IL POETA CONTADINO DI LEONARDO MANETTI ( Nulla Die Edizioni ) Recensione a cura di Monica Pasero


“Incide lettere dall’animo su fogli di carta accoglienti”.  L’autore così rappresenta la figura del poeta; in questa sua espressione rivedo la sua opera: pagine accoglienti come terre appena arate, dove lui getta il seme e raccoglie i frutti in liriche a volte ricercate, in altre concise, ma entrambe colme di bellezza e genuinità.

Fin dalle prime pagine mi colpisce la ricercatezza del dettaglio; passaggi e descrizioni in cui ogni lirica racchiude una storia.

Attimi rubati al tempo e immortalati in versi dove ricordare la bellezza dei gesti. Il poeta, come un pittore paziente, ridipinge i suoi stati d’animo su carta donando al lettore non solo emozioni, ma vere e proprie storie che s’aprono innanzi ai suoi occhi. 


Pagine che si animano di gesti contadini che l’autore esalta, portando magia all’atto in sé. “Chicchi nel paniere saltano in una danza tribale…” In questo passaggio si avverte quanta vivacità circondi l’esistenza contadina. L’importanza e il rispetto per ogni gesto, l’amore per ogni zolla, ogni seme e frutto e la continua presenza di comunicazione tra uomo e natura: “Un albero mi guarda, sembra dire…” Il poeta racconta il suo rapporto con la natura e apre il suo cuore e anima a ogni creatura vivente che lo circondi; ci riconduce alla necessità dell’attenzione nell’ascolto.

Non mancano passaggi legati ai ricordi del tempo che fugge, del sapore che lascia. Momenti nostalgici di quegli affetti oggi lontani; rimpianti e riflessioni dell’uomo di oggi al bambino di ieri… Ci si imbatte in considerazioni profonde sulla società e i suoi scempi, “Nell’animo distante e silenzioso muore la ragione”. Forse questo verso racchiude il segreto della vita serena di un tempo, la convivialità ancor molto sentita nelle comunità rurali.

Non mancano le odi alla sua amata Toscana, alle sue tradizioni. Ogni pagina trasuda di genuino amore per la semplicità, per quei valori sempre più rari oggi. L’autore con bravura ci inoltra nella realtà contadina che, vista dal di fuori, potrebbe apparire scevra di gioie e fatta di solo sacrifici, ma i suo versi lo smentiscono, esaltando la bellezza, la ricchezza del vivere e lavorar la terra, coglierne i frutti succosi e maturi della fatica. Stagione dopo stagione, dalle sue amate vigne al nettare che ne verrà, fino al crepitar del fuoco e lo scoppiettar felice delle caldarroste nel camino. Ogni poesia è un piccolo, ma completo racconto di un attimo di vita rubata.  Il poeta descrive con perizia ogni cosa, non tralasciando nulla, portando il lettore a non solo avvertir col cuore ogni verso, ma a veder lui stesso ciò che gli occhi dell’autore han visto prima di poetare.

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