mercoledì 13 aprile 2016

A Oltre Scrittura Giovanni Fortunato





L’immediatezza del giungere,
uno scatto
una pennelata
e tutto prende vita…

Tra tutte le arti conosciute, forse è proprio l’arte fotografica quella più immediata che riporta in pochi secondi l’appena avvenuto. Ogni attimo della nostra vita è già passato, ma in una fotografia permane nel tempo, come ricordo indelebile e ci resta quella sensazione che tutto può essere vissuto eternamente. Per giungere a tutto questo, però, gioca il fattore bravura, professionalità e aggiungerei, anche, il ” talento” di chi  ha tra le mani l’obbiettivo.  Nel mio spazio oggi un artista che sa cogliere l’attimo perfetto, dando vita eterna all’immagine da lui catturata. Oltre a scattare foto di grande eleganza e impatto, l’ospite di oggi sviscera la sua passione artistica anche nella pittura,  tramite il poetico mondo degli acquerelli, regalando alla carta,  istintività e tecnica con pennellate delicate e spontanee che in pochi attimi “creano”.  Fotografia e pittura due arti  spontanee, completano la vita  di  questo artista  tutto da scoprire.
Dall’affascinante borgo antico fiorentino, giunge l’ospite di oggi: uomo d’indole curiosa con una   spiccata sensibilità, amante del bello e della ricercatezza storica. A Oltre Scrittura ho il grande piacere di ospitare il fotografo e pittore Giovanni Fortunato.

Giovanni, innanzitutto ti ringrazio di essere qui, e ti chiedo subito: cosa ti ha spinto a diventare fotografo?  Realtà pratica o passione vera e propria.

È la passione, per il bello, l’intelligenza, il creato e il costruito, la forza del pensiero, del progetto. La macchina fotografica è solo uno strumento, il pennello del fotografo, che ti consente di registrare attimi irripetibili, unici.



 Come già accennato, vivi a Firenze, città che profuma di storia e arte in ogni angolo, quanto a tuo parere è importante ricordare e tutelare i beni artistici e storici delle nostre città?

 Ho sempre paragonato una città/una cultura ad un albero, dove le radici sono importanti per l’equilibrio e da dove i nuovi rami e le nuove foglie succhiano nutrimento. Dimenticarsi delle radici e della sua cultura è un uccidere l’albero stesso. L’arte, l’architettura, la letteratura sono prove di cosa può fare l’uomo, sotto la spinta della passione e dei sentimenti. Sono un connubio di razionalità, cuore e abilità manuali, tutti all’unisono per creare una forma d’amore, perché così è un’ opera d’arte

Come la fotografia anche la pittura ad acquerello, ricerca immediatezza. Per dare il meglio in queste due arti, la sicurezza delle proprie capacità, la fiducia in se stessi sono basilari?


Sì, anche se l’ “eccesso” di sicurezza è un’ arma letale che ti si rivolta contro. Il considerarsi “arrivati” o “io sono bravo, so tutto” è un rimanere indietro, è un fermarsi. Si deve mantenere sempre una certa dose d’insicurezza che ti fa chiedere: “ma ci può essere qualcosa di meglio di quello che faccio? Esiste un modo migliore per scattare questa fotografia o per dipingere questo dato soggetto?” Si deve sempre rimettersi in gioco e rivedere le proprie certezze.. Il mondo, le persone, la luce cambiano di continuo, dobbiamo essere un po’ come gli uccelli che adattano il proprio volo e le proprie ali alle variazioni del vento e delle correnti d’aria.

Come si coglie lo scatto perfetto? Esperienza o solo istintività?

È un insieme delle due cose, l’esperienza ti consente di realizzare tecnicamente in modo perfetto l’immagine ed enfatizzare quel momento, quell’attimo.  Mai frase come il “Carpe diem” descrive invece l’istinto. Mai pensare di tornare domani a fare una foto, non sarà mai la stessa cosa.È quel momento lì e basta. Non sai quante frenate a secco ho fatto con la mia bici, (rischiando anche qualcosa), per fermarmi e fare una fotografia. Sono molto istintivo nei ritratti, se vedo un bel volto, una bella persona, la fotografo e basta. Ho già il mio schema luci e so cosa voglio da quel volto. A volte le persone che ritraggo, rimangono sorprese per l’esiguità dei mezzi e dei pochi scatti (al massimo una decina), ma so già quello che voglio.


I tuoi scatti, per esigenza professionale, variano dai ritratti a foto d’interni ai matrimoni feste e tant’altro.  Qual è stato lo scatto che ti ha sorpreso di più?
Ma in particolare è una foto ritratto di qualche anno fa, fatto ad una mia amica. È stato immediato,  fulmineo. Eravamo perfettamente sintonizzati, pochi scatti ma perfetti. Non era stato nemmeno progettato.  

Amante del bello, senza dubbio, questo s’intravede nella ricercatezza della luce, delle pose, negli effetti bianco e nero dei tuoi scatti, nei volti e nell’espressioni e nei particolari che tu cogli, ma per  Giovanni, che cosa è  la vera bellezza?

Artisticamente parlando, non è solo un fatto esteriore, ma tutto quello che è stato prima di arrivare a tale bellezza. Quando guardo la cupola del Duomo, qui a Firenze, mi immagino la quantità di persone che ci hanno lavorato. Ogni singolo millimetro di quell’opera è stato toccato da mani piene di esperienza, di cultura. Dagli scalpellini al Brunelleschi. Se poi penso che praticamente è stato fatto con il pallottoliere...La capacità di pensare di progettare di realizzare un’idea. Di renderla materiale e soprattutto fatta per gli altri.
“Umanamente” parlando, molti si fermano alla bellezza esteriore, la vera bellezza è la capacità di dare, di amare, di partecipare affinché il mondo vada sempre meglio. I sorrisi, gli abbracci  i “sono tuo complice” questa è la vera bellezza.

Gli acquerelli sono magici fluidi e lasciano all’ opera  quella sensazione di sfumato, di etereo che personalmente amo, cosa ti appassiona di più di questa tecnica?

Sicuramente l’immediatezza! A volte poche pennellate creano atmosfere, sensazioni.. uniche  in  ogni dipinto. Mentre con l’olio e gli acrilici si possono fare delle copie quasi veritiere degli originali (esistono i noti “falsi d’autore”), con l’acquerello questo è impossibile perchè ogni pennellata è una storia a sè irripetibile. E poi non devi sbagliare, dare colpi sicuri, progettare prima quello che farai perché indietro con l’acquerello non si torna, non si può correggere. Per certi versi lo trovo molto vicino alla fotografia perché, come lei, è veloce, immediato e gli acquerelli, proprio come una macchina fotografica, puoi averli sempre a portata di mano perché prendono poco spazio.

Se potessi fare un viaggio nel tempo e avere un incontro con un artista del passato chi sarebbe e perché?
Sicuramente il Caravaggio per la forza e l’energia di certi suoi dipinti e per la luce e il taglio che riusciva a dargli. Fosse vissuto ora sarebbe sicuramente un grande fotografo.

Quali sono i soggetti che prediligi per le tue opere?


Con gli acquerelli amo fare paesaggi o scorci di paesi di campagna, dove solo si intuisce la presenza dell’uomo. A olio, più materico, amo fare ritratti. È più forte, più intenso.  Con la fotografia...amo Firenze, la sua luce, la sua storia, poi ritratti di donne di ragazze.

C’è uno scatto che ti sfugge?
No, sia mai! Non me ne deve sfuggire uno!  

Giovanni, oltre a essere un eccellente artista dell’immagine, chi è nella vita di tutti i giorni?
Sono un normalissimo fotografo, praticamente vivo dodici ore al giorno nel mio negozio, dove posso incontrare il mondo. È sito nel centro di Firenze e qui ci sono passati tutti. Forse mi mancano gli eschimesi e, per fortuna, i cannibali dell’Amazzonia. Nel lavoro purtroppo non posso occuparmi sempre di arte, ma le commissioni sono di ogni genere e natura, dal restauro di una vecchia foto di famiglia alla chiazza di umido sulla parete per l’assicurazione della casa.

Ultima domanda, di rito per il mio blog, quanto è importante nella tua vita il sogno?
Il sogno è importantissimo, come la fiducia per raggiungerlo. Come ho letto in un social:”sognate ma non dormite”....fate di tutto per raggiungerlo, non aspettate che “avvenga”.. Perchè anche se non riuscirete nell’intento avrete comunque la soddisfazione di averci provato.


Ringraziandoti per la tua interessante intervista, ricordo ai       nostri lettori il tuo sito



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