quanto la vita spesso ci riduce, per forza maggiore, a vivere non come vorremmo. Cosa ti ha spinto a  scrivere questo libro ?  Ti piacerebbe che  qualcuno, per un po’, vivesse la tua di vita?

Intanto ti ringrazio per aver letto il romanzo e per aver scritto le tue impressioni sul tuo blog.
Lo spunto iniziale è nato da un film-documentario, uno dei tanti dedicati a Leonardo da Vinci, alle sue scoperte, al suo inesauribile talento. Veniva mostrato Leonardo alle prese con gli specchi da lui studiati a lungo per scopi scientifici e militari. Mi sono interrogato, in quell'istante, sul rapporto del genio con la sua immagine. Ho provato ad immaginare il divario tra ciò che appariva al mondo, la sua eclatante gloria e la scintillante fama, e ciò che di intimo sentiva dentro di sé, nella sua interiorità autentica. Ho pensato al contrasto tra i suoi veri desideri e ciò che era costretto a realizzare in qualità di persona soggetta alle ambizioni dei potenti del suo tempo, signori, notabili, politicanti e ricchi mecenati. Non ultimo, ho pensato al contrasto tra il bianco e il nero, il buio e la luce, il bene e la malvagità che anche Leonardo, come ogni altro uomo, ospitava dentro di sé: il lato in ombra, i chiaroscuri e i contrasti più laceranti forzatamente nascosti per motivi di opportunità e per mantenere vivo il suo prestigio.

Ho pensato cosa avrebbe fatto Leonardo se si fosse trovato, per qualche accadimento favorevole,  ad essere finalmente libero di agire secondo le sue più profonde e sincere inclinazioni. Come si sarebbe comportato, quali rivalse avrebbe cercato, quali piaceri e quali verità, anche nell'ambito più delicato e significativo, l'amore.  L'accadimento favorevole è l'incontro casuale con un suo sosia, una persona identica a lui per l'aspetto fisico ma diversissima come carattere, inclinazioni, modo di vedere e di pensare.
L'incontro inatteso con il suo “doppio”, Manrico, un copista ottuso e acuto, ingenuo e profondo, gli dà la possibilità di progettare per sé la più complessa delle opere, la vita, un'esistenza diversa, autentica. Leonardo decide di affidare al sosia il ruolo del genio saggio, conscio, adatto al ruolo e al mondo, per poter fuggire da sé dedicandosi finalmente alla scoperta della vera follia, le passioni, il sesso, la sincerità, il bene e il male. Il percorso di trasformazione è ritmato dai quadri più significativi di Leonardo, lasciati volutamente incompiuti oppure abbandonati per eccesso di coinvolgimento, un dialogo mai concluso, un dubbio mai risolto. L'affresco de "La Battaglia di Anghiari", innanzitutto, dipinto a fianco del rivale, Michelangelo, e lasciato a metà nel momento in cui, anche grazie a Manrico, scopre il senso reale di quella celebrazione di un massacro che gli era stata commissionata dal partito al potere. Ma soprattutto il gesto del sosia, un atto di passione, anche schiettamente sessuale, fornirà la soluzione, e insieme un ulteriore elemento di dubbio, al quadro più amato e odiato, "La Gioconda".
Non so se mi piacerebbe che qualcuno vivesse la mia vita. Sarebbe interessante osservarmi dall'esterno, “vedermi vivere”, per dirla con Pirandello.
Ma credo che poi, alla fine, ognuno abbia una vicenda del tutto unica e individuale. Ed è questa una delle cose belle e difficili della vita: far coincidere il proprio cammino con quello degli altri. O almeno con quello delle persone che percepiamo affini.


Un pensiero sul panorama editoriale odierno, se potessi cosa cambieresti e perché? 


Copio me stesso. Ossia riporto qui alcune mie impressioni, del tutto personali, che ho già avuto modo di scrivere altrove.
“Moltissime sono le strade, i percorsi, i fiumi e i torrenti carsici. Ci sono libri di assoluto valore ma c'è anche una quantità di prodotti editoriali, nel senso stretto del termine, ossia di libri costruiti e confezionati su misura, come una merce di qualsiasi altro genere, per attrarre lettori e favorire le vendite. Ciò è del tutto legittimo, niente da obiettare. Ma temo che l'appiattimento e l'omologazione dei gusti possano avere  un effetto boomerang. È un fenomeno che si può mettere in parallelo, ad esempio, con ciò che accade nel mondo della
cinematografia e della televisione e in vari altri ambiti artistici. A fianco di alcuni lavori ideati e portati a termine con originalità c'è una marea di materiale “di plastica”, facile da realizzare e da commercializzare ma di scarso valore intrinseco. Trovo che alla lunga possa rivelarsi autolesionistico condurre volutamente il pubblico verso crinali friabili e inconsistenti.  L'illusione di aumentare per qualche euro in più l'audience dei lettori, così come quella degli spettatori, porta e porterà sempre di più ad un'attenzione di breve durata e progressivamente ad un rifiuto, un rigetto.
Sarebbe auspicabile, come già accade in alcuni paesi, anche europei, che anche in Italia si realizzassero concorsi letterari ed artistici veri e seri, con l'intento di fornire ai talenti,  che ci sono, la possibilità di esprimersi, di ricercare, di realizzare con i giusti mezzi le loro idee e i loro progetti. Ciò avrebbe un positivo effetto a catena anche sul pubblico. Perché, alla fine, la qualità paga, anche nei termini finanziari tanto cari alle industrie e alle società. I lettori non sono stolti come qualcuno vorrebbe fare intendere. Sanno distinguere e discernere. E se un lavoro artistico stimola la loro mente e li coinvolge viene premiato, anche e soprattutto se contiene elementi di riflessione e simbolici, mai pedanti, questo è sottinteso, ma del tutto stimolanti. La “complicazione” non è da demonizzare, tutt'altro: è sempre gratificante”. 



Se dovessi utilizzare una sola parola per descriverti, quale sarebbe e perché?

Domanda bella ma impegnativa.
L'asticella è troppo alta.
Diciamo che la parola cambia con il tempo, a volte anche più volte al giorno.
Posso dire le parole che non vorrei: “arroganza, violenza, pesantezza, pedanteria”.
La lista potrebbe essere lunga. Quindi, per non essere contraddittorio, risultando pesante, la interrompo qui.


Progetti futuri?

Scrivere.
Cercare sempre il sudore gratificante che, come sai, e come sanno gli atleti di qualsiasi disciplina, scorre sulla fronte quando si è dato il meglio di sé.


E  giungo alla mia ultima domanda, di rito per Oltre scrittura, e ti chiedo: quanto è importante nella tua vita il sogno?

Stavolta non ho dubbi: è fondamentale.
Nel momento in cui non si hanno più sogni si è già morti.
Questo è certo: al di là di ciò che poi verrà scritto all'anagrafe.

 Ringraziando  Ivano per questa interessante intervista ricordo agli amici il suo sito





  





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