lunedì 29 maggio 2017

A Oltre Scrittura Antonio Zedda e la sua Bianca. Una storia d’amore di vita ed esempio.


 Il solo posto al mondo in cui si può incontrare
 un uomo degno di questo nome è lo sguardo di un cane.

(Romain Gary)





Oggi nel mio spazio mi occuperò dell’arte più grande che esista in tutto l’universo: l’arte dell’amore per ogni essere vivente.  A Oltre Scrittura arriva una storia che non ha avuto grandi riscontri mediatici, ma per me è una storia senza dubbio bella da raccontare. Che sia da esempio, affinché questi piccoli e grandi gesti di solidarietà conducano l’uomo a un’evoluzione in cui manifesti la necessità di prendersi cura non solo della sua specie ma di tutte quelle che lo circondando. 
Oggi parliamo di “abbandono degli animali”, uno dei problemi che, soprattutto all'apertura della stagione estiva, ritorna attuale e, seppur la sensibilizzazione sia tanta e le associazioni animaliste in crescita, i dati restano allarmanti:  si pensi che ogni anno   sull’ intero territorio nazionale   vengono abbandonati   una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti stradali, di  fame  o a causa di maltrattamenti.  E seppur esiste la legge 189/2004, in cui l’abbandono è stato riconosciuto come un reato punito con l’arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro.  (Dati fonte web)
Le cose non sono cambiate!  E questo ci deve fare ben riflettere a quanto ancor oggi vediamo l’animale domestico come un semplice oggetto da lasciare per strada, quando diventa d’intralcio. Dovremmo essere un paese civile, ma vedendo ciò che avviene, anche tra esseri della stessa specie, non posso che prendere atto che siamo molto lontani dall'esserlo. Per sensibilizzare quest’argomento oggi vado fuori dagli schemi del mio Blog e parlerò, come anticipato, dell’arte dell’amore, portando tra queste pagine una storia di un grande amore incondizionato tra un uomo e un randagio.Questa è la storia di Antonio e Bianca e il loro incontro.


Antonio tu arrivi dalla bella Sardegna, terra di sole, mare e tante tradizioni. Qui l’incontro con Bianca, vuoi raccontarci com’è avvenuto?

Una sera tornando dal lavoro, non so se per caso o destino, cambiai strada per rientrare a casa e qui avvenne il nostro primo incontro. La vidi ferma immobile, si guardava intorno impaurita, era nascosta dietro alcune pompe di un distributore del quartiere. Mi avvicinai, ma lei si spaventò e scappò via. Questa cosa mi colpì, perché solitamente ho sempre avuto un buon rapporto con i cani, non desto quasi mai timore in loro, ma in questo caso Bianca scappò. Passai la serata a pensarla. L’indomani rifeci la stessa strada e la ritrovai lì, nello stesso punto del giorno prima. Notai che era ferita e infreddolita e decisi di informarmi tra la gente della zona per sapere da quanto tempo quell’animale fosse in quelle condizioni. La risposta fu sempre la stessa: “Da quando è morto il suo compagno di strada, un cane lupo, è inavvicinabile!” La sua storia mi colpì molto: vedere quella bestia così sola e spaventata mi ferì! Ero già affezionato a lei, il mio desiderio di difendere la sua vita si faceva sempre più forte; così ripassai anche l’indomani. Iniziai con un fischio. Poi il giorno dopo sempre alla stessa ora, sempre il solito fischio, "Bubu" così la chiamavo, solo dopo capii che era una femmina. Passavano i giorni, sapevo qualcosa in più! Vedevo che tanta gente andava a portarle da mangiare, ma era impossibile avvicinarsi e la sua ferita peggiorava. Lei non si fidava ancora. Iniziai a dedicarle i sabati sera, quando era chiuso il rifornitore, e la domenica. Non si avvicinava ancora ma ormai mi riconosceva. Un giorno, verso le sedici, andai al tabaccaio, in una via lì vicina, uscii e con mia grande sorpresa vidi Bianca poco distante che mi aspettava.  La gioia fu immensa: iniziava a fidarsi!  Fu un passo determinante! Ormai la sentivo parte di me e il mio affetto era sempre più grande. Passò velocemente il tempo, ormai Bianca ed io facevamo dei piccoli percorsi insieme. Lei sempre dietro di me, la diffidenza non era ancora vinta, poi la riaccompagnavo nella sua zona e le lasciavo del prosciutto. E così è stato per molti giorni che sono diventati mesi. “Era il mio cane!” lo sentivo.  In quelle sere a farle compagnia ne vidi davvero di tutti i colori. Bianca era spaventata dai ragazzi che giravano in zona, alcuni gli lanciavano dei sassi; era sempre in agitazione e scappava qua e là, non trovava pace.  Visto le sue condizioni, dovevo fare qualcosa e anche in fretta, andai al comune, chiesi l'adozione. Mi fecero molte domande, sembrava strano che qualcuno si potesse interessare a un cane di undici anni, in quelle condizioni e inavvicinabile; ma la pratica passò.
La stessa sera però la mia gioia venne interrotta da  una telefonata  che mi avvisava che gli abitanti del quartiere non ci stavano a questa adozione, anche loro l’amavano e l’accudivano e volevano restasse libera.  Quella non era una petizione per il benessere di quel povero animale. Mi infuriai e senza pensarci troppo me la andai a prendere. Quella sera diluviava la trovai infreddolita e bagnata, la presi  con forza e la portai a casa.  Non sapevo come fare, l’animale era ferito e le voci nel quartiere della sua scomparsa portavano a me.  Ero spaventato: chiamai Costantino, l’operatore del canile, che mi diede una grossa mano, comprese il mio stato e capii che quella bestia aveva bisogno di me quanto me di lei; così decise di aiutarmi; prese il cane lo portò al canile e iniziò a curarlo, fu una grande prima vittoria. Poi le pratiche per l’adozione. Da lì iniziò un percorso di recupero che sa del miracoloso. Bianca nonostante la sua età fece progressi incredibili.



Cosa hai visto in quell'animale da spingerti a volerla ad ogni costo aiutare?

Ho visto in Bianca, più che la disperazione, un abbandono totale di sé.  Un non voler forse più vivere. La sua solitudine era ormai parte di lei e non riusciva a superarla. Aveva perso il suo riferimento, il suo unico amico.

Bianca era conosciuta nella zona come mai nessuno prima di te ha deciso di adottarla?  

Devo essere sincero, il cane, di quartiere, è come un’impronta indelebile, come un marchio. Sembra che tutti facciano a gara a portarli da mangiare ecc. Ma è  solo un lavarsi la coscienza. Gli anni passano e il cane diventa “del quartiere”, un termine elegante, forse, ma non cambia la situazione dei cani, come Bianca, che invece sprofondano nella disperazione e solitudine, sopratutto se hanno un problema.  È un tabù da superare; bisogna che le persone sappiano che anche i cani di quartiere hanno diritto a essere adottati.




L’amore per gli animali è fonte sicuramente di arricchimento emotivo in un uomo, per te lo è stato cosa ti dà la sua presenza nella tua vita?

È un rapporto di vera amicizia mi ha rimesso con i piedi per terra, mi ha rimesso su responsabilità precise, mi ha fatto crescere ancora!

Un appello contro l’abbandono?
Chiunque abbandoni un animale, abbandona se stesso,la sua parte più vera,fermatevi un attimo, pensateci bene,non abbandonateli!  

Oggi Bianca è felice?
È passato ormai più di un anno e Bianca ora possiede una casa, una famiglia ed è felice.

 Ringraziando Antonio per la sua testimonianza, rinnovo il suo appello.
Non abbandonateli!  Meritano amore e rispetto quello che danno a noi ogni giorno.


 Intervista a cura di Monica Pasero






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