martedì 30 agosto 2016

A OLTRE SCRITTURA L’ ARTISTA FILIPPO LO IACONO. INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO


L’azzurro.
 Questo colore esercita sull’occhio un’azione singolare
 e quasi inesprimibile.
  Esso è, nell’aspetto,
 una contraddizione composta di eccitazione e pace.
(Goethe)

E nelle profondità di un’opera che emerge la sua unicità. Non sarà mai né la perfezione tecnica o il soggetto riportato a farlo, ma sarà quella sensazione che ci saprà donare ammirandola.
Nelle opere di questo artista si percepisce una grande leggerezza d’animo. La scelta cromatica ne consegue  vere e proprie pennellate di poesia. Osservandole si viene catturati dalla lucentezza e trasparenza che le pervade, lasciandoci  un senso di pace e quiete. Tonalità  pastello  esaltano  la purezza  in queste tele di grande  bellezza  e ricercatezza  artistica.
Cieli sfumati e profondità marine aprono a paesaggi interiormente magici, dove si riscoprono scorci dell’amata terra, passando a opere in cui il dettaglio e l’accuratezza pittorica  riportano chiostri,  palazzi e antichi borghi allo splendore originario, regalandoci così attimi passati impressi ora per l’eterno.  Grazie a lui  possiamo vivere e vedere attraverso  i suoi occhi e spirito le bellezze artistiche e naturali del nostro bel Paese.  
L’ospite di oggi  unisce impressionismo e realismo pittorico calibrandolo al suo animo e aggiungendo, a ogni sua opera, una pennellata di innovazione, quel tocco istintivo, personale che rende “viva” l’arte. Ho sentito forte intesa tra tecnica e spirito in queste tele che rinnovano ancor una volta il grande talento artistico presente nel nostro Paese.  A Oltre Scrittura ho il piacere di ospitare l’artista Filippo Lo Iacono

Monica Pasero


 Ringraziandola  per la cortese presenza le chiedo subito: fin da piccolo ha respirato l’arte, grazie soprattutto alle innumerevoli attività della sua famiglia e credo che questo sia stato un grande sprono per la sua passione. Ricorda il primissimo disegno da lei eseguito?   
Sento il bisogno di chiarire un aspetto che  ha  contribuito alla  mia crescita artistica. Sin da bambino per motivi  vari tra cui  la separazione dei miei genitori,  che all’epoca ( 1965)  era vista come  scandalo, vivevo  alternandomi tra la casa dei  miei genitori e quella delle anziane zie. Due mondi opposti.  Lasciavo così la contemporaneità, lo stile di vita moderno della mia famiglia per tornare indietro,  quasi di un secolo,  in cui  vero trovavo  tanto affetto, ma anche  tante privazioni:  dovendo vivere  in una casa, dove mancava la tv, il frigorifero e la radio si accendeva solo per il notiziario. Un’istituzione severa, ma ricca di sani valori, forse troppi! E qui tra sofferenza e piacere scattava in me  una  forma di ribellione. Non ho dei ricordi nitidi ma di certo viaggiavo già con la fantasia: ero affascinato dalla stazione dei treni, dal porto delle navi che salpavano verso un nuovo mondo.  Sin da piccolo sognavo tanto, costruivo giocattoli con materiali di riciclo. Amavo disegnare le case, le città, le montagne, la neve, le stagioni, le castagne, la pioggia e gli alberi con le loro espressioni.  Vivo questi ricordi con un po’ di tristezza e malinconia ma anche tanta poesia. Emozioni che mi hanno segnato e reso migliore!    Non escludo che prima o poi scriverò un libro autobiografico.


Le sue opere si fondano su due grandi correnti: impressionismo e realismo pittorico,  in apparenza simili ma due mondi, oserei dire, opposti: l’impressionismo  seppur  nasce dalla corrente realistica,  porta in sé una concezione del reale rivisto con occhi dell' anima, in questo caso le opere esaltano il lato bello della vita: la natura, i fiori, le acque i riflessi. Tutto è armonioso, colorato più celeste meno terreno! Nel realismo è invece presente la realtà nella sua totalitaria immagine in cui la fantasia ne viene limitata.  E qui le chiedo: se dovesse definire la sua visione, il  suo modo di porsi a guardare il mondo, lo farebbe con gli occhi di un impressionista o di un realista?

Per indole, mi accosto e immagino qualcosa di straordinario che ci richiama alla visione onirica, alle emozioni della vita, attraverso elementi che  rilasciano energie, le quali cerco di immortalare tramite cromatismi forti e contrastanti su tela per poi riconsegnarle al fruitore con effetto vibrazionale.  Ma  avverto sensibilmente gli effetti del mondo reale che ci circonda, in cui siamo immersi  e non posso che esserne contaminato nel bene e nel male!  Oggi la  sofferenza si insinua in tantissimi aspetti e questo inevitabilmente altera e turba la nostra esistenza, motivo per cui  l’uno non esclude l’altro, ma parlando proprio di contaminazioni credo che l’orientamento sia tra sogno e realtà nella prospettiva di un futuro propositivo.


Nei suoi quadri  predominano  le  tonalità pastello  che portano ogni sua opera a tingersi di delicatezza, quel tocco di poesia che, a mio avviso,  fa sempre la differenza.  Casualità o scelta stilistica?

Posso dire con franchezza che inizio sempre un’opera con il proposito di realizzare un’esecuzione magistrale, applicando tecniche, rispettando regole e quant’altro. Dopo qualche ora, o più,  di lavoro, sinceramente non me ne accorgo neanche, comincio a lavorare in pienissima libertà, fuori da ogni schema. La  mia mano e testa si  uniscono in  qualcosa di fortemente intimistico e a tratti vengono fuori pennellate leggere, delicate, dalle  tonalità pastello contrastate da  un deciso uso materico del colore dai toni forti. Quasi in lotta tra loro. Confermo nelle mie tele domina  la  luce e la tendenza al bello.


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Tra le sue tante opere, vedo in lavorazione una riproduzione di David le Sabine di Jacques-Louis ( opera presente al Louvre)  in cui si denota ciò che avevo già colto: la sua grande accuratezza nei dettagli e qui le chiedo: quanto gioca il fattore  pazienza e sicurezza di sé,  in questo lavoro?
Sì, questo dipinto l’ho iniziato tanti anni fa, poi per svariati motivi  l’ho messo da parte.  Ora ho deciso di completarlo, è un’opera che richiede tempo e tanta pazienza, sarei piuttosto cauto riguardo la sicurezza in me stesso, penso che non si finisca mai di imparare, ma mi piacciono le sfide. Questa è un’opera molto complessa: richiede tecnica, esercizio ma sono incoraggiato dalla determinazione che costantemente è presente in ogni mio lavoro e nei miei progetti.


L’arte visiva  è un messaggio immediato, forse la miglior forma di comunicazione dopo la musica  quanto è importante trasmettere per lei?
Credo sia davvero importante  riuscire a trasmettere qualcosa, un messaggio, un’ emozione.  Qui potremmo parlare di logiche e pensieri, spesso contrastanti, nelle correnti pittoriche alle quali faccio riferimento, come  il realismo e l’impressionismo, ma che in qualche modo riesco a collegare a fondere tra loro, prendendo e restituendo, cioè cogliendo  l’intuizione e l’espressione di ciò che voglio e trasformarla in emozione.



Nel suo percorso artistico sono davvero tanti i riconoscimenti  da lei ricevuti, tra tutti ve n’è uno  a lei particolarmente caro?
I riconoscimenti fanno sicuramente piacere, segnano un momento particolare del proprio percorso, valorizzando ulteriormente il lavoro per il quale si è tanto creduto, ovviamente non posso non citare il Premio alla carriera consegnatomi ad Ortigia nel 2015, ma sono convinto che il vero riconoscimento sono gli apprezzamenti  che ricevo ogni giorno, leggendo i commenti di chi osserva le mie opere, il fruitore estasiato che trova la serenità ne condivide la bellezza e si emoziona.



Se dovesse  tornare all'epoca dei grandi Maestri impressionisti cosa chiederebbe e quale opera vorrebbe fosse stata sua?

Sono molteplici  le grandi  opere e  i  grandi maestri che le hanno realizzate, facendo la storia dell’arte e decisamente chiunque ami l’arte ed è dotato di alta sensibilità non può che apprezzare e trovarne le giuste emozioni.  Sono molto affascinato dall’impressionismo francese, nello specifico ricordo  l’artista  Claude Monet con le sue opere: Lo stagno delle ninfee, Moorning in the Seine  e Sol levante. Non da meno è la  corrente di fine 800 in Italia   con artisti come  Macchiaioli e il mio omonimo Francesco lo Iacono. Forse non chiederei nulla, la risposta la troverei osservando e studiando le loro opere.

Un grazie particolare per chi?
Dico grazie sicuramente alle care persone che nei vari periodi della mia vita, hanno contribuito  a spronarmi, regalandomi quella giusta carica di energia per andare avanti e credere nei miei progetti artistici, soprattutto quando le difficoltà della vita rischiavano di travolgermi


Se dovesse definirsi con una sola parola, quale sarebbe e perché?
“Vulcanico” Sì, perché credo di dover fare e dare tanto e sento l’energia giusta, la voglia di esprimermi e realizzare nuovi progetti.  Credo che in questo momento  abbia  la forza necessaria, probabilmente questo per riscattare un po’ di anni di inattività causati dagli impegni di lavoro che non mi consentivano di dedicarmi ed esprimermi come volevo.

Ed eccomi giunta alla mia domanda di rito e le chiedo:  quanto è importante nella sua vita il sogno?
 Il sogno è sempre presente nella mia vita! Vivo contemporaneamente in due  mondi paralleli e li metto in relazione tra loro. Attenuano le sofferenze, esaltano il piacere. Un gioco emozionale, la ricerca di una nuova dimensione spesso presente nella mia sfera sensibile. Un mistero che porta a scoprire le mie verità e capire chi sono veramente. Un’indagine introspettiva che inconsciamente  prende forma attraverso la materialità dei colori sulle mie tele.


  Ringraziando Filippo Lo Iacono per la sua interessante intervista ricordo a tutti la sua Pagina Facebook

3 commenti:

  1. Complimenti a Filippo Lo Iacono pero le sue opere.davvero molto belle ..A Mónica Pasero per questa interessantes intervista.

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