sabato 18 febbraio 2017

A OLTRE SCRITTURA L’ARTISTA FABIO STRINATI INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO



Nel travaglio
esistenziale nascono versi e un nuovo modo di poetare”

L’artista di  oggi  plasma due grandi passioni nel suo animo che sono  l’amore per il pianoforte e quello per  la  poesia,  ed è  in questo ambito, devo dire,  che  intraprende  un cammino  difficile, districandosi  con bravura  in un percorso  arduo per una personalità così forte, come la sua, e nel contempo minata dal  grande marasma emozionale che vive in lui e si  evidenzia nei suoi versi  in cui emerge forte un’ anima complessa, dove le sue liriche  stridono, irrompono su  carta con spirito di innovazione, quasi a voler condurre una nuova poetica, un’ era in cui le parole  affermano vissuti,  stati d’animo,  dove  la poesia diviene personale evocazione dell’ essere. In tutto questo  si evidenzia la  grande   l’originalità di questo artista  in cui le sue  composizioni non seguono correnti,  ma  imboccano un  cammino difficile ma innovativo. La forza dell’ autore sta  proprio  nella sua unicità che  lo conduce comunque ad ottenere  una propria identità stilistica.   A Oltre Scrittura  ho il piacere di ospitare l’artista Fabio Strinati.

 Da quanto leggo, hai iniziato ad appassionarti al pianoforte nel periodo adolescenziale e qui ti chiedo: da dove nasce questo interesse per  la musica  Classica un genere non sempre amato dai giovanissimi.  

È Proprio così. Ho iniziato ad appassionarmi alla musica Classica praticamente appena ho messo l’orecchio su questo mondo. A casa si respirava moltissima musica e così un giorno, venni in possesso di una tastiera Roland e iniziai a suonarci sopra. Diciamo che l’amore per il pianoforte e per la musica sbocciarono in maniera del tutto naturale. Io adoro anche altri generi musicali; la musica attraverso i suoni è pura magia,ma credo che la musica Classica sia quella che esprime a pieno i sentimenti dell’essere umano. Ogni suono è come se vivesse in eterno.

 Il tuo percorso artistico è stato tracciato e formato grazie all’ aiuto di Fabrizio Ottaviucci   pianista  di grande sensibilità ,   qual è stato  il suo insegnamento a te  più caro?  
 Il mio percorso è stato sempre in crescendo grazie a Fabrizio Ottaviucci. Questo straordinario musicista è riuscito a trasmettermi l’amore per il pianoforte, le sue reali capacità. Con Fabrizio abbiamo un rapporto veramente speciale; le nostre lezioni erano uniche e parlavamo di musica praticamente ogni secondo. Per lui il virtuosismo senza la passione e il sentimento, non significava nulla. Una buona tecnica se non è conciliata con l’anima, rimane solamente una buona tecnica e nulla più. Ma quando è l’anima a suonare, allora lo strumento tira fuori le sue capacità espressive a 360°.

 Quanto hai sacrificato della tua adolescenza per questa passione ?

Sinceramente non ho sacrificato nulla della mia adolescenza, anzi, la mia passione mi ha portato ad apprezzare l’adolescenza e mi ha aiutato anche a superare certi momenti particolari, tipici di quella fase della vita così misteriosa e a tratti folle. La musica per me rappresenta tutt’ora, una sorta di terapia, di medicinale naturale; quando suono o compongo mi sento bene con me stesso e con tutto ciò che mi circonda. La vita è fatta di scelte e io con tutta onestà penso di aver fatto quelle giuste, poi, che la vita sia imprevedibile, è un dato di fatto. Ma in ogni caso, la vita è bella.
Oltre a suonare e  comporre, come ho già  accennato, sei anche un poeta con una personalità complessa  e leggendo i tuoi versi  ho sentito un forte  attrito tra te e le parole, quasi una sorta di lotta interiore tra ciò che senti e ciò che poi scrivi,  quasi tu volessi portare al lettore a conoscere solo per vie traverse le tue emozioni nascondendole in concetti inconsueti  è così ?
Io con tutta sincerità, non credo di essere un poeta ed è per questo che mi definisco “ un’anima appassionata della penna “. Anche in questo caso vale la stessa cosa della musica; scrivo perchè mi fa stare bene. La mia arte nasce, nel momento in cui mi trovo smarrito su questo mondo e quando sento questo smarrimento suono, scrivo, e compongo. Da ragazzino ascoltavo musica e leggevo un buon libro mentre ora sento questa forte necessità. Ma la verità, è che sono sempre stato una persona timida, quindi, attraverso la penna riesco ad esprimermi con più facilità senza nascondermi troppo; dispiace per le parole, imprigionate in un foglio di carta..


La poesia è un libero sfogo emotivo che ci induce a elaborare un pensiero regalando alla carta l’essenza di esso, nelle tue tante liriche ho l’ impressione  che la tua visione  esistenziale  sia pessimistica  è così ?

Sono una persona pessimista non per colpa mia. Vivo in un’ epoca molto complessa dove la velocità è il punto centrale di questo muoversi verso un’involuzione. Pensiamo in maniera veloce, mangiamo in modo veloce, e anche gli amori oggi nascono veloci e finiscono veloci. Tutto è veloce. È chiaro che vedere in modo pessimistico non aiuta, ma in ogni caso cerco di essere me stesso nel bene e nel male. Poi, anche la tristezza aiuta; le mie poesie, per la maggior parte, sono poesie tristi, ma non per questo non possono aprire spiragli di luce che filtra dentro gli animi di una foresta scura. Come giustamente hai detto, la poesia è un libero sfogo ma bisogna stare attenti; la poesia sa anche essere spietata quando se ne abusa troppo.

La  tua prima silloge pubblicata  ha un titolo  davvero particolare  che cito: “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”, mi piace molto questo parte del titolo:  Nelle spighe del grano è il ritmo, che mi induce a pensare  al ritmo della musica ma anche quello della  terra, della vita e qui ti chiedo: che rapporto hai con Madre Terra?
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Il mio primo libro di poesia raccoglie moltissimi miei pensieri in un determinato periodo della mia vita. Il titolo, fa riferimento alla parte letteraria dell’opera mentre il sottotitolo fa riferimento alla parte musicale. C’è questa fusione, che poi, è la stessa fusione che c’è dentro la mia anima complessa. Anche la natura è molto complessa nella sua totale semplicità. Si tratta di un libro vero; non c’è nulla da scoprire, è tutto scritto in quel libro...come sono, chi sono, cosa voglio. Per quanto riguarda il mio rapporto con Madre Terra posso solamente dire : “ se ho scritto: Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, il mio rapporto è di totale devozione e adorazione.


 “Dal proprio nido alla vita” è la tua terza opera pubblicata  e so che  è  stata ispirata dall’ opera   “Miracolo a Piombino” dello scrittore  Gordiano Lupi, cosa ti ha  colpito così tanto, di questo libro,  da realizzarne  un poemetto ?

 Dal proprio nido alla vita è un libro che prende forma nel mese di settembre del 2016. Ricordo che leggendo Miracolo a Piombino di Gordiano Lupi, la mia anima si ribellò, interpellò la penna, e così, senza rigidità alcuna, nacque Dal proprio nido alla vita. Il tema della fanciullezza, della giovinezza, dell’adolescenza mi hanno sempre spaventato, ma leggendo Miracolo a Piombino capii che il

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coraggio di spiccare il volo è ben riposto dentro di noi. Basta capire un pizzico di noi e un pizzico di vita per liberarsi dalle catene e volare nell’infinito che ci circonda. Poi, nutro un grande rispetto per Gordiano, sia come persona, sia come scrittore.

Tra le tue tante liriche  riporto questa:
L’anima che invecchia tra gli alberi
dove un legno secco marcisce
è preda del suo spreco inciso
sulla pelle fustigata, estenua del presente,
scende sconosciuta fuliggine
che piano si nasconde.

E ti chiedo qual è il tuo rapporto con la tua anima la tua  spiritualità ?
Il rapporto con la mia anima è veramente complesso, ma ci rispettiamo molto. Capita qualche volta che le chiedo un consiglio e mi risponde due giorni dopo e viceversa. Siamo liberi di vivere la nostra vita senza pestarci troppo i piedi.

Quando componi che sia musica o versi cosa sprigiona in te la  creazione?  
La tristezza. Quando scrivo, quando compongo, quando mi vengono in mente alcune armonie o melodie, è la tristezza a farle esplodere. La tristezza è un’ emozione molto efficace mentre la felicità e la gioia, sono emozioni molto ambigue. Tutto ciò che si mostra alla luce del sole è pericoloso; meglio fidarsi della notte, del cupo, del malinconico.

 Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, Un’allodola ai bordi del pozzo. Dal Proprio Nido sono le tue tre sillogi pubblicate in questi anni,  quale tra queste è quella che  ti ha dato di più?

Sicuramente Dal proprio nido alla vita. Si tratta di un’esperienza nuova per me e in termini di energia, mi ha svuotato dentro permettendomi di ricaricare la mia anima a piccole dosi.

Progetti futuri ?
 Io sono molto attaccato al presente che io considero un luogo magico e misterioso e faccio fatica a guardare avanti. So che a breve uscirà il mio quarto libro dal titolo “ Al di sopra di un uomo “ ma per ora è tutto quello che so.

E giungo alla mia ultimissima domanda, di rito per il mio blog, e ti chiedo:  quanto è importante per te il sogno ?
Il sogno è più importante sia della poesia, sia della musica.

Ringraziando Fabio Strinati per questa sua  interessante intervista e ricordo agli amici la sua pagina facebook


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