QUATTRO CHIACCHIERE CON L’AUTRICE ANNA MARIA FARRICELLI
QUATTRO CHIACCHIERE
CON L’AUTRICE
CONOSCIAMOLA MEGLIO
Annamaria Farricelli nasce e vive a Castellammare di Stabia (NA), dove coltiva la sua passione per la scrittura. Laureata in Materie Letterarie, si è dedicata per tutta la vita all’insegnamento scolastico di ogni ordine e grado. Ospite di salotti letterari televisivi della capitale. Scrive articoli di carattere letterario per alcuni giornali locali. Diverse sono le recensioni poetiche e letterarie positive sulla sua produzione artistica. Collabora ad alcuni eventi storico-letterari del territorio come presentatrice ed ospite. Vincitrice di moltissimi premi e riconoscimenti letterari. La sua carriera letteraria è un susseguirsi di premi e riconoscimenti, talmente tanti che non posso riportare l’intera biografia. In questa breve intervista conosceremo meglio il suo romanzo disponibile sia in versione Italiana che in inglese.
Disponibile anche in
lingua inglese
EDITO DA DUEMILA17 EDIZIONI
Un testo che continua a mietere successi uno dopo l’altro ed è arrivato ad oggi ad 8 riconoscimenti Nazionali ed Internazionali.
DI COSA PARLA?
Una violenza. Un'adolescenza strappata con inganni e blandizie. Un matrimonio riparatore. La solitudine. Cosa riserva ancora la vita alla protagonista di questa storia? Riuscirà a riscattare sé stessa con la sola forza del cuore? Uno squarcio di vita vissuta che fa riflettere e sperare. C'è sempre il sole oltre le nuvole.
EDITO DA DUEMILA17 EDIZIONI
Un testo che continua a mietere successi uno dopo l’altro ed è arrivato ad oggi ad 8 riconoscimenti Nazionali ed Internazionali.
DI COSA PARLA?
Una violenza. Un'adolescenza strappata con inganni e blandizie. Un matrimonio riparatore. La solitudine. Cosa riserva ancora la vita alla protagonista di questa storia? Riuscirà a riscattare sé stessa con la sola forza del cuore? Uno squarcio di vita vissuta che fa riflettere e sperare. C'è sempre il sole oltre le nuvole.
L’eco del silenzio un titolo che apre a tante interpretazioni, qual è la sua?
“L’ECO DEL SILENZIO” è un titolo che racchiude molteplici sfumature, ciascuna capace di toccare profondamente chiunque vi si confronti, offrendo una tavolozza di emozioni e significati. È l’eco di una battaglia interiore conclusa, dove il silenzio rappresenta la quiete dopo la tempesta, ma anche il grido muto di chi soffre, un urlo interiore che non trova voce, ma che vibra intensamente nell’anima. È il dolore non espresso, la solitudine che si amplifica nella mancanza di parole, rendendo il silenzio un compagno costante e oppressivo. Attraverso il silenzio, ho imparato ad ascoltare l’esuberanza delle parole contro la povertà delle parole stesse e mi sono rifugiata in quell’ovattato mondo che nessuna voce può spiegare. In questo modo ho preso le distanze da ciò che è osceno, indegno, umiliante, volgare. Nel silenzio mi sono dissociata dalla violenza, dalla brutalità, da ciò che è pensato e banale, cercando di guardare” oltre le cose e le persone”. Il silenzio, per me, è un mondo dove la banalità scompare, la superficialità sembra non esserci, l’invidia è sconosciuta e la violenza e il cinismo crollano nell’impotenza.
A chi si è ispirata per la creazione della protagonista?
La stesura de “L’ECO DEL SILENZIO” ha preso spunto da una materia bruciante, che coincide con una parte lunga e potente della vita, della mia vita, di quella vita dove ogni donna può ritrovarsi. Attraverso il racconto appassionato, ho scelto la via della denuncia di una condizione infelice. Un modo per liberarsi dei fantasmi che possono sempre ritornare. Ho seguito, passaggio dopo passaggio, le stazioni di una pena. Mi sono guardata come un’altra creatura, come immagini riflesse in uno specchio che scorrevano di fronte a me e che sono state con me tutta la vita. Nei panni della protagonista “MARIANNA”, mi sono immersa dentro atmosfere opache, grigie, come se avessi avuto maschere addosso per tutti questi anni. Forse non è neppure un caso che nel racconto appaiono echi pirandelliani (il “COME TU MI VUOI”), ma anche echi veristi, come “Mastro Don Gesualdo”
Un romanzo che apre ancora una volta il tema della violenza sulle donne, un matrimonio riparatore, quanto influisce ancor oggi il giudizio degli altri?
Il romanzo” L’ECO DEL SILENZIO”, di natura autobiografico, rappresenta una storia intensa, iniziata con la violenza subita dalla protagonista all’età di quindici anni, da parte di un ospite della sua famiglia, con il doppio della sua età: violenza che genera la vita di una creatura, per cui non può che avere seguito con il protocollo di rito degli anni in cui il fatto si è svolto: il cosiddetto matrimonio riparatore. A niente valgono i desideri di Marianna, tutti decidono per lei, come un pacchetto, passa dalle mani del padre a quelle del marito-padrone. Marianna si sente” donna di nessuno, terra di nessuno, una farfalla gialla che vola sui fili spinati”. Quella di Marianna è una trafila di sofferenze, di tabù, di pregiudizi, di convenzioni sociali, di un periodo a noi vicino, ma lontano anni luce per mentalità, una mentalità che ha contribuito a determinare pesantemente le nostre vite. Un ritratto di donna che conduce a territori tormentati e febbrili, uno scavo nell’inquietudine umana, che la protagonista sfronda nelle sue espressioni narrative, smontando il malaffare dei pregiudizi, ove la donna è relegata al ruolo subalterno della forma, evidenziando quell’ipocrisia vestita a festa.
Qual è il messaggio che si costudisce in queste pagine?
L’ECO DEL SILENZIO cerca di mettere in luce con grande vivezza il fenomeno, sottovalutato a livello giuridico e sociale, della violenza psicologica. Nel suo svilupparsi, le vicissitudini della protagonista evidenziano con decisione la differenza tra questo tipo di sopraffazione ed una generica relazione conflittuale, facendo di Marianna la portavoce della possibilità di sottrarsi al gioco per divenire padroni di sé stessi. L’ECO DEL SILENZIO vuole sottolineare la necessità di riconoscere i segnali di abuso emotivo, di rompere il silenzio e di trovare la forza di ribellarsi e chiedere aiuto. La storia enfatizza l’importanza della solidarietà e del supporto della comunità per superare il trauma e ricostruire la propria vita. In definitiva, la narrazione vuole ispirare speranza ed incoraggiare tutte le donne a credere nella possibilità di una vita libera dalla violenza…c’è sempre il sole oltre le nuvole…
Un motivo per leggerlo?
Tanti i motivi per leggere” L’ECO DEL SILENZIO”. Per iniziare, comprendere che la violenza psicologica è una forma di abuso subdola ed insidiosa, spesso invisibile agli occhi esterni, ma profondamente devastante per chi la subisce. Leggere questo libro è di cruciale importanza per diverse ragioni, specialmente per chiunque desideri comprendere e riconoscere i segnali di allarme ed i meccanismi utilizzati dai manipolatori per esercitare il loro controllo. Innanzitutto la conoscenza è potere. Spesso le vittime di violenza psicologica non si rendono conto di essere abusate finché non è troppo tardi, ed è il caso di Marianna. I manipolatori sono maestri nel mascherare il loro comportamento narcisistico, menzognero, anaffettivo, avaro, sotto una facciata di normalità, rendendo difficile, per le vittime, identificare l’abuso. L’ECO DEL SILENZIO cerca di offrire queste informazioni per riconoscere i primi segnali di avvertimento, come il controllo costante, le critiche distruttive, l’isolamento sociale e la svalutazione continua. La società minimizza questo tipo di abuso perché non lascia segni visibili, ma le cicatrici emotive e psicologiche sono profonde e durature.
Sei 1 donna fantastica ❤️
RispondiEliminaBravissima Annamaria!
RispondiEliminaGrazie😘
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