lunedì 27 febbraio 2017

A OLTRE SCRITTURA L’ARTISTA GIUSEPPE RACITI INTERVISTA CURA DI MONICA PASERO



No, non disturbatevi
restate sulla sedia signori mi presento,
 sono la Commedia;
non son fatto di ossa ma di atti
che vi lascino rimborsati o soddisfatti,
il mio cuore è chiamato trama,
gente che si odia e che si ama;
il mio sangue è tutto ciò che accade,
dal bacio al duello con le spade;
 il mio cibo è il vostro battimani,
 il veleno, gli attori cani.
 Cyrano de Bergerac
 

Fin dagli albori dell’ umanità l’uomo utilizza le espressioni del corpo e  della parola per comunicare, da qui l’arte inizia il suo viaggio nell’ espressione umana  e in tutte le sue innumerevoli sfumature. Districandosi in pensieri e forme differenti approda in questa società colorandola di estro e immaginario.
 L’artista di oggi porta la sua esperienza, il suo entusiasmo e  la sua grande  voglia di esprimersi  tramite l’arte della recitazione che lo vede protagonista in grandi teatri siciliani.
Uomo preparato e sensibile ma soprattutto curioso che fa del suo percorso  un continuo evolversi, studiando, affinando la sua tecnica e  crescendo come uomo e come artista.  Un percorso il suo di formazione e sacrificio che con  tenacia e   caparbietà  lo ha  portato a far emergere il suo talento  da  teatro  a teatro, lasciando un segno  nel cuore del pubblico.  Negli anni  ha  consolidato sempre di più il suo sogno divenendo a oggi  un  amato e stimato attore teatrale e non solo.  A Oltre Scrittura ho il piacere di Ospitare l’attore  e  giornalista  Giuseppe Raciti.



Ringraziandoti di essere qui ti chiedo subito, quando è nata la tua passione per la recitazione?

Ringrazio te Monica per la bella opportunità che mi stai dando. La mia passione per la recitazione è nata quando avevo 18 anni, ed è nata per caso.



Fai il tuo esordio in palcoscenico  giovanissimo  partecipando  nel 2003  al musical “Notre Dame De Paris” ( svoltosi a Catania ) di Riccardo Cocciante sotto la regia di Erick Barbà e Antonella Scuderi. Un esordio davvero in grande stile, se si pensa che hai  recitato  in lingua francese e per un giovane alla sua prima esperienza non è davvero poca cosa e qui ti chiedo:  ricordi la prima cosa che hai pensato prima di entrare in scena?

Ricordo molto bene quel giorno. Partecipavo insieme ai miei compagni del liceo (frequentavo il liceo classico europeo “Mario Cutelli”)  al Festival del Teatro Francofono, un festival per le scuole che si svolge ancora oggi  a Catania. Eravamo al teatro “Zo”, un teatro non molto grande con delle sedie in legno davvero scomode e la prima cosa che ho pensato prima di entrare in scena è stata: “Tra poco me la faccio sotto !!!”


 Leggo  che  il teatro  ti ha  aiutato anche ad  affrontare la tua  timidezza  Consiglieresti questo cammino per sopire questo stato d’animo ?

Assolutamente sì. È un’ottima palestra per la vita. All’epoca pensavo che fosse una cosa più grande di me da affrontare, poi ci ho preso gusto ed ho continuato.

Ci sono diversi tipi di comunicazione  tu oltre alla recitazione verbale  utilizzi  il linguaggio del corpo, aprendo la strada alla mimica. Quanto è importante per un buon attore sapersi  esprimere al meglio non solo  con la dizione  ma anche con una  buona mimica durante uno spettacolo?

La mimica per quanto possa sembrare strano per alcune persone, è più difficile della dizione. A volte devi essere capace di estrapolare da chi ti guarda il frutto dell’immaginazione. Charlie Chaplin , Buster Keaton e Rowan Atkinson sono tra i grandi maestri della mimica e solo con il linguaggio del viso e del proprio corpo sono stati capaci di far ridere e commuovere la gente. Questa non è un’impresa da poco.

Hai  debuttato con tanti personaggi ma a quanto leggo, è nella tua teatralità drammatica che hai colpito la critica e il pubblico ancora più positivamente.  Entrare  nei panni del dolore di uomo,  recitare il suo cammino cosa ti ha lasciato dentro da essere così visibile  il  tuo mutamento a chi ha assistito all'opera?


Devo dirti la verità,quando il regista Giuseppe Vinciguerra mi chiamò per interpretare il personaggio di Tinu nella commedia tragica “Ciatu”, io inizialmente avevo un po’ paura, perché la gente mi conosceva come attore comico. Quando ho letto il copione era come se stessi parlando a me stesso, era come se mi stessi guardando allo specchio e la figura che era davanti a me mi diceva: “Non mi riconosci ? Sei tu tanto tempo fa.”. A quel punto ho cominciato a rendermi conto che se veramente volevo interpretare al meglio quel personaggio, dovevo farci “amicizia”, dovevo “parlare” con lui, dovevo conoscerlo a fondo per capire davvero cosa c’è dentro l’animo di un uomo. È  come entrare dentro una stanza vuota ed appenderci dentro dei quadri per arricchirla. A quel punto forse ho capito che quell’uomo ero io, ma forse in un’altra vita.

 Chaplin diceva: “Il requisito fondamentale per un grande  attore  è che si piaccia quando recita”    Tu ti piaci ?

Beh, non sempre. Io sono molto critico verso me stesso, ma non solo in teatro, anche nella vita. Ogni giorno per me è una grande sfida, qualunque cosa faccio mi serve per mettermi costantemente in gioco. Tu potrai dire: “Ma non sei mai contento di te stesso”. No, non è che non sono mai contento di me stesso, il fatto è che se per puro caso dovesse arrivare il giorno in cui non vorrò più mettermi in gioco, io spero mai,vorrà dire che non avrò più voglia di vivere.


 Tra i tanti registi con cui hai collaborato  ricordi una frase di incoraggiamento che ti dissero che porti ancor oggi con te?

Ricordo la frase più bella, quella detta dal mio professore di francese Erick Barbà (nonché mio primissimo regista): “Abbiamo fatto bene. Possiamo fare ancora meglio !”. Una frase più incoraggiante di questa credo che non esista. 

 Oltre a recitare sei  anche  aiuto regista e  autore di sceneggiature  tra  le tante hai messo in scena “Natalent Show” due parole su quest ‘opera?

“Natalent Show” è un lavoro scritto a quattro mani con il regista e autore Fabio Casà ed è la storia di un sogno fatto da un uomo qualunque che si ritrova a parlare con il Padre Eterno. Oggetto della conversazione è l’utilità  dell’Uomo stesso sulla Terra. Si racconta un po’ dei pregi e dei difetti di questo essere umano attraverso temi importanti come le Emozioni,l’Amore, la Violenza, le differenze tra Giovani e Anziani e la Morte. È un testo fondamentalmente in chiave comico-ironica ma che non manca di momenti seri e poetici che in alcuni casi rendono omaggio ai grandi dello spettacolo italiano.    

Un buon spettacolo teatrale  a tuo avviso oltre a far divertire deve lasciare negli spettatori  un messaggio una riflessione ?

Di questi tempi è necessario che gli spettacoli teatrali facciano divertire ma non bisogna trascurare i testi un po’ più seri, più importanti. Io sono dell’idea che in ogni spettacolo che si fa, che sia divertente o serio, c’è sempre una morale anche se si percepisce in maniera sottile.


 So che ti occupi anche di giornalismo  e qui ti chiedo:  secondo te,  quale è  il miglior modo per farsi comprendere   affinché la comunicazione giunga e faccia il suo reale dovere: informare?

Il miglior modo per farsi comprendere a mio avviso è quello di usare un linguaggio semplice, senza giri di parole. È fondamentale esporre alla gente il fatto per come è realmente è non per come “potrebbe” essere.
  
Alcune tue interpretazioni sono state fatte in dialetto siciliano, quanto è importante oggi  mantenere vive la tradizioni anche riportando appunto spettacoli  dialettali … la memoria le radici, secondo te, vanno rivalutate in questa società odierna?

Guarda io sono sempre dell’idea che bisogna guardare in avanti senza dimenticare quello che è stato costruito in passato. Certo, non bisogna ancorarsi al passato. Il dialetto siciliano è una “lingua” e nel mondo della musica ,del cinema,  della fiction televisiva e perché no anche della letteratura credo che oggi si stia un poco riscoprendo, grazie anche a gente come Carmen Consoli,Giuseppe Tornatore, Pif e Andrea Camilleri. Le radici in ognuno di noi sono importanti e a volte nella società di oggi vengono dimenticate. Sarebbe bello insegnare ai ragazzi di oggi  quei vecchi giochi di società che facevamo tutti quando andavamo nelle piazze o al mare. Quello si che era un bel modo di divertirsi e di stare insieme.  

C’è un personaggio che vorresti interpretare se si quale ?

Si ,c’è. È un personaggio realmente esistito. Benny Goodman, il padre della musica swing.

Descriviti in una sola parola ?

Autoironico

E  giungo alla mia ultima domanda, di rito per Oltre Scrittura, e ti chiedo quanto è importante per la tua vita sognare ?

Io dico sempre che noi nella nostra vista siamo come degli acrobati che camminano su una fune che ci divide tra il Sogno e la Realtà. Il Sogno quindi è una delle due metà della mia vita, mi serve per bilanciare ciò che succede nella Realtà.

 Ringraziando Giuseppe Raciti per questa splendida intervista vi ricordo che potete  conoscere i suoi  nuovi spettacoli sul sito della compagnia teatrale "Malaparte" dove oggi collabora.Oppure sulla sua pagina face book




Nessun commento:

Posta un commento